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TAR e le firme “fantasma”. Domani è il turno di Barcellona

- 30/09/2026
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Domani il Tar di Catania decide su Barcellona Pozzo di Gotto, ma a tremare è soprattutto Messina. Storia dell’ennesima leggina regionale tirata come un elastico, di pareri fantasma e di una politica che vince le elezioni dribblando la fatica della democrazia.

TAR e le firme "fantasma". Domani è il turno di Barcellona

Domani, primo ottobre, il Tar di Catania si riunisce per decidere sulle elezioni amministrative di Barcellona Pozzo di Gotto, dove Melangela Scolaro ha vinto per un pugno di voti. Ma la partita vera, quella grossa, guarda già al 20 ottobre, quando toccherà a Messina e al suo sindaco Federico Basile. Ma a Barcellona non è solo una questione di firme e della legge del 1992 che dice che i partiti presenti all’Ars non devono sudare per strada a raccogliere le firme per presentare le liste. Ma quante liste? Solo la propria, o infinite civiche a patto di appiccicarci sopra il simbolo del movimento madre?

Ma torniamo a Barcellona. Scolaro ha vinto con il 40,45 per cento. Il rivale, Nicola Barbera, si è fermato al 39,83. Tradotto: 148 voti di scarto. La soglia per vincere al primo turno è stata superata per l’inezia di 104 schede. Numeri da assemblea condominiale in un sistema in cui, se annulli una lista per un vizio di forma, ribalti il mondo. I ricorrenti chiedono proprio questo: le firme non ci sono, togliete i voti. Sulle firme la questione è ormai arcinota: prima del voto, Sud chiama Nord aveva chiesto lumi al Dipartimento delle Autonomie locali. Risposta: andate tranquilli, la legge usa il plurale, l’esenzione vale per tutte le liste. I candidati si fidano. Poi, a ridosso della presentazione, spunta un parere dell’Ufficio legislativo della Regione che dice l’esatto opposto: la deroga non è un passepartout per dispensare chiunque dalla fatica. Peccato che questo secondo parere sia rimasto infilato in qualche cassetto, inaccessibile, noto solo per indiscrezioni di stampa, una sola a dire il vero.

La linea difensiva è tutta costruita su questo pasticcio: “noi abbiamo obbedito alla Regione, se la Regione ha sbagliato non fate pagare il conto a noi”. I ricorrenti, di contro, ricordano un principio elementare della democrazia: le firme non sono un orpello decorativo. Sono la prova che esisti nella società, prima ancora di contarti nelle urne.

Messina, intanto, osserva con il fiato sospeso. Lì le proporzioni sono enormi. Basile ha stravinto con oltre il 58 per cento, blindato da una corazzata di ben 15 liste, tutte ammesse senza l’ombra di una sottoscrizione, cavalcando la medesima interpretazione.

Ma sgomberiamo subito il campo dalle illusioni: la sentenza di Barcellona non taglierà automaticamente la testa a Messina. I ricorsi sono diversi, le carte pure. Ma i giudici catanesi scriveranno la prima vera regola d’ingaggio. Se diranno che il trucco del plurale è legittimo, gli eletti di Sud chiama Nord e collegate, a Barcellona tireranno un sospiro di sollievo. Se invece stabiliranno che l’esenzione non era replicabile in serie, si aprirà una voragine di cui nessuno, a oggi, sa misurarne il fondo. Passare dall’annullamento di una lista al crollo di un’intera consultazione elettorale è un salto nel buio.

Alla fine tutto si riduce a tre parole vergate trent’anni fa da un legislatore che non immaginava il futuro: “liste”, “contrassegno”, “simboli”. Domani a Catania non si giudica solo il destino di un’elezione, ma la distanza tra l’astuzia politica e la sostanza della legge. Tra l’essere politicamente “ingenui” e l’essere, sempre politicamente, “imbroglioni”. Ed è una citazione, peraltro alleggerita. Così, per una volta, la risposta non arriverà dai passacarte della Regione, ma da un giudice.

TAR e le firme "fantasma". Domani è il turno di Barcellona
Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.