1 view 3 min 0 Comment

Lavoro, via libera al decreto: incentivi legati al “salario giusto”. Sgravi per giovani e Sud, stretta sui rider

- 28/04/2026

Il provvedimento, con una dote che punta al miliardo di euro, coinvolge 4 milioni di lavoratori. Meloni: “Aperti a proposte migliorative”. Arriva l’esonero contributivo al 100% per le assunzioni di under 35 e nelle Zes. Autenticazione tracciabile per arginare il caporalato digitale sulle piattaforme.

Gli incentivi all’occupazione passano per il rispetto dei contratti. È questa la direttrice principale del nuovo Decreto Lavoro, un pacchetto di misure approvato dal Consiglio dei Ministri che stanzia inizialmente 900 milioni di euro, con l’obiettivo dichiarato di toccare quota un miliardo. Il testo vincola l’erogazione dei bonus alle aziende che applicano un “salario giusto”, facendo coincidere quest’ultimo con il trattamento economico definito dai Contratti Collettivi Nazionali (Ccnl) siglati dalle associazioni datoriali e dai sindacati comparativamente più rappresentativi.

Si tratta di una mossa che si configura come la risposta dell’esecutivo alla battaglia sul salario minimo a 9 euro l’ora portata avanti dalle opposizioni. La stretta riguarda anche i settori privi di contrattazione collettiva: in questi casi, specifica il decreto, la retribuzione non potrà essere inferiore a quella prevista dal Ccnl del settore maggiormente connesso all’attività esercitata.

“Il decreto stanzia quasi un miliardo di euro e interessa 4 milioni di lavoratori”, ha sottolineato la premier Giorgia Meloni, ribadendo la volontà di mantenere vivo il confronto. “Il dialogo con le parti sociali deve andare avanti. Siamo aperti a proposte migliorative per rafforzare i diritti dei lavoratori. Considero questo provvedimento un tassello del patto”. Un patto che guarda anche alla tutela dei salari in attesa di rinnovo: se un contratto collettivo scade e non viene rinnovato entro i primi dodici mesi, le retribuzioni verranno adeguate a titolo di anticipazione forfettaria in base all’inflazione, entro un tetto massimo del 50% annuo.

Il cuore del testo, messo a punto dalla ministra del Lavoro Marina Calderone e limato a Palazzo Chigi, punta al rilancio dell’occupazione giovanile e allo sviluppo del Mezzogiorno. Per le assunzioni a tempo indeterminato di under 35 effettuate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026, lo Stato riconoscerà ai datori di lavoro privati l’esonero totale (100%) dal versamento dei contributi previdenziali per 24 mesi, fino a un tetto di 500 euro mensili. Sforzo ulteriore per la Zona Economica Speciale (Zes): qui l’esonero contributivo biennale sale a 650 euro mensili, ma sarà un paracadute riservato esclusivamente alle imprese che occupano fino a 10 dipendenti.

L’ultimo capitolo del decreto interviene sulle nuove frontiere dello sfruttamento, introducendo norme stringenti contro il “caporalato digitale” e a tutela dei rider. L’accesso alle piattaforme web per l’intermediazione del lavoro non potrà più essere anonimo o facilmente scambiabile: dovrà avvenire tramite identità digitale (SPID, CIE, CNS) o attraverso un account con autenticazione a più fattori. Le credenziali diventano strettamente personali e la cessione dell’account a terzi — pratica spesso utilizzata per subappaltare illecitamente i turni di consegna — viene formalmente vietata. Chi cede o usa in modo improprio il proprio profilo andrà incontro a sanzioni pecuniarie.