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Sicilia, disastro ambientale nelle città: sette capoluoghi tra gli ultimi venti d’Italia. Messina 89esima, perde quattro posizioni

- 27/10/2026
Sicilia, disastro ambientale nelle città: sette capoluoghi tra gli ultimi venti d’Italia. Messina 89esima, perde quattro posizioni

Il rapporto Ecosistema Urbano 2026 di Legambiente fotografa un’isola in ritardo su acqua, rifiuti e sostenibilità. Palermo terzultima, Catania quartultima. A Messina funziona il trasporto pubblico, ma si disperde quasi metà dell’acqua immessa nelle reti e il verde urbano è tra i più scarsi del Paese.

Sicilia, disastro ambientale nelle città: sette capoluoghi tra gli ultimi venti d’Italia. Messina 89esima, perde quattro posizioni
Sicilia, disastro ambientale nelle città: sette capoluoghi tra gli ultimi venti d’Italia. Messina 89esima, perde quattro posizioni

La Sicilia occupa stabilmente la parte più bassa della classifica nazionale sulla sostenibilità ambientale delle città. Sette capoluoghi su nove figurano tra gli ultimi venti d’Italia, mentre gli altri due, Enna e Ragusa, non riescono comunque a raggiungere le prime cinquanta posizioni. È il risultato del rapporto Ecosistema Urbano 2026, realizzato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che analizza le prestazioni ambientali di 106 capoluoghi italiani. Una graduatoria che misura la qualità dell’aria, la gestione dell’acqua e dei rifiuti, la mobilità, il verde urbano e l’energia. Non è un indice generale della qualità della vita, ma una fotografia delle condizioni ambientali e dei servizi che incidono quotidianamente sulla vivibilità delle città.

I risultati per la Sicilia sono pesanti. Palermo è terzultima in Italia, al 104esimo posto, seguita soltanto da Reggio Calabria e Napoli. Catania occupa la 103esima posizione. Più avanti, ma sempre nella parte finale della graduatoria, si trovano Agrigento al 93esimo posto, Caltanissetta al 92esimo, Trapani al 91esimo, Messina all’89esimo e Siracusa all’87esimo. Enna, 55esima, è la migliore dell’Isola, seguita da Ragusa, 69esima.

A livello nazionale guidano Mantova, Trento e Bolzano. La prima città meridionale è Cosenza, che conquista il nono posto. Il confronto restituisce la misura della distanza tra una parte del Paese che migliora progressivamente le proprie prestazioni ambientali e territori nei quali persistono criticità strutturali.

Messina arretra ancora: trasporti promossi, acqua e verde bocciati

Messina si colloca all’89esimo posto, con un indice di sostenibilità di 45,19 punti, contro una media nazionale di 55,72. La città perde quattro posizioni rispetto al 2025 e ventuno rispetto al 2024, quando figurava al 68esimo posto. Il dato presenta aspetti contrastanti. Il trasporto pubblico locale costituisce uno degli indicatori migliori: con 107 viaggi annui per abitante, Messina registra il risultato più alto tra i capoluoghi siciliani e si colloca sopra la media nazionale di 103. Un risultato che testimonia il peso assunto dalla mobilità collettiva nel sistema dei trasporti cittadini. Anche il tasso di motorizzazione, pari a 68 automobili ogni cento abitanti, risulta inferiore alla media nazionale, mentre sul fronte dell’ozono non vengono registrati superamenti dei limiti considerati dal rapporto. Ma allora ci chiediamo qual erano le criticità segnalate dall’ex assessore alla viabilità Salvatore Mondello quando propose il piano sulle isole pedonali.

Per il resto questi sono risultati positivi ma che non compensano le altre criticità.

La rete idrica di Messina disperde il 48,4% dell’acqua potabile immessa nelle condotte. Quasi un litro su due viene perduto prima di raggiungere gli utenti. Un dato particolarmente significativo per una città nella quale la continuità dell’approvvigionamento idrico rappresenta da anni un problema per numerose famiglie. La dispersione nazionale media è del 34,7%. Messina supera questa soglia di quasi quattordici punti percentuali.

Neppure la raccolta differenziata raggiunge la media italiana. Il dato messinese si attesta al 61,4%, mentre quello nazionale è del 66,15%. Una distanza che colloca la città dietro diversi altri capoluoghi siciliani, tra cui Enna, Ragusa, Trapani e Agrigento.

Ma il risultato più negativo riguarda il verde urbano. Messina dispone di appena cinque metri quadrati di verde accessibile per abitante, uno dei valori più bassi d’Italia, che la colloca al 105esimo posto per questo indicatore. Anche la presenza di alberi nelle aree pubbliche è particolarmente ridotta: sei ogni cento abitanti. Ma come? Dopo il progetto ForestaMe che è stato uno dei più importanti e finanziati d’Europa?

La mobilità ciclabile rimane marginale, nonostante tutto, con una dotazione di appena 1,4 metri equivalenti di infrastrutture ciclabili ogni cento abitanti. Il rapporto restituisce dunque l’immagine di una città che ha migliorato alcuni aspetti del trasporto collettivo, ma continua a scontare ritardi rilevanti nella manutenzione delle infrastrutture idriche e nella disponibilità di spazi verdi.

Palermo e Catania, le grandi città in fondo alla classifica

Ancora più difficile la situazione delle due maggiori città siciliane. Palermo è al 104esimo posto, con un indice di 36,74 punti. Il dato più grave riguarda la raccolta differenziata, ferma al 24,1%, ultima tra i capoluoghi per i quali è disponibile l’indicatore. Le perdite della rete idrica raggiungono il 42,7%, mentre la mobilità sostenibile rimane insufficiente.

Catania è appena una posizione più avanti, al 103esimo posto, con 37,45 punti. La raccolta differenziata non supera il 34%, la rete idrica disperde il 47,2% dell’acqua e il tasso di motorizzazione raggiunge 82 automobili ogni cento abitanti, uno dei più elevati del Paese.

Il trasporto pubblico registra appena 50 viaggi annuali per abitante. Una cifra che, confrontata con i 107 di Messina, evidenzia differenze significative anche tra città della stessa regione.

Acquedotti colabrodo, differenziata e trasporti: le contraddizioni siciliane

La dispersione idrica attraversa quasi tutta la Sicilia. A Siracusa le perdite raggiungono il 65,1%, a Ragusa il 60,8%. Caltanissetta si attesta al 35,5%, mentre Enna registra il 27,1%, risultato migliore della media nazionale.

Proprio Enna è il capoluogo siciliano con la migliore prestazione complessiva. Oltre a una buona qualità dell’aria, raggiunge il 70,2% di raccolta differenziata, il valore più alto dell’Isola.

Ragusa si distingue per il 67,5% di rifiuti differenziati e per la presenza di impianti solari sugli edifici pubblici, ma perde terreno a causa delle dispersioni idriche e dello scarso utilizzo dei mezzi pubblici, appena quattro viaggi per abitante all’anno.

Anche Trapani raggiunge il 66,6% di differenziata e Agrigento il 66%, risultati superiori a quelli di Messina. Restano però problemi legati ai trasporti, alle infrastrutture ciclabili e, in alcuni casi, alla mancanza dei dati richiesti per la valutazione.

Il confronto tra i capoluoghi mostra come le difficoltà siciliane non siano uniformi. Alcune città riescono a ottenere risultati apprezzabili nella gestione dei rifiuti, altre nei trasporti o nelle energie rinnovabili. Nessuna, però, raggiunge una posizione elevata nella valutazione complessiva.

Il divario con il resto del Paese

Il rapporto di Legambiente registra a livello nazionale un lieve miglioramento dell’indice medio di sostenibilità, passato dal 53,84 al 55,72. Cresce anche la raccolta differenziata e diminuisce, seppure lentamente, la dispersione idrica.

La Sicilia continua invece a mostrare criticità che coinvolgono infrastrutture e servizi essenziali, mentre la distanza dalle città più sostenibili resta considerevole.

Le reti idriche rappresentano uno degli esempi più evidenti. La perdita di percentuali così elevate di acqua potabile testimonia la necessità di interventi strutturali sulle condotte, indipendentemente dalla disponibilità della risorsa. Analogamente, la scarsità di alberi e spazi verdi nei centri urbani costituisce un problema che assume crescente importanza con l’aumento delle temperature e la frequenza delle ondate di calore. Per Messina, in particolare, il rapporto pone una questione precisa: il miglioramento del trasporto pubblico è un risultato misurabile, ma non basta a modificare la posizione complessiva della città se gli altri indicatori rimangono così distanti dagli standard nazionali.

Il dato più immediato continua a essere quello dell’acqua: su cento litri immessi nella rete cittadina, oltre quarantotto vengono dispersi. Nella classifica nazionale Messina è scivolata dal 68esimo posto del 2024 all’89esimo del 2026.

Sicilia, disastro ambientale nelle città: sette capoluoghi tra gli ultimi venti d’Italia. Messina 89esima, perde quattro posizioni
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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.