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Messina, tra sciarra e cuttigghio: il cortile tossico della “Comare Politica” ed i suoi improbabili “trucchi”

- 11/03/2026
la comare politica

Il trucco delle mille liste per blindare i fedelissimi e mandare gli altri al macello: ricordate cosa accadde a Danilo Lo Giudice? il trucco qui è chiaro: presentare mille candidati per una platea di massimo 20 seggi. Di tutti quelli che si sono candidati ben 880 resteranno a casa!

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di GIUSEPPE BEVACQUA

Benvenuti a Messina, ridente condominio sullo Stretto, dove l’aria salmastra ha improvvisamente ceduto il passo a un miasma ben meno nobile. La città, piombata suo malgrado nell’ennesima ed estenuante campagna elettorale, non respira più brezza marina, ma il clima tossico di una rusticana “sciarra” da cortile. Più che nell’agorà democratica, sembra di stare tra le lenzuola stese ad asciugare, dove volano stracci, insulti e maldicenze rigorosamente inventate di sana pianta.

Da una parte abbiamo quelli che ingenuamente hanno pensato bene di abboccare all’amo e scendere al piano terra, nel cortile, quello del turpiloquio libero, per incrociare le armi con il “Nemico Politico” Numero Uno. Il quale, dall’altra parte, non sta nella pelle. La goduria è palpabile: è riuscito a stendere con cura una formidabile piattaforma comunicazionale fatta interamente di fango, un recinto per la lotta libera in cui trascinare chiunque sia così ingenuo da cascarci con tutte le scarpe.

Ma l’apoteosi del grottesco si è celebrata stamattina, officiata dalla “Comare Politica” numero uno. Un soggetto che, come ogni comare che si rispetti, sa tutto lui, dice tutto lui e, per non farsi mancare nulla, se la suona e se la canta confermandosi da solo le sue stesse improbabili teorie. Si è lasciato andare a “profetiche” anticipazioni che, guarda un po’ le coincidenze della vita, ricalcano pedissequamente le bufale già apparecchiate nei giorni scorsi da alcuni giornali cittadini. Prima lo sussurra, magari in disparte a chi sa che abboccherà o che è costretto ad ingoiare, ammiccando poi lo urla ai quattro venti.

Solo che le sue presunte rivelazioni hanno lo stesso peso specifico di quello che a Messina chiamano, con impareggiabile sintesi, “cuttigghio”. Chiacchiere da pianerottolo, veleno puro per chi se le beve e per chi le riporta. “Questa è questo e rischia di diventare questo. Quella andrà con questi perché quelli non la vogliono”..

Assodato che chiunque va politicamente con chi vuole, visto che lo stabilisce anche la Costituzione, i blateri della Comare rimangono quel che sono: blateri, rigorosamente in solitaria. Perché del confronto diretto, la “comare” ha il terrore. Lo invoca però sempre a gran voce ed in favore di telecamera, ma la storia recente è impietosa: non appena l’avversario di turno commette l’errore di dire “va bene, vediamoci”, ecco che la Comare e i suoi famigli scoprono improvvisamente di avere agende fittissime e “impegni improrogabili”. Solo una volta, se non erro, la “comare politica” lo ha dovuto sostenere davvero il confronto e non le è andata benissimo: mi pare accadde in un cortile di quel di Monza…

Resta sempre da chiedersi per quale ragione la Comare si interessi così tanto alle vicende personali e politiche degli altri soggetti politici, perché si affanni ogni mattina a tentare di screditarli, scadendo nel turpiloquio, nella menzogna, nella dietrologia d’accatto. Se la Comare pensa di essere così forte come ha voluto far credere con quello spettacolino messo su al PalaCultura, non si comprende perché si occupi di soggetti che lui stesso definisce “miseri comprimari, scartine, traditori”. Insomma, volendo fare un paragone per semplificare il discorso,è come se domani Trump si mettesse a parlare di De Luca!

Ma fuor di metafora, andiamo al punto: De Luca sa perfettamente di avere messo su uno spettacolo di magia che si basa su un trucco e come in tutti questi spettacoli il trucco è così evidente che il mago per illudere il pubblico lo deve nascondere bene in vista!
E il trucco qui è chiaro: presentare mille candidati per una platea di massimo 20 seggi (sempre se dovesse vincere Basile e scattare il premio di maggioranza) significa che di tutti quelli che si sono candidati ben 880 resteranno a casa!

E allora perché candidarne così tanti? A che serve questo diluvio di candidati, questo dispendio di energie e di soldi (quanti ne servono per una campagna elettorale che usa spazi pubblici per presentazioni show, per la comunicazione sulle piattaforme e per stampare migliaia di volantini) se poi il massimo risultato conseguibile non può andare oltre i 20 consiglieri?

Ecco che il trucco è ben in vista e proprio per questa ragione nessuno se ne accorge: candidare 1000 persone serve solo a tentare di sottrarre voti agli altri schieramenti e garantire l’elezione di quei soggetti che De Luca ha già scelto come prossimi consiglieri. E come avverrà questa cosa? Semplice, attraverso la formazione delle liste che verranno calibrate in modo chirurgico per veicolare i voti su quelle 4 o 5 dove ci sono “i prescelti” e mandando al macello tutti gli altri.

Del resto che De Luca sappia fare un uso chirurgico delle liste lo può dire bene Danilo Lo Giudice che da delfino politico si trasformò in tonno da mattanza quando nel 2022 il di lui capo, per punirlo a causa di un eccesso di personalità, lo candidò in una lista che non raggiunse la soglia di sbarramento, condannandolo a 5 anni di purgatorio che lo giudice sta espiando con una condotta improntata alla fedeltà e acritica adesione alle tesi di De Luca, compresi gli sfoghi in diretta e le frecciatine che più di una volta hanno costretto Lo Giudice a chiedere a De Luca di smentire pubblicamente che fosse lui il bersaglio delle invettive.

Perciò tornando alla questione centrale, la Comare seduta sulla sua sedia nel cortile sparge fiele e cerca di infangare i suoi avversari per una semplice ragione, per distrarre il suo popolo nella speranza che nessuno si accorga che ha messo in piedi un baraccone politico al solo scopo di fare eleggere i suoi prescelti grazie ai voti degli ingenui sostenitori che si sono immolati nel progetto. Ma anche di questo, della capacità di carpire la buona fede dei sostenitori ed usarli per raggiungere i suoi scopi, ci sarebbe tanto da scrivere… ma questa è un’altra storia.

Ad ogni buon conto quindi, la regola d’oro per interpretare il verbo della Comare è dunque semplice: prendete ciò che dice e capovolgetelo. È vero l’esatto contrario. Ribadendo: viene da chiedersi perché lo faccia, perché avvelenare i pozzi con tanta ostinazione. La risposta è la più banale delle miserie umane: lo scontro alza le sue quotazioni. Solo fomentando la rissa può illudersi di essere il padrone del cortile, godendosi lo spettacolo dei vicini che si scannano. Della pace, del decoro e del benessere dell’intero condominio, alla Comare, non è mai importato un fico secco.

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