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Gli occhi di Cateno De Luca. La felicità di chi ha finalmente raggiunto l’uva

- 28/10/2026
Gli occhi di Cateno De Luca. La felicità di chi ha finalmente raggiunto l'uva
Gli occhi di Cateno De Luca. La felicità di chi ha finalmente raggiunto l'uva
Gli occhi di Cateno De Luca. La felicità di chi ha finalmente raggiunto l'uva

E’ il caso, adesso, di guardare gli occhi di Cateno De Luca, ma senza ascoltare quel che dice. Negli occhi di Cateno De Luca, da qualche giorno, c’è qualcosa che non avevamo mai visto. Una luce nuova, quasi infantile. Quella di un bambino che la mattina di Natale scarta il regalo desiderato per anni, chiesto mille volte e altrettante volte negato. E che adesso, finalmente, può stringerlo tra le mani. Quasi incredulo che sia davvero suo.

Sono gli occhi delle fotografie accanto a un ministro, mentre parla circondato dai microfoni delle grandi testate nazionali. Ha gli occhi pieni di una gioia difficile da nascondere. Una felicità genuina, quasi disarmante, a tratti commovente, che sembra sottrarsi persino al controllo di un uomo abituato a governare ogni gesto, ogni parola, ogni apparizione pubblica.

Persino il volto è cambiato. I lineamenti che siamo abituati a vedere contratti, induriti dalla polemica, segnati da quell’espressione perennemente incazzata, ruvida e accigliata, si sono distesi. La mascella non è più serrata. Lo sguardo non cerca continuamente un avversario da sfidare. Il sorriso arriva con una naturalezza che, in De Luca, sembrava appartenere a un repertorio sconosciuto.

Quasi non lo riconosciamo.

Gli occhi di Cateno De Luca. La felicità di chi ha finalmente raggiunto l'uva

È il suo momento, e lui lo sa, lo sente e si vede che Cateno lo avverte e se lo sta godendo. Almeno, lui ne è convinto. E probabilmente, per la prima volta, ha la sensazione di trovarsi esattamente dove ha sempre desiderato essere. Nel salotto buono della politica nazionale, tra ministri, telecamere e giornalisti che fino a ieri avrebbe dovuto inseguire e che oggi sembrano cercarlo. In quello stesso salotto che se prima era una parola scandalosa ed emblema del malaffare, delle “sedute spiritiche”, adesso è il luogo dove lui vuol stare. E nel quale si sente a suo agio, seppur con un malcelato filo di imbarazzo, e si vede chiaramente. Ne è entusiasta.

Un po’ meno entusiasti appaiono, però, alcuni di quelli che lo hanno accompagnato fin qui. I suoi elettori storici, quelli che avevano imparato ad amarlo proprio perché estraneo a quel mondo, perché sfrontato, irriverente, ostinatamente contrario ai rituali della politica romana. Quelli che applaudivano l’uomo che prendeva a calci le porte del potere, non quello che oggi sembra felice di esservi ricevuto. ROMA! Se prima la prendeva a pernacchie, Cateno adesso la vive, la gode, non la sogna più.

Anche se tra i suoi c’è chi storce il muso, chi gira lo sguardo, chi arriccia le labbra in una smorfia di perplessità. E chi osserva sbigottito questa metamorfosi, chiedendosi dove sia finito il Cateno che conosceva. E c’è anche chi non gliele manda a dire. E sono davvero tanti.

Gli occhi di Cateno De Luca. La felicità di chi ha finalmente raggiunto l'uva

Lui, Cateno accecato dai riflettori di Bruno Vespa, Cateno con le cuffie in testa di Radio Atreju, Cateno che si accompagna al ministro Lollobrigida, evidentemente fin troppo alto accanto a lui, fatto del quale, lui per una volta, sembra non accorgersene. È troppo occupato a godersi il momento. Le luci della ribalta nazionale sono così intense da lasciare in ombra tutto quello che sta accadendo alle sue spalle. Compresi quei sostenitori che per anni hanno rappresentato la sua forza, la sua identità politica, il suo principale argomento contro i palazzi del potere. Cateno è tutto concentrato su sè stesso. Come sempre, d’altronde. E’ come un razzo che raggiunta la stratosfera crede di potersi librare da solo verso lo spazio e oltre, e così si libera di tutti gli stadi che gli hanno dato la necessaria spinta per staccarsi dal suolo.

Forse è proprio questa la trasformazione più interessante. De Luca non sembra aver cambiato soltanto strategia politica. È cambiato il suo modo di stare davanti al potere. Non lo affronta più con il volto di chi deve abbatterlo. Lo guarda con l’espressione appagata di chi ha finalmente ottenuto il permesso di entrare. Così distratto dalle fantasmagorie dei palazzi e dei salotti tanto avversati e oggi languidamente calcati, da dimenticare Messina, Taormina, almeno fino a quando non si tratta di mostrare la sua “sceriffaggine” sopraffina esercitata in queste città di “evasori incancreniti” che però hanno il merito (o il demerito) di avercelo portato a spalle Cateno fino a Roma.

Gli occhi di Cateno De Luca. La felicità di chi ha finalmente raggiunto l'uva

Guardando Cateno al TG1 e su Canale Cinque, gongolare con un La Russa che da un lato gli ricorda la “sintesi” filosofica di Fratelli d’Italia, quasi preventivamente ammonendolo che qui si decide tutti insieme e senza fughe in avanti, mentre dall’altro quasi lo dichiara catturato declamando un “Cateno sei dei nostri”, la memoria va veloce ad Esopo, alla volpe e all’uva. Che chiamarla quest’ultima, “Banda Bassotti” ormai è parte di tempi così lontani che sembrano memoria affetta da un rapido degrado, fino all’odierna amnesia politica. Per anni De Luca ci ha raccontato, con una convinzione persino contagiosa, quanto fosse acerba l’uva dei palazzi romani, quanto fossero indigesti i compromessi della politica nazionale, quanto fosse preferibile restarne fuori, lontano dai salotti e dalle liturgie del potere. Adesso, guardando quella felicità così evidente nei suoi occhi, viene il sospetto che quell’uva non sia mai stata davvero acerba. Era soltanto troppo in alto.

GiuBe

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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.