
Il nodo dei revisori superato dalla scoperta più banale: fascicolo incompleto. Rinviato il contratto di servizio. Intanto le minoranze forzano la mano sulla relazione di inizio mandato, mentre incombono i ricorsi al Tar.

Cinquanta emendamenti, ore di estenuante dibattito giuridico, interpretazioni contrastanti. E alla fine, l’ostacolo che paralizza il nuovo contratto di servizio della Messina Social City si rivela il più banale e spiazzante di tutti: all’appello mancano le carte.
A Palazzo Zanca il percorso della proposta 161, l’atto fondamentale per rinnovare l’affidamento dei delicati servizi socio-assistenziali e socio-educativi all’azienda speciale del Comune, si è incagliato in un clamoroso pasticcio amministrativo. Un cortocircuito che trasforma una pratica già complessa nel primo vero banco di prova politico della nuova consiliatura.
In un primo momento, lo scontro si era concentrato su una complessa disputa tecnica sollevata già ad agosto dal consigliere di opposizione Marcello Scurria: l’obbligatorietà del parere del Collegio dei revisori dei conti. Da una parte le minoranze, compatte nel richiederlo in virtù dell’articolo 239 del Testo Unico degli Enti Locali sulle “modalità di gestione dei servizi“; dall’altra la segretaria generale Rossana Carrubba, per la quale il passaggio non era vincolante, sostenuta dalla mancata richiesta di ritiro dell’atto da parte degli stessi revisori. In mezzo, la mozione respinta di Antonella Russo per forzare l’acquisizione del parere.
Ma il castello interpretativo è crollato nella seduta di ieri, 16 settembre, davanti a un ostacolo insormontabile: l’assenza di una parte essenziale della documentazione economico-contabile a corredo dell’atto. La doccia fredda ha fatto esplodere la protesta delle opposizioni, spostando il problema dal “cosa” approvare al “come” un simile documento sia potuto approdare monco nell’emiciclo.
Libero Gioveni ha tuonato contro l’impossibilità di deliberare al buio, Antonella Russo ha invocato il ritiro immediato della proposta, mentre Scurria ha rincarato la dose sulle anomalie procedurali già denunciate. Con le spalle al muro, la maggioranza ha optato per una ritirata tattica: riapertura dei termini per gli emendamenti e dibattito rinviato a lunedì 21 settembre alle 13.30, il tempo strettamente necessario per integrare le scartoffie mancanti.
Se sulla Social City il voto è solo rimandato, il problema politico è ormai esploso in tutta la sua evidenza. Ed è destinato ad allargarsi a un secondo, cruciale fronte: la relazione di inizio mandato del sindaco Federico Basile.
Il documento, che fotografa la situazione finanziaria del Comune all’alba del nuovo mandato, per legge deve essere redatto entro novanta giorni. Nessuna norma, come ricordato dal presidente del Consiglio Massimiliano Minutoli, obbliga però il primo cittadino a illustrarlo in Aula. Un appiglio formale che non è bastato a frenare l’offensiva del centrosinistra e del centrodestra. Davanti all’iniziale indisponibilità del sindaco a un confronto sul tema, tutti i gruppi di opposizione si sono uniti depositando la richiesta formale per una seduta straordinaria e urgente.
Non si tratta di far valere un obbligo di legge, ma di una chiara forzatura politica: utilizzare le prerogative consiliari per trascinare il sindaco al dibattito pubblico. Basile avrà verosimilmente quindici giorni per presentarsi davanti al Consiglio, dove non gli basterà snocciolare dati di bilancio, ma dovrà difendere la visione e gli obiettivi del suo secondo mandato.
A soli quattro mesi dalle elezioni di maggio, la luna di miele è già finita. E sullo sfondo, come un’ombra lunga sui delicati equilibri di Palazzo Zanca, resta la spada di Damocle dei ricorsi elettorali pendenti al Tar di Catania, la cui prima udienza è fissata per il 20 ottobre. Tra la governance dei servizi sociali e la radiografia contabile dell’ente, l’autunno politico messinese è ufficialmente iniziato.








