239 views 4 min 0 Comment

Il deserto che avanza e i milioni di carta: l’agonia delle aree interne messinesi secondo il report CGIL

- 20/11/2025
Foto-Pietro-Patti-Stefania-Radici

Il rapporto della Cgil fotografa un territorio in via di estinzione: persi 12mila abitanti in dieci anni e indice di vecchiaia record. Ora la pioggia di fondi Pnrr ed europei, oltre 400 milioni, rischia di finire nel nulla senza una regia unica: «Basta interventi tampone, serve lavoro vero per fermare la fuga».

triolo banner
triolo banner

Non è la natura a svuotare i paesi, non è un destino “cinico e baro”, come si amava dire nella Prima Repubblica per giustificare l’immobilismo. È la politica che si è voltata dall’altra parte. A Messina, il quadro tracciato dalla Cgil non è solo un rapporto sindacale: è un bollettino di guerra senza morti apparenti, ma con interi territori che esalano l’ultimo respiro.

I numeri della fuga

Mezza provincia è, di fatto, un’area interna. Il 52% del territorio messinese, che comprende 56 Comuni su 108, sta scivolando nel silenzio. Sono luoghi di isolamento e fragilità, dove in dieci anni si sono persi per strada oltre 12 mila abitanti. Si è passati da quasi 146mila anime a poco più di 133mila. Chi resta? I vecchi. L’indice di vecchiaia è impietoso, una sentenza demografica: 280 ultra 65enni per ogni 100 ragazzi sotto i 15 anni. Un paese per vecchi dove mancano i servizi minimi: chiudono le scuole, serrano le banche e le poste, spariscono i medici. È il cane che si morde la coda: meno gente c’è, meno servizi si offrono; meno servizi ci sono, più la gente scappa.

L’accusa del Sindacato

Pietro Patti, segretario generale della Cgil Messina, non usa mezzi termini: lo Stato ha abdicato. «Negli anni queste aree sono state abbandonate al loro destino», dice. Ed è vero. Si è lasciato che la desertificazione sociale mangiasse le valli joniche, i Nebrodi, l’Alcantara. Stefania Radici, che ha curato lo studio, punta il dito contro la disattenzione cronica verso il patrimonio e le attività produttive. Oggi ci si accorge che il turismo è “mordi e fuggi”, giornaliero, incapace di portare ricchezza vera, mentre l’agricoltura — che pure vanterebbe marchi Dop e Igp, dalla provola dei Nebrodi al salame di Sant’Angelo — vede i campi restringersi e l’abbandono farsi norma, con buona pace della tutela idrogeologica.

La pioggia di miliardi (teorica)

Il paradosso è che i soldi ci sarebbero. O meglio, ci sono sulla carta. Tra PNRR e fondi europei, siamo di fronte a una cifra monstre. Solo dal PNRR dovrebbero arrivare 314 milioni di euro localizzati sui comuni delle aree interne:

  • Oltre 166 milioni per i Nebrodi.
  • Circa 87 milioni per le Isole Minori.
  • 40 milioni per Santa Teresa e le Valli Joniche.
  • Quasi 19 milioni per l’area Etna-Nebrodi-Alcantara.

A questi si aggiungono i 110 milioni del Fondo europeo di sviluppo regionale. Ma il rischio, concreto e palpabile, è quello denunciato dal sindacato: «Non bisogna spendere per spendere». Il pericolo è che questi fiumi di denaro finiscano in rivoli clientelari, in opere inutili, o che si perdano nelle nebbie di una burocrazia incapace di “messa a terra”. Servono asili, case di comunità, reti digitali, non cattedrali nel deserto.

Il miraggio della ripresa e le buone pratiche

C’è un tessuto economico fragile, retto da microimprese e da un’edilizia drogata dai bonus ormai al tramonto. L’industria manifatturiera è una rarità concentrata in poche oasi (Mirto, Torrenova, San Marco d’Alunzio). Eppure, qualche luce si accende, quasi per ostinazione. Sono le “buone pratiche” citate nel rapporto: l’agricoltura sociale che recupera terre incolte, le comunità energetiche, l’inclusione dei migranti — unica vera risorsa demografica in un comune come Floresta (7,4% di stranieri) — che lavorano dove gli italiani non vogliono più stare. Il prossimo appuntamento è venerdì 21 novembre a Mirto, palazzo Cupane. Si parlerà di agricoltura e forestazione. L’ennesimo convegno? Forse. O forse l’ultima chiamata per capire se questi milioni serviranno a far rinascere la provincia o se finanzieranno solo il suo funerale di lusso.

cgil
cgil
Il deserto che avanza e i milioni di carta: l'agonia delle aree interne messinesi secondo il report CGIL

Segui Voce di Popolo su Google

Aggiungici alle tue Fonti preferite per trovare più facilmente le nostre notizie su Google.

Giuseppe Bevacqua
- Published posts: 20

Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.