

Messina doveva essere il fiore all’occhiello dell’efficienza amministrativa, un modello inattaccabile di gestione del territorio. Eppure, basta varcare i cancelli di Villa Dante per scontrarsi con una realtà cruda, fatta di degrado e inesorabile abbandono. A sollevare il velo su questa situazione è il consigliere della Terza Circoscrizione “Mata e Grifone”, l’avvocato Alessandro Cacciotto. In data odierna, infatti, il consigliere ha formalizzato una dura denuncia indirizzata all’Assessore alle Politiche Ambientali e alle partecipate Messina Servizi Bene Comune S.p.A. e Messina Social City S.p.A. che ha in gestione Villa Dante.
Il consigliere circoscrizionale già presidente della Terza Circoscrizione e sempre attento al territorio, mette a nudo una gestione deficitaria: a poco più di due anni dalla sbandierata riapertura del maggio 2024, culmine di un lungo iter di riqualificazione, il parco presenta un progressivo e allarmante deterioramento. Le parole di Cacciotto trovano conferma visiva nello stato dei luoghi, che palesa una grave carenza di interventi ordinari e straordinari di cura della vegetazione. Il manto erboso e le essenze arboree sono pesantemente compromessi o del tutto assenti. Cespugli ormai ridotti a rami secchi e senza vita dominano il paesaggio ai bordi dei viali, come documentato senza appello nelle foto allegate dallo stesso consigliere. Ampie porzioni del parco si presentano oggi come aride distese di terra brulla e polverosa



A completare un quadro di generale deperimento, spicca l’amaro paradosso: aiuole completamente soffocate da erbacce incolte che crescono indisturbate proprio sotto il cartello comunale che intima il divieto di calpestare o raccogliere fiori. Quali fiori? Forse c’erano. Oggi neanche il ricordo.

Di fronte a questa palese incuria c’è da chiedersi come è possibile che la Messina Serivizi incaricata della cura del verde urbano si mostri così in affanno, incapace di garantire una cura basilare del territorio? L’immagine di una Messina efficiente e ben amministrata si sgretola di fronte alla terra arida di Villa Dante, sollevando seri dubbi sulla reale capacità di preservare il decoro urbano nel tempo.
Nel suo documento, Cacciotto non fa sconti e chiede un’azione immediata: la programmazione e l’esecuzione di interventi straordinari di scerbatura e pulizia, la ripiantumazione delle aree ormai degradate e l’attivazione di un piano di manutenzione periodica sistematico. Non si tratta solo di botanica, ma di salvaguardare la fruibilità di uno spazio pubblico fondamentale per la cittadinanza. Restituire alla collettività una Villa Dante decorosa e valorizzata non dovrebbe essere un’emergenza da invocare tramite esposti, ma l’ordinaria normalità di una città che ambisce a definirsi moderna e funzionale.









