L’ex assessore con delega al contrasto all’elusione deve all’Erario 493 mila euro? Come ha assunto il suo nuovo ruolo nella partecipata di Taormina con un debito del genere? Il silenzio dei Palazzi e la surreale difesa della ex giunta messinese.


di GIUSEPPE BEVACQUA
Il conformismo imperante ci impone, in questa tiepida mattina di aprile, una ben precisa litania, anche se per fatti diversi da quelli che stiamo trattando. Abbiamo oggi sentito e letto più volte: “Non è mio costume gioire delle disgrazie, soprattutto legali, degli altri“. Frase sacrosanta, per carità. A cui andrebbe aggiunta una doverosa postilla: non è elegante gioire nemmeno delle disgrazie fiscali. Pertanto, apprendere da Messina Oggi che l’ex assessore Roberto Cicala dovrebbe all’Erario la modica cifra di 493 mila euro, con annesso pignoramento dello stipendio, dovrebbe limitarsi a suscitare umana pietas, o magari anche civile sdegno, per la grave iattura abbattutasi sul tapino. E la faccenda si chiuderebbe doverosamente lì, nel perimetro recintato e inviolabile della privacy.
Se non fosse che la privacy, in questo meraviglioso Paese, si scioglie come neve al sole quando il presunto moroso da mezzo milione di euro di professione faceva – udite udite – il “Guardiano Supremo degli evasori“. Anzi il “Santo Inquisitore” dei furbetti del tributo.
Già, perché il nostro Cicala non era l’assessore al Verde Pubblico o alle Sagre di Paese. Nel 2022 si era insediato nella giunta Basile, a Messina, con una delega dal sapore oggi vagamente fantozziano: “Contrasto all’Evasione ed Elusione Tributaria Locale”. Il suo dichiarato obiettivo, annunciato con i consueti squilli di tromba, era scatenare una spietata caccia all’evasore che osava frodare il Comune e l’AMAM, la società dell’acqua cittadina. Per vincere la Madre di tutte le Battaglie, lo “sceriffo”, in seconda, di Messina aveva messo in campo tutto il suo formidabile bagaglio informatico. Peccato che, tra un algoritmo e l’altro, si sia scordato – sempre se la notizia sarà confermata – di pagare le sue, di tasse. Un’amnesia da mezzo milione. Roba che, comprese le spese di notifica, ha spinto l’Agenzia delle Entrate a pignorargli direttamente la busta paga di assessore.
Ma il capolavoro assoluto, la vera ciliegina su questa torta dell’ipocrisia, non è tanto la dimenticanza fiscale. È il tempismo. C’è da chiedersi da quanto tempo si trascinasse questo cratere erariale. E soprattutto (perché errare è umano ma perseverare..): come ha potuto lo stesso Cicala, appena un mese fa, assumere l’incarico di Presidente di una società partecipata del Comune di Taormina? Una società che, con un tempismo comico degno di Ionesco, si chiama nientemeno che “Equità urbana Spa”. Equità!
All’atto dell’assunzione dell’incarico, l’irreprensibile Cicala avrà pur dovuto compilare e firmare una qualche autocertificazione in cui giurava di non avere pendenze con l’Erario. O no? E i due sindaci di riferimento, Cateno De Luca a Taormina e Federico Basile a Messina, erano davvero all’oscuro di questo buco nero nei conti del loro fustigatore di costumi? Loro che da sempre si sbracciano e si stracciano le vesti di fronte al mal costume cittadino di chi evade?
Nel 2023, l’implacabile Cicala – colui che invocava l’accesso diretto dei Comuni ai conti correnti dei cittadini debitori – tuonava solenne: “È necessario che i Comuni dispongano di personale formato e qualificato a svolgere questa attività investigativa”. Invocava la necessità di dipendenti “investigatori” tra le file dei dipendenti comunali! Era anche l’uomo che aveva lanciato il “cassetto del contribuente”, la mirabolante piattaforma informatica per controllare lo stato dei propri versamenti. Insomma, i grandi propositi del controllore si sono schiantati, lo scopriamo oggi, contro una mega-cartella esattoriale recapitata proprio nel suo, di cassetto.
Di fronte a questa epopea tragicomica, il sindaco di Messina Basile è riuscito a trovare le parole “giuste”, dichiarando serafico: “Non conosco la vicenda. Ma a Cicala dovrebbero fare un applauso per il suo lavoro”. Un “APPLAUSO”?! C’è da scommetterci: i messinesi, da stamattina, si stanno già spellando le mani.





