Fuga dagli studi tv ma leone sui social. Il piccolo dettaglio? Basile dice di non aver ancora letto i rilievi dei magistrati contabili, però dà la caccia alla “talpa” che ha diffuso le carte. Il solito trucco per buttare la palla in tribuna.

Se un tempo, con Basile al governo della città, rintracciare un documento “molesto” era un lavoro da perniciosi e perseveranti topi da biblioteca digitale, oggi il fatto che documenti come la nota della Corte dei conti possano diventare velocemente di dominio pubblico infastidisce, anzi sorprende chi magari credeva non saltasse fuori. Sa di comico, se non fosse per il risvolto tragico e preoccupante del contenuto di quella nota. Così Marcello Scurria si accorge che all’ex sindaco di Messina Federico Basile – teorico custode delle casse comunali – sfuggono un po’ di cifre. Non lo dice lui, lo dice nientemeno che la Corte dei Conti, che bussa alla porta per chiedere lumi. Scurria, ingenuo, chiede un’operazione verità e un bel confronto.
Ci si aspetterebbe un sindaco che sventola i bilanci e snocciola i numeri. Invece no. Basile, colto alla sprovvista, si esibisce in una supercazzola difensiva che merita di essere studiata nei manuali di scienza (o fantascienza) della politica.
Prima mossa: il petto in fuori. “Siamo pronti al confronto pubblico! Dove vuole e quando vuole! In diretta sui social!“. Fermi tutti. Ma stiamo parlando dello stesso Federico Basile che fino a ieri, pur di non incrociare mezza domanda non concordata, si è dato alla macchia disertando scientificamente i confronti televisivi? Proprio lui. Prima scappa dalle tv come un vampiro davanti all’aglio, e poi fa il gradasso evocando duelli all’Ok Corral. Sui social, però. Che fa più “ggiovane” e, soprattutto, permette di gestirsi da soli la regia senza giornalisti di mezzo.
Seconda mossa: il grande classico dello scaricabarile. Il sindaco ci tiene a precisare che bisogna capire “quando sono nati i debiti e chi amministrava“. Insomma, piove, governo ladro e colpa di chi c’era prima. Un evergreen che non passa mai di moda, utile a buttare la palla in tribuna.
Ma è con la terza mossa che si raggiunge il sublime: la sindrome dell’Ispettore Clouseau. Basile ammette, con un candore quasi disarmante, di non avere la minima idea di cosa ci sia scritto nella nota della Corte dei Conti. Non ce l’ha (non ce l’ha?! Ma come?). Dice che l’hanno mandata al Collegio dei Revisori. E qui, anziché farsi mandare la documentazione, leggerla e magari rispondere nel merito, cosa fa? Inizia a fare le pulci a Scurria: “Ma tu come ce l’hai? Hai fatto accesso agli atti o hai canali più efficienti?”. Quasi che la nota fosse un documento classificato top secret. Magari Basile lo ha sperato…
Il fatto è che funziona sempre così. Il problema non sono mai i conti che non tornano o i magistrati contabili che chiedono conto dei soldi pubblici. Il problema, lo scandalo intollerabile, è chi fa trapelare la notizia. Che magari si sperava passasse sotto traccia.
Il grande duello finale, fa sapere infine il fuggiasco politico redento, si farà. Ma con calma. Solo quando si sarà fatto mandare le scartoffie e avrà preparato le rassicuranti “controdeduzioni“. “La verità non teme il confronto, ma pretende serietà“, sentenzia. Già, la serietà. Quella di disertare sistematicamente i dibattiti tv per poi sfidare gli avversari su Facebook, prendendosela col postino perché non si sa cosa rispondere sul contenuto della lettera. Ed è solo la fine del primo atto.




