Brandizzo, il processo inizia nel caos. Avvocati in piedi e aule minuscole: “Nordio si vergogni”

- 01/10/2026
Brandizzo, il processo inizia nel caos. Avvocati in piedi e aule minuscole: "Nordio si vergogni"
Brandizzo, il processo inizia nel caos. Avvocati in piedi e aule minuscole: "Nordio si vergogni"

Al via a Ivrea l’udienza preliminare per la strage dei cinque operai. Indignazione per gli spazi inadeguati: “Non è decoroso”. Tra i 24 imputati il tecnico Massa si presenta con una Bibbia in mano. La rabbia dei familiari.

Avvocati costretti a restare in piedi, microfoni distribuiti col contagocce, nessun appoggio per fascicoli e computer. Quella che doveva essere la giornata delle prime formalità di rito, l’avvio della ricerca di verità per la strage di Brandizzo, si è trasformata subito in un coro di proteste.

Al tribunale di Ivrea si è aperta così l’udienza preliminare per il disastro ferroviario che tra il 30 e il 31 agosto 2023 costò la vita a cinque operai, travolti da un treno in corsa mentre lavoravano sui binari. Un procedimento dalle proporzioni enormi, palesemente incompatibile con le aule attuali della cittadina piemontese.

Brandizzo, il processo inizia nel caos. Avvocati in piedi e aule minuscole: "Nordio si vergogni"

I numeri dell’inchiesta e la catena di comando La mole dei documenti racconta lo sforzo profuso dalla procura eporediese: 24 imputati, 14 faldoni e 180 elementi di prova per tentare di fare luce su quella notte. Sul banco degli imputati è chiamata in causa l’intera catena di comando di Rfi (a cominciare dall’allora amministratore delegato Gianpiero Strisciuglio), oltre alla Clf (Costruzione Linee Ferroviarie) e alla Sigifer, l’azienda che aveva ottenuto i lavori in subappalto.

Nell’elenco spicca anche il nome di Antonio Massa, il tecnico di Rfi che si trovava a Brandizzo per vigilare sulle operazioni e che scampò d’un soffio alla sciagura. Quando i magistrati lo interrogarono ebbe un crollo e non riuscì ad aprire bocca. Nel corso dei mesi ha manifestato più volte vicinanza alle famiglie delle vittime («Il loro dolore è anche il suo», spiegano gli avvocati difensori Maria Grazia Cavallo e Antonio Maria Borello). Ieri, per affrontare l’udienza, si è presentato stringendo tra le mani una Bibbia.

Lo scontro sui risarcimenti Fuori e dentro il tribunale, la folla delle “persone offese” restituisce la dimensione del dramma. Una quarantina di familiari (più una decina di enti) hanno chiesto di costituirsi parte civile: sono coloro che non hanno ricevuto, o non hanno accettato, proposte di accordo per un indennizzo.

E proprio sul fronte dei risarcimenti è esplosa l’amarezza di Antonino Laganà, fratello di Kevin, la più giovane delle vittime: «Ho saputo che la mia madre biologica è stata risarcita. Lo trovo vergognoso, perché se ne è andata che eravamo bambini e non è stata lei a crescerci».

“Un processo non decoroso” A rendere ancora più tesa la mattinata, il cortocircuito logistico. In mancanza di un locale adeguato, l’udienza è stata ospitata in due aule separate e collegate in video. Una soluzione che non è bastata a contenere i presenti. Le parole dei legali sono state durissime: l’avvocato Enrico Calabrese ha sottolineato che «un processo in queste condizioni non è decoroso», mentre il collega Marco Bona ha puntato il dito direttamente contro il Ministro della Giustizia: «Nordio dovrebbe vergognarsi».

Il problema, in realtà, non è un fulmine a ciel sereno. Da tempo gli uffici giudiziari di Ivrea e Torino avevano segnalato la criticità al Ministero. Le istituzioni locali hanno provato a muoversi: la Regione Piemonte ha stanziato 500 mila euro per adattare un salone da 100 posti in un edificio vicino, a cui il Comune di Ivrea aggiungerà altri 50 mila euro. Ora però c’è da perfezionare il contratto di locazione, e in ogni caso la nuova aula non sarà pronta prima dell’estate 2027.

Nel frattempo, a chiudere la prima caotica udienza resta la delusione di Edoardo Aversa, fratello di Giuseppe, un’altra delle vittime: «Siamo partiti male. Non abbiamo nemmeno potuto vedere in faccia gli imputati. Continuare così non ha molto senso».

Brandizzo, il processo inizia nel caos. Avvocati in piedi e aule minuscole: "Nordio si vergogni"
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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.