Quando ancora MANCA IL DECRETO REGIONALE, il “caso” delle dimissioni fuori termine scuote la campagna elettorale: l’allarme del giudice Giorgianni sul rischio concreto di ricorsi a votazioni concluse. “La responsabilità cade tutta su Cateno De Luca”

La campagna elettorale per la carica di sindaco di Messina si apre ufficialmente, ma a tenere banco non sono solo i programmi politici. All’Istituto dei Padri Rogazionisti di Cristo Re, in una sala gremita, è arrivata nel pomeriggio l’ufficialità: Gaetano Sciacca è il candidato sindaco per Rinascita Messina, sostenuto anche dai Movimenti Autonomisti Siciliani. Tuttavia, a rubare la scena in questa fase post-dimissioni di Federico Basile è stato l’intervento del giudice Angelo Giorgianni, che ha sollevato un pesante interrogativo sulla regolarità delle tempistiche elettorali.
Il nodo delle dimissioni: una questione di giorni
Mentre di attende il decreto regionale che ufficializzi l’inserimento a tutti gli effetti della città di Messina nella prossima competizione elettorale, durante l’evento, Giorgianni ha espresso il timore che si stia profilando un vizio di forma capace di mettere a rischio la tenuta della tornata elettorale, sottolineando che la sua “è una preoccupazione mossa dal rispetto verso i cittadini e gli elettori“. Secondo l’analisi del magistrato, basata sulla lettura dell’articolo 53 del Testo Unico degli Enti Locali e dell’articolo 2 della legge 182 dell’91 le dimissioni non hanno un effetto immediato, ma diventano efficaci solo al ventesimo giorno dalla loro presentazione.
Le dimissioni in questione sono state presentate il 7 febbraio e, in base alla norma, avrebbero acquisito efficacia il 27 febbraio. Questo configura un ritardo di tre giorni, (nel caso di Messina, il comune va al voto per una causa diversa dalla scadenza naturale, quindi l’evento che determina la necessità di andare al voto si deve verificare entro il 24 febbraio) che se per la politica può apparire irrilevante, ha invece un peso giuridico importante per la giustizia. Il giudice si è quindi domandato perché le dimissioni non siano state rassegnate il 4 febbraio, data che avrebbe evitato ogni complicazione con le scadenze. Seguendo questa interpretazione normativa, la candidatura risulta “fuori termine”. Risulta dall’analisi della normativa e, soprattutto, da quel che recita l’articolo 3 della Costituzione, oltre all’esistenza di specifici precedenti in Sicilia e precisi pronunciamenti del CGA.
Le implicazioni legali e la responsabilità politica
L’ex magistrato si è interrogato apertamente se questo slittamento sia il frutto di un mero errore di valutazione politica riconducibile a Cateno De Luca, o se “nasconda un retropensiero“. La questione, avverte Giorgianni, espone il processo elettorale all’incognita dei ricorsi: essendo il diritto di voto costituzionalmente garantito, qualsiasi cittadino potrebbe sollevare il problema di legittimità.
Se un tribunale amministrativo dovesse accogliere un eventuale ricorso, si aprirebbe un ulteriore periodo di sospensione, scenario per il quale la responsabilità politica ricadrebbe interamente su De Luca. Per Giorgianni, l’unica via d’uscita per sanare l’attuale situazione senza inciampi sarebbe l’emanazione di un decreto legge valido su tutto il territorio nazionale che renda retroattiva l’efficacia delle dimissioni al momento della loro presentazione.
Tutto è ancora da decidere alla Regione Siciliana che NON ha ancora emesso il decreto regionale che inserisce Messina nella tornata elettorale e che NON ha ancora indetto l’inizio dei comizi elettorali. Pertanto la vicenda legale ed amministrativa resta in piedi tutta e da chiarire proprio a livello regionale. Il presidente Renato Schifani che ha ad interim la delega specifica approverà il decreto nonostante i difetti di calcolo e di validità delle dimissioni di Federico Basile che, come affermano Giorgianni e Sciacca, sono fuori termine? Si rammenta che, come scritto nella delibera regionale numero 88 del 4 marzo di quest’anno (che alleghiamo), “al momento dell’emanazione del Decreto Assessoriale di indizione dei comizi si terrà conto di eventuali ulteriori situazioni giuridiche che nel frattempo dovessero maturare come ad esempio il caso delle dimissioni del sindaco, ed altre fattispecie previste dalla normativa elettorale“.




