


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani avanza una proposta per l'accesso alla pensione a 63 anni con 35 di contributi
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), per tramite del presidente prof. Romano Pesavento, ritiene necessario avviare una riflessione sulla durata della carriera degli insegnanti e sull'adeguatezza dell'attuale disciplina previdenziale rispetto alle condizioni nelle quali viene esercitata oggi la professione docente. Il progressivo innalzamento dei requisiti pensionistici, insieme alla struttura anagrafica del personale scolastico, pone una questione che riguarda la conclusione del rapporto di lavoro, la programmazione degli organici, il ricambio professionale e la continuità della funzione educativa. Nel 2026 il requisito ordinario per la pensione di vecchiaia è fissato a 67 anni e gli adeguamenti previsti per gli anni successivi comportano un ulteriore incremento della soglia. L'applicazione di tale disciplina alla professione docente richiede una valutazione che consideri la durata effettiva dell'insegnamento e le caratteristiche della prestazione resa nel corso della carriera. La scuola nella quale un docente conclude oggi il proprio percorso professionale è profondamente diversa da quella in cui ha iniziato. Sono mutate la composizione delle classi, le modalità dell'apprendimento, gli strumenti didattici, le relazioni con le famiglie e l'organizzazione del lavoro. La pluralità dei bisogni educativi, l'impiego delle tecnologie e la crescente complessità delle dinamiche relazionali richiedono attenzione continuativa, capacità di mediazione e costante adattamento professionale. L'insegnamento non coincide con le sole ore di lezione, poiché preparazione didattica, valutazione, attività collegiali, formazione e responsabilità organizzative accompagnano il lavoro in classe. Quando questo impegno si protrae per oltre tre decenni, secondo il CNDDU appare necessario interrogarsi sull'opportunità di applicare senza differenziazioni alla funzione docente le soglie pensionistiche ordinarie. Il tema assume particolare rilievo negli istituti tecnici e professionali, nei quali all'attività educativa possono aggiungersi esperienze laboratoriali, utilizzo di attrezzature e ambienti specifici, obblighi di vigilanza e responsabilità connesse alla sicurezza. Sul piano normativo, l'ordinamento contempla specifiche tutele per i lavoratori addetti ad attività gravose e include, nell'ambito della disciplina applicabile all'APE Sociale, determinate figure dell'insegnamento, mentre la professione docente non è attualmente ricompresa in via generale nel perimetro del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67 per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti. Il CNDDU ritiene invece necessario verificare se l'evoluzione della professione possa giustificare un ampliamento delle tutele riconosciute alle attività gravose e, in presenza di adeguati presupposti, una successiva valutazione legislativa delle attività particolarmente faticose e pesanti. Alla luce di queste considerazioni, il CNDDU rivolge al Ministro dell'Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe Valditara, la proposta di promuovere, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, un'istruttoria tecnica con il coinvolgimento dell'INPS. La base concreta di confronto indicata dal CNDDU prevede l'accesso alla pensione a 63 anni di età, in presenza di almeno 35 anni di contribuzione e di una significativa anzianità di servizio effettivamente prestato nell'insegnamento, da definire puntualmente in sede normativa. La proposta, firmata dal presidente del CNDDU prof. Romano Pesavento, punta a definire la platea, quantificare l'onere netto pluriennale, individuare le coperture e determinare lo strumento normativo più appropriato per verificare se l'iniziativa possa tradursi in una misura strutturale.








