Il corteggiamento dem a Sud chiama Nord spiega il veto sulla Musolino: la città dello Stretto usata come moneta di scambio per le alleanze regionali. Intanto, nelle liste di Basile, va in scena il trasformismo d’autore con la folgorazione dell’ex renziana Sindoni.

I fatti avvenuti oggi rappresentano il momento esatto in cui la fitta nebbia della politica siciliana si dirada, svelando in tutto il suo splendore il pallottoliere del centrosinistra. Per capire perché il tavolo messinese non abbia neanche osato sfiorare il nome di Dafne Musolino come candidata sindaca, non serviva la sfera di cristallo. Bastava fare due più due, che come volevasi dimostrare fa indiscutibilmente quattro. E la prova del nove è arrivata direttamente da Niscemi.
È lì, nel corso della direzione regionale del Pd, che il segretario Anthony Barbagallo ha squarciato il velo di Maya con un candore che sfiora la spensieratezza. Il piano per la Regione? Semplice: primarie come prima opzione e una coalizione “sempre più larga”. Così larga da doverci infilare a tutti i costi Sud chiama Nord e il suo dominus, Cateno De Luca. “Continuo a ritenere Sud chiama Nord un interlocutore“, ammette Barbagallo, improvvisamente folgorato dalla “vera opposizione a Schifani” che il movimento starebbe portando avanti.
Un “ammirevole” capolavoro tattico: da una parte c’è Dafne Musolino: l’esponente politica che più di chiunque altro ha martellato, spulciato e fatto opposizione frontale a Cateno De Luca e al suo sistema, a Messina e a Palermo. Dall’altra, c’è un Partito Democratico regionale che corteggia disperatamente i voti di De Luca per tentare l’assalto a Palazzo d’Orléans. Poteva mai, questo Pd, avallare la candidatura della nemica giurata del loro futuro e auspicato alleato? Ovviamente no.
Ecco spiegati i ritardi, i silenzi imbarazzati e le fratture. Ed ecco perché la candidata Russo oggi si ritrova a dover ammettere che la candidatura della Musolino non è mai stata realmente in discussione al tavolo. Ancora una volta, Messina viene declassata a semplice moneta di scambio. Un obolo da pagare serenamente per tutelare i sacri interessi e le geometrie politiche regionali, che sull’asse Catania-Palermo pesano infinitamente di più del destino della città dello Stretto.
Il caso Sindoni: folgorazioni e metamorfosi all’ombra di Basile
E a proposito di coerenze granitiche, un’occhiata alle liste regala sempre grandi soddisfazioni. Spicca nel calderone di “Messina Protagonista” (lista organica a Sud chiama Nord a sostegno di Federico Basile) la candidatura di Donatella Sindoni.
Un posizionamento che fa quantomeno sorridere chi ha memoria storica locale. Parliamo infatti di un profilo politico storicamente radicato in ben altri lidi, nota per la sua vicinanza a Italia Viva e all’universo di Davide Faraone. Eppure, nel grande e inesauribile teatro del trasformismo siciliano, il salto dalla trincea renziano-faraoniana alla corte deluchiana di Basile avviene senza che nessuno batta ciglio, con l’agilità dei grandi ginnasti. È la magia ineluttabile delle elezioni: le biografie politiche stridono ferocemente, ma la prospettiva delle urne, alla fine, sfuma ogni contorno.




