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Disagio sociale, Cgil Messina: “Una città su tre fronti, bassi redditi, precarietà e giovani senza lavoro. Servono scelte concrete per contrastare le disuguaglianze”

- 27/10/2026
Disagio sociale, Cgil Messina: “Una città su tre fronti, bassi redditi, precarietà e giovani senza lavoro. Servono scelte concrete per contrastare le disuguaglianze”
Disagio sociale, Cgil Messina: “Una città su tre fronti, bassi redditi, precarietà e giovani senza lavoro. Servono scelte concrete per contrastare le disuguaglianze”
Disagio sociale, Cgil Messina: “Una città su tre fronti, bassi redditi, precarietà e giovani senza lavoro. Servono scelte concrete per contrastare le disuguaglianze”

27 ottobre 2026 – A Messina quasi una persona su tre vive in una famiglia a basso reddito, il 28% dei giovani non studia e non lavora, nella III Circoscrizione il disagio economico raggiunge livelli ancora più preoccupanti, la Cgil Messina si sofferma sui dati Istat per aprire un fronte di riflessione, e di discussione, sulla condizione sociale della città dove marginalità e il tema delle periferie sono la vera priorità.
“Non possiamo rassegnarci a una città in cui il lavoro non garantisce sicurezza e migliaia di giovani rischiano l’esclusione sociale”, dice il segretario generale della Cgil Messina Pietro Patti.
Una città attraversata da profonde fragilità economiche e sociali, dove il basso reddito, la precarietà lavorativa e la difficoltà dei giovani a entrare nel mondo del lavoro rappresentano questioni strutturali. È questo infatti il quadro che emerge dall’aggiornamento dei dati dell’Indice di disagio socioeconomico (IDISE) 2023, pubblicato il 21 ottobre 2026, che analizza le condizioni della popolazione e consente di individuare le disuguaglianze anche all’interno delle singole città.
Secondo i dati, a Messina il 32,69% delle persone vive in famiglie a basso reddito equivalente, il 17,93% in nuclei nei quali nessun componente risulta occupato o percepisce una pensione da lavoro e il 25,09% della popolazione fino a 64 anni vive in famiglie caratterizzate da una bassa intensità lavorativa. Particolarmente significativo è anche il dato sulla precarietà: il 19,35% degli occupati tra 25 e 64 anni ha avuto un’occupazione non stabile nel corso dell’anno.
“Sono numeri che restituiscono una fotografia preoccupante della nostra città e che confermano quanto denunciamo da tempo – fa presente il segretario della Cgil –. Il problema non è soltanto la mancanza di lavoro, ma anche la qualità dell’occupazione, i bassi salari, la discontinuità lavorativa e la difficoltà di garantire condizioni di vita dignitose. Una parte importante della popolazione vive una condizione di fragilità economica che rischia di diventare permanente”.
Sul raffronto con le altre due grandi città siciliane il segretario della Cgil sottolinea: “Il fatto che alcuni indicatori siano meno negativi rispetto a Palermo e Catania non può rappresentare un elemento di consolazione. Stiamo confrontando tre città nelle quali emergono condizioni diffuse di vulnerabilità economica e sociale. La questione centrale è che anche a Messina troppe persone continuano a vivere con redditi insufficienti e senza prospettive di stabilità”. E tuttavia, Messina presenta un’incidenza di occupazione non stabile del 19,35%, superiore a quella di Palermo (18,85%).
La Cgil torna a lanciare l’allarme giovani: il 28% non studia e non lavora. Il sindacato ribadisce come uno degli elementi più allarmanti riguarda le nuove generazioni: a Messina il 27,97% dei giovani tra 15 e 29 anni, secondo l’indicatore utilizzato nello studio, non risulta occupato né inserito in un percorso di istruzione.
“Dietro queste percentuali ci sono ragazze e ragazzi che rischiano di perdere fiducia nel proprio futuro e nelle possibilità offerte dal territorio. Senza investimenti nell’istruzione, nella formazione e nella creazione di occupazione stabile e qualificata continueremo ad alimentare esclusione sociale ed emigrazione giovanile”, osserva il segretario generale della Cgil Messina.
L’analisi territoriale evidenzia inoltre differenze significative tra le sei circoscrizioni cittadine. Nella III Circoscrizione il disagio è più elevato, dove il 40,19% della popolazione vive in famiglie a basso reddito equivalente, rispetto alla media comunale del 32,69%. Nella stessa circoscrizione il 22,15% delle persone vive in famiglie senza occupati né percettori di pensione da lavoro, mentre il 30,35% della popolazione fino a 64 anni appartiene a nuclei a bassa intensità lavorativa. Particolarmente grave anche la condizione giovanile: il 32,69% dei giovani tra 15 e 29 anni non studia e non lavora.
“Questi dati – evidenzia Pietro Patti – dimostrano che le disuguaglianze attraversano anche il territorio urbano. Non tutti i quartieri hanno le stesse opportunità e non tutte le famiglie partono dalle medesime condizioni. È necessario intervenire con politiche differenziate, rafforzando i servizi pubblici, l’istruzione, le politiche sociali e le opportunità occupazionali nelle aree maggiormente esposte al disagio”.
Per la Cgil Messina, la combinazione tra bassi redditi, precarietà occupazionale, insufficiente partecipazione al lavoro e difficoltà di accesso all’istruzione costituisce un fattore di rischio per la riproduzione delle disuguaglianze sociali. Il rischio concreto è che la condizione economica della famiglia di origine continui a determinare le opportunità delle nuove generazioni. Una città nella quale nascere in un quartiere piuttosto che in un altro può incidere sulle possibilità di formazione, lavoro e realizzazione personale è una città che deve interrogarsi profondamente sul proprio modello di sviluppo, è l’allarme che lancia la Cgil Messina.
Un piano straordinario per il lavoro e la coesione sociale, è la richiesta che il sindacato rilancia aprendo da subito una discussione concreta sulle priorità economiche e sociali del territorio, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni e delle parti sociali.
“Da troppo tempo Messina discute delle proprie potenzialità senza riuscire a trasformarle in opportunità diffuse per la popolazione. I dati sul disagio sociale – dichiara il segretario generale della Cgil Messina, Patti – ci ricordano che lo sviluppo non può essere misurato soltanto attraverso le grandi opere o gli investimenti annunciati, ma deve tradursi in lavoro, redditi dignitosi, servizi e diritti. Non è più il tempo delle analisi senza conseguenze, ma delle scelte e delle responsabilità. Chiediamo alle istituzioni locali e regionali di mettere al centro dell’agenda politica il contrasto alle disuguaglianze, la qualità del lavoro e il futuro delle giovani generazioni. Perché una città nella quale una persona su tre vive in una famiglia a basso reddito non può considerare la questione sociale un problema secondario. Deve farne la priorità delle proprie politiche di sviluppo”.

Disagio sociale, Cgil Messina: “Una città su tre fronti, bassi redditi, precarietà e giovani senza lavoro. Servono scelte concrete per contrastare le disuguaglianze”

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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.