
Quando l’opposizione chiede il conto, il sindaco Basile sbuffa e si sottrae al confronto. Dietro l’arroganza in Aula si nasconde la paura per i fondi Pnrr e tutti gli altri che scarseggiano. Perché adesso amministrare diventa una cosa seria.

“Avete parlato, non si sa bene di cosa, ma avete parlato. E dovete ringraziare la maggioranza“. Si potrebbe rubricare questa uscita del sindaco di Messina, Federico Basile, alla voce del folclore politico locale. Ma sarebbe un errore di superficialità. C’è molto di più in questo tono indispettito, sfoggiato durante la seduta straordinaria del consiglio comunale dedicata alla relazione di inizio mandato. C’è, prima di tutto, l’insofferenza quasi fisica per le regole basilari della convivenza civile e istituzionale.
La democrazia, si sa, è una pratica faticosa. Prevede il confronto, la critica, il dovere di rendere conto e, soprattutto, il dovere di ascoltare chi siede su quegli scranni in rappresentanza di un’altra parte di elettori. A questa amministrazione, ed è storia vecchia, il rito democratico va drammaticamente stretto. Lo si subisce, lo si tollera a malapena come una fastidiosa perdita di tempo, un inciampo burocratico tra il capo e l’esercizio del comando. Quell’invettiva scagliata contro l’opposizione, carica di gratuita supponenza, è una mancanza di rispetto che certifica una concezione padronale della cosa pubblica. “Non disturbare il manovratore”: è un cartello che ben ci starebbe affisso in aula consiliare, come quella “legge è uguale per tutti” nei tribunali.
Eppure, a guardare bene, le parole del sindaco tradiscono qualcosa di più profondo del semplice fastidio. Tradiscono un imbarazzo evidente. Dietro l’arroganza si intuisce la preoccupazione. Funziona esattamente come nelle famiglie: finché c’è abbondanza nessuno fa troppe domande, ma quando qualcuno si azzarda a chiedere conto del bilancio familiare e di come vengono gestiti i soldi, ecco che affiorano le rigidità, le reazioni scomposte, il nervosismo.
Il vero convitato di pietra nell’aula consiliare di Messina non era l’opposizione, ma il denaro dei cittadini ed il suo uso. O meglio, la consapevolezza che il denaro sta per finire. L’Eldorado garantito dai fondi imponenti come quelli del Pnrr e di tutti gli altri si sta esaurendo. Quando i rubinetti sono aperti al massimo e piove liquidità, fare i sindaci è un mestiere relativamente facile e la sicurezza di sé abbonda. Ma quando i fondi si riducono, i nodi vengono al pettine e le coperture saltano.
La risposta stizzita di Basile è la reazione di chi si ritrova improvvisamente a fare i conti con la realtà. Gestire adesso diventa una cosa seria, una partita complessa dove non ci saranno più fiumi di denaro a fare da scudo e dove le scelte andranno ponderate e giustificate al centesimo. E doverlo ammettere davanti a un’opposizione che chiede legittimamente chiarezza, evidentemente, fa perdere le staffe. Al punto che, ed è questo il tratto più rivelatore e grottesco della giornata, alla fine della fiera il sindaco non ha fornito alcuna risposta alle domande poste dalla minoranza. Zero assoluto sui contenuti. Delle questioni concrete sollevate dall’opposizione, neanche l’ombra di una replica nel merito anche da parte di una maggioranza che ha fatto solo “panza e presenza”. Utile, come ha più volte sottolineato, solo a mantenere il numero legale: solo presenza, appunto. Per quanto riguarda il Sindaco: solo la spocchia di chi, non sapendo cosa dire per giustificare i margini che si stringono, preferisce offendere chi sta dall’altra parte.
giube







