Gattuso in lacrime non rompe la maledizione, la Bosnia festeggia ai rigori

L’apocalisse calcistica bissa le tragedie sportive di Svezia e Macedonia del Nord. A Zenica, la Bosnia ci condanna ai calci di rigore dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. Fatale l’espulsione di Bastoni nel primo tempo. Gattuso in lacrime: “Se mi pungono, non esce una goccia di sangue”.

La maledizione non si spezza. L’Italia del calcio sprofonda ancora una volta nell’inferno e resta fuori dai Mondiali per la terza edizione consecutiva. Nemmeno l’allargamento a 48 squadre per la Coppa del Mondo in America è bastato a salvare gli azzurri, giustiziati nella notte piovosa di Zenica dalla Bosnia, al termine di un dramma culminato nella lotteria dei calci di rigore. Gli errori dal dischetto di Esposito e Cristante, suggellati dal penalty decisivo di Bajraktarevic, scrivono l’ennesima pagina nera della nostra storia calcistica recente, sotto gli occhi del presidente Uefa Ceferin e di Novak Djokovic.
L’illusione e il cartellino rosso

Eppure, al Bilino Polje, la serata era iniziata nel segno del fair play — con gli applausi bosniaci al nostro inno, voluti da Dzeko in ricordo dell’amichevole post-guerra del 1996 — e di una grande illusione azzurra. Al 15′, il pressing di Retegui su un pasticcio del portiere Vasilj innesca Barella, che serve a Kean il pallone del vantaggio. Sembra l’alba di una notte di gloria, ma il fortino bosniaco reagisce con ferocia. L’Italia subisce il contraccolpo e al 41′ si consuma il disastro: Bastoni atterra Memic lanciato a rete. Rosso diretto. Sotto di un uomo, la squadra è costretta a una partita di pura sopravvivenza.
L’assedio e la beffa

Nella ripresa, il copione è a senso unico. Gattuso si copre, la Bosnia alza il baricentro dei suoi “Dragoni”. Nonostante un lampo in contropiede di Kean al 60′, la pressione diventa insostenibile. Il pareggio è nell’aria e arriva puntuale al 79′: Dzeko svetta su Mancini raccogliendo un cross di Dedic, Donnarumma compie un miracolo prodigioso, ma sul tap-in a porta vuota Tabakovic fa esplodere i novemila tifosi di casa. I tempi supplementari sono un esercizio di apnea e nervi tesi, con occasioni da ambo le parti (su tutte un colpo di testa di Esposito a colpo sicuro respinto da Vasilj) e l’ombra ingombrante dell’arbitro francese Turpin, triste dejà-vu della disfatta contro la Macedonia del Nord. Poi, i rigori fatali e le lacrime.
L’amarezza di Gattuso e l’incognita sul futuro
“I ragazzi oggi mi hanno impressionato per il cuore che ci hanno messo. Chiedo scusa che non ce l’ho fatta”, ha dichiarato a caldo un Gennaro Gattuso visibilmente scosso ai microfoni della Rai. “Una mazzata così è difficile da digerire. Se oggi mi pungono con una spilla, non esce una goccia di sangue: fa davvero male”. Il ct difende a spada tratta l’impegno di una squadra costretta a fare i conti con l’inferiorità numerica, glissando sulle polemiche (“oggi è ingiusto, ma non voglio parlare di arbitri”).

Ora, inevitabilmente, si apre il processo. Con la Nazionale fuori dal calcio che conta, il futuro della panchina azzurra è la prima grande incognita. Gattuso non ha annunciato dimissioni immediate, ma i vertici della Figc dovranno prendere decisioni in fretta. Mentre il movimento incassa l’ennesima batosta, iniziano già ad aleggiare i nomi dei possibili traghettatori per la rinascita: su tutti, suggestivi ma complessi, i profili di Roberto Mancini e Massimiliano Allegri. Stasera, però, c’è spazio solo per il silenzio e il buio di una Nazionale che ha smesso di sognare in grande.




