Il bavaglio in diretta al giovane alleato Carabellò e l’imbarazzante mutismo del giorno dopo. Ricordiamo, come vale per De Luca nel caso di Basile, che La Vardera non è il candidato sindaco, lo è la Russo. Eppure, forte della sua notorietà televisiva, si comporta come se in corsa ci fosse lui.


di GIUSEPPE BEVACQUA
C’era una volta la sinistra che ripartiva dai giovani. Poi, a quanto pare, i giovani hanno provato a parlare in diretta Facebook e la “sinistra” ha deciso che forse era meglio staccare il microfono. Il siparietto andato in onda a Messina, palcoscenico della campagna elettorale più sgraziata degli ultimi decenni, ha come protagonista Ismaele La Vardera, l’ex Iena che a forza di inseguire i prepotenti in tv ha finito per assumerne le movenze sui social (oltre che somigliare anche a qualcuno).
La vittima sacrificale è Chicco Carabellò, giovane candidato della coalizione di centrosinistra, reo di aver provato a prendersi un pezzetto di scena nel dibattito. Apriti cielo. Infastidito dalla lesa maestà, La Vardera lo ha brutalmente zittito in diretta, con modi che somigliano più a un drastico “fai silenzio, che c’entri tu?” che a un normale confronto politico. Un nervosismo palpabile, quello del tribuno dell’Antimafia pop, che tradisce un fastidio di fondo: il terrore che qualcuno gli rubi l’inquadratura.


Ma il particolare più avvilente dell’intera sceneggiata non è tanto l’impeto censorio in diretta, quanto l’imbarazzante omertà del giorno dopo. Perché la cosa che dispiace e indigna di più è che, a bocce ferme, né La Vardera né la candidata sindaca Russo abbiano sentito il dovere di pronunciare una sola parola sulla vicenda. Non un “mi dispiace“, non un banalissimo “è stato un errore” rivolto al povero Carabellò. Niente di niente. Muti. Un silenzio di piombo che vale più di mille comizi e che, da entrambi i lati degli schieramenti, certifica la considerazione reale per i giovani: buoni come comparse sorridenti per le foto di gruppo, ma da silenziare a bacchettate se disturbano il manovratore.
A stretto giro di comunicato è arrivata, puntuale come le cartelle esattoriali, la solidarietà di Pippo Lombardo, deputato di Sud chiama Nord. Una mossa che fa parte del cinico gioco delle parti: i deluchiani si stracciano le vesti per il povero giovane vessato, provando a strumentalizzare la figuraccia degli avversari. Una dialettica elettorale legittima, per carità, ma che non sminuisce, anzi la cavalca, l’arroganza del gesto originario.
La scaramuccia, però, nasconde un problema ben più grottesco che ormai affligge trasversalmente la politica cittadina: la sindrome del ventriloquo. Fino a ieri assistevamo allo show di Cateno De Luca, che piazzava Federico Basile sulla poltrona di sindaco usandolo come ologramma istituzionale per continuare a fare il bello e il cattivo tempo. Oggi, a sinistra, va in onda il remake. La Vardera non è il candidato sindaco, lo è la Russo. Eppure, forte della sua notorietà televisiva, si comporta come se in corsa ci fosse lui, oscurando la vera candidata (che in teoria sarebbe quella che deve convincere i messinesi) e schiacciando chiunque altro – come l’ingenuo Carabellò – provi ad articolare un pensiero autonomo. Un soccorso elettorale che si è rapidamente trasformato in un’occupazione militare del palco.
In questo teatrino di “prime donne isteriche“, a uscirne bene è paradossalmente solo il malcapitato Carabellò. Il ragazzo incassa la solidarietà pelosa e interessata dei nemici politici, abilissimi nel tentare di tirarlo per la giacchetta e magari a provare ad imbarcarlo sul loro carro. Ma forte di un’integrità e di una dignità che in questa campagna elettorale sono merce rarissima, si è eretto a mirabile muro di orgoglio contro cui rischiano di schiantarsi gli sciacallaggi di rito. Per gli elettori, intanto, lo spettacolo continua. Ed è uno spettacolo desolante.




