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Caso dimissioni Basile, Rinascita Messina replica a De Luca: «Sui social solo falsità e insulti, a decidere saranno i tribunali»

- 13/03/2026
Giorgianni sciacca

Sulla tempestività delle dimissioni del sindaco arriva la smentita: «L’esposto citato in diretta non è nostro. Basta denigrazioni per fini elettorali, il confronto e la verità dei fatti si spostano nelle aule di giustizia».

Nota stampa RINASCITA MESSINA – Gaetano Sciacca – Angelo Giorgianni

Nel corso di una recente diretta social, Cateno De Luca ha richiamato una nota dell’Assessorato regionale agli Enti locali relativa ad un esposto presentato da un gruppo di cittadini, sostenendo falsamente che tale risposta amministrativa smentirebbe la tesi giuridica espressa dal magistrato Angelo Giorgianni e dal candidato sindaco Gaetano Sciacca sulla questione della tempestività delle dimissioni del sindaco Federico Basile.

Riteniamo doveroso intervenire esclusivamente per ristabilire con chiarezza la verità dei fatti nell’interesse dei cittadini.

Anzitutto, l’esposto richiamato non è firmato da noi, né risulta in alcun modo riconducibile alla nostra iniziativa. Attribuircene la paternità significa quindi fondare la polemica su un presupposto non corrispondente alla realtà.

Vi è poi un ulteriore elemento evidente.

L’esposto citato, per quanto è dato desumere dalle stesse affermazioni di De Luca, non rispecchia le argomentazioni della tesi giuridica da noi sostenuta.

Ne consegue che la risposta dell’Assessorato agli Enti locali riguarda esclusivamente quell’esposto e non le argomentazioni giuridiche da noi formulate. Presentare quella nota amministrativa come una smentita delle nostre tesi significa dunque sovrapporre piani completamente diversi e offrire ai cittadini una rappresentazione distorta del dibattito giuridico.

Il punto è semplice: una polemica politica può essere anche aspra, ma non può essere costruita su fatti inesistenti o su attribuzioni arbitrarie.

Quando si evita il confronto con le argomentazioni effettivamente espresse e si preferisce costruire una polemica su presupposti falsi, il dibattito pubblico non viene chiarito ma alterato.

In questo modo il confronto democratico abbandona il terreno delle idee e delle norme per scivolare in una operazione di denigrazione dell’avversario politico a fini elettorali, che non contribuisce in alcun modo alla comprensione dei problemi e finisce per degradare il dibattito pubblico.

È inoltre particolarmente grave che insulti personali e giudizi di disvalore vengano pronunciati pubblicamente sulla base di presupposti falsi, perché in tal modo la polemica politica si trasforma in una delegittimazione costruita su fatti non veri.

E, molto spesso, l’insulto diventa il modo più semplice per coprire l’assenza di serie argomentazioni.

Il confronto politico e giuridico richiede infatti una cosa sola: argomenti.

Quando questi mancano, resta soltanto l’aggressione personale.

La nostra tesi giuridica, come ogni questione di diritto, potrà essere valutata autorevolmente soltanto nelle sedi giurisdizionali competenti, da soggetti funzionalmente chiamati e professionalmente preparati a pronunciarsi su questioni giuridiche.

Non è certo una diretta social, né una polemica mediatica, il luogo in cui si decide la fondatezza di una questione giuridica, che riserviamo alla giurisdizione amministrativa.

Per questa ragione non replichiamo alle polemiche attraverso dirette social o contrapposizioni mediatiche. Non apparteniamo alla logica della politica spettacolo, di cui De Luca è maestro, e riteniamo che il confronto pubblico debba mantenere un livello di sobrietà e di rispetto istituzionale.

Il nostro unico intento è ristabilire con chiarezza la verità dei fatti nei confronti dei cittadini, affinché il dibattito pubblico non venga alterato da ricostruzioni fuorvianti.

Per quanto riguarda invece gli insulti personali pronunciati nel corso della diretta dall’onorevole De Luca e da alcuni commentatori del suo video, riteniamo che l’unica risposta seria debba provenire dalle sedi competenti, chiamate a valutarne il contenuto anche sotto il profilo della loro eventuale rilevanza diffamatoria.

Il confronto politico e giuridico è legittimo.

La distorsione dei fatti e la denigrazione personale non lo sono.