Basile si affanna oggi nel tentativo di spiegare perché oggi i soldi non ci sono. Ma i documenti raccontano anche perché si è arrivati fin qui: nel 2023 i lavori erano «imminenti», la verifica sismica doveva chiudersi ad aprile e il progetto entro dicembre. Tutto rinviato. Nel 2024 Musolino trovò il cantiere che non c’era. Oggi si cercano altri milioni.
«Lavori imminenti». La storia amministrativa di Casa Serena si può raccontare con una sola parola. Questa è scritta dal Comune di Messina. Data: 10 gennaio 2023. Oggetto: Casa Serena. Su Casa Serena il Sindaco di Messina Federico Basile è in evidente ed affannosa difficoltà. Lo si vede chiaramente nelle interviste, lo si legge tra le righe in quello che solo ieri ha dichiarato. Un tono ben diverso, oggi, rispetto a quando con spocchia e alterigia Basile si spingeva con inaudita sicumera a dare dell’ignorante in materia (nel senso di non conoscere la questione specifica) e di “prendere troppi caffè” a chi già nel 2024 aveva acceso i riflettori su quella che è la vicenda “Titanic” dell’amministrazione Basile. Aveva ragione allora la senatrice Dafne Musolino, già nel 2024, quando si recò personalmente a Casa Serena o quel che ne restava e scoprì che era diventata un magazzino e un parcheggio per la Messina Social City. Tutto è mostrato e raccontato nel video che alleghiamo e che, allora, non fu “sposato” dall’opposizione in un Consiglio Comunale che fu fin troppo silente ed accondiscente. Ma lo fu anche la maggior parte della politica, financo in campagna elettorale quando Marcello Scurria fu lasciato solo a contestare una dichiarazione di Salvatore Mondello che oggi sappiamo non aveva fondamento: “I lavori procedono regolarmente a Casa Serena”. Forse Mondello si confuse allora con altri cantieri, perché a Casa Serena era tutto fermo.
Ma per capire il disastro amministrativo legato a Casa Serena bisogna partire dall’origine del “danno”. La presidente pro tempore di Messina Social City che si affrettò a recarsi a Casa Serena per “arginare” l’ispezione “ficcanaso” secondo la tifoseria basiluchiana, di una senatrice messinese nell’esercizio sacrosanto del proprio mandato, la Asquini, si sbracciò a cercare di dare “normalità” a ciò che già non lo era. Tanto da spingersi a garantire che “il bando per la riqualificazione e ristrutturazione di Casa Serena sarà pronto tra circa un mese”. Era marzo del 2024 e ad oggi, settembre 2026, non solo di lavori non se ne sono visti, ma neanche di bandi ed i fondi sono stati persi a più riprese. Quindi Asquini dichiarava “bando imminente”. Poi il nulla.
Ma già nel 2023 Palazzo Zanca annunciava gli «imminenti lavori di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico» e spiegava che proprio per consentire quegli interventi gli anziani sarebbero stati trasferiti “temporaneamente” al Collereale, diciotto giorni dopo arrivava un secondo comunicato: struttura chiusa «al fine di consentire l’avvio dei lavori di messa in sicurezza». Settembre 2026. Quel trasferimento “temporaneo” dura da tre anni e otto mesi. Gli anziani sono ancora al Collereale, con i costi di cui diremo dopo. I lavori di ristrutturazione non sono mai partiti. L’adeguamento sismico non è stato appaltato. E adesso scopriamo che per fare ciò che doveva essere fatto servono nuovi finanziamenti. È su questo calendario, prima ancora che sulle dichiarazioni politiche, che va misurata la ricostruzione affannosamente costruita oggi dal sindaco Federico Basile.
Il sindaco Basile spiega che Casa Serena già nel 2018 non era adeguata, che con l’amministrazione De Luca furono trovati i fondi di Agenda Urbana, che durante la progettazione emerse il problema della sicurezza sismica e che quindi fu necessario fermare la ristrutturazione e «virare» sull’adeguamento strutturale. Il progetto (non i lavori!), sostiene Basile, sarebbe partito nel 2023 e si sarebbe concluso alla fine del 2025. Ben due anni per un progetto! Per due anni cosa si è realmente fatto? Non è dato saperlo nel dettaglio. A quel punto, però, si arrivò lunghi sui tempi del PNRR che aveva davanti appena sei mesi di tempo rimanente per essere impiegato, troppo pochi per un cantiere stimato in almeno 400 giorni. Le risorse furono dunque dirottate “altrove”. Cosa significhi “altrove” non è chiaro e il Sindaco non lo spiega. Il problema è che la linea retta del racconto incontra parecchie curve negli atti. Cominciando dai soldi.
Casa Serena aveva ricevuto dalla Regione Siciliana un finanziamento vero, non ipotetico: 3 milioni di euro sul PO FESR 2014-2020, Agenda Urbana. Il decreto è del 2021. Il progetto definitivo di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico era stato approvato dalla Giunta già il 13 luglio 2020. I soldi erano 2 milioni e mezzo sul 2021 e 500 mila sul 2022. Totale, quindi, tre milioni, con tanto di timbro, CUP e capitolo di bilancio. Soldi veri e disponibili.
Ma nel gennaio 2023 il Comune scriveva già che quel progetto era «in fase di riprogrammazione su fondi regionali FSC» e specificava che tra gli interventi erano comprese le verifiche sismiche dell’immobile. Dal PO FESR, ormai definitivamente perduto, si arriva, quindi al Fondo di Coesione e sviluppo.
Qui arriva la prima domanda che la tentata narrazione di oggi non cancella. Se le verifiche sismiche erano ancora da eseguire e potevano modificare radicalmente il progetto — come poi è successo — perché il 10 gennaio 2023 i lavori venivano già definiti «imminenti»? E soprattutto: perché il 28 gennaio gli anziani venivano trasferiti espressamente «per consentire l’avvio dei lavori»? Non lo scriveva un giornale dell’opposizione. Lo scriveva il Comune. Forse la parola giusta, allora, non era “imminenti”. Perché tra un lavoro imminente e un lavoro che tre anni e otto mesi dopo non ha ancora un finanziamento c’è di mezzo qualcosa di più di una virgola. C’è il tempo, troppo e ingiustificabile.
Nel piano degli obiettivi 2023 Casa Serena aveva un cronoprogramma talmente preciso da sembrare un orario ferroviario svizzero: verifica sismica entro il 30 aprile 2023; adeguamento del progetto entro il 31 luglio; approvazione entro il 31 dicembre 2023. Ma non accadde nulla di tutto questo. La “buona amministrazione” nel rendiconto successivo fa compare una formula amministrativa di rara efficacia: «Eliminato in sede di monitoraggio e rinviato al 2024». È la certificazione dell’ente. L’obiettivo del 2023 venne tolto e spostato avanti di un anno. Ancora!
“Progetto partito nel 2023 e completato alla fine del 2025” dice oggi Basile. Lo dice perché nel 2023 il Comune prevedeva di arrivare all’approvazione del progetto entro dicembre per non perdere i fondi della misura che poi nei fatti furono davvero perduti. Per questo nel 2024 l’obiettivo viene riscritto e ridotto alla progettazione di fattibilità tecnico-economica dell’adeguamento sismico. E quel PFTE risulta trasmesso il 27 giugno 2024. Il Comune, a consuntivo considerò, pertanto, l’obiettivo 2024 “raggiunto” proprio perché era stato consegnato il progetto di fattibilità. Attenzione! Non i lavori, ma il progetto. La sartoria amministrativa, a volte, confeziona abiti molto eleganti: basta chiamare «obiettivo raggiunto» la consegna di alcune carte e per un attimo sembra quasi che ci siano anche ponteggi e operai. Ma Casa Serena era ancora lì. Vuota. Ed è esattamente ciò che vide Dafne Musolino nel gennaio 2024.
La senatrice andò personalmente nella struttura. Nessun cantiere della riqualificazione. Nessun lavoro in corso. La presidente della Messina Social City, Valeria Asquini, spiegò in quella circostanza che si era ancora alle verifiche e prospettò un possibile bando nei mesi successivi. A maggio 2024, però, i lavori non erano partiti e il bando non c’era. Musolino sollevò allora anche il problema dei fondi. Sostenne e svelò pubblicamente, ben prima di Marcello Scurria, che le vecchie risorse PO FESR fossero ormai perdute e mise in guardia sul rischio di trasferire la partita sul PNRR, un programma con scadenze assai più strette. Due anni dopo non occorre trasformare quella denuncia in una profezia politica. Basta confrontarla con i fatti. E sono inappellabili, soprattutto inconfutabili. E andò proprio come aveva “profetizzato” la Senatrice di Italia Viva.
Il vecchio finanziamento da tre milioni non ha prodotto i lavori. Casa Serena non è stata riqualificata. Il PNRR non ha finanziato in tempo l’esecuzione dell’adeguamento sismico ed è stato in tutto o in parte perduto. E oggi è lo stesso Basile a spiegare che quelle risorse PNRR non erano più utilizzabili per Casa Serena e che già nel dicembre 2025 erano state dirottate su altre misure. Quali “altre misure”? Perché soprattutto quando si parla di soldi dei cittadini, occorre usare le parole corrette ed essere chiari senza alcun giro di mezze parole. Non è infatti dato sapere se ogni euro sia stato «perso» per la città di Messina: una parte delle risorse PNRR, secondo Basile, è stata trasferita verso “altri interventi”. Lui, il Sindaco, però non dice quali, quindi nella sostanza dichiara il nulla. Quel che è assodato è che quei soldi sono certamente persi per Casa Serena. Ed è questo il punto. E per fare questi lavori oggi bisogna cercare un’altra volta i finanziamenti.
Il sindaco dice: «Fonti di finanziamento ce ne sono tante». Vero in linea generale ma non in linea pratica. Perché nei fatti, in questi anni, questa amministrazione non è riuscita a trovare altre fonti di finanziamento per Casa Serena. Tant’è che si è trovata costretta oggi ad ammettere che “non ci sono soldi per i lavori”. Una debacle politica inaudita di fronte alla quale e per la quale, nessuno dell’amministrazione Basile si è sognato, finora, di chiedere scusa ai cittadini, ma soprattutto agli anziani ospiti della struttura, spostati in fretta e furia nel 2023, inutilmente.
Adesso è necessario fare chiarezza e trasparenza. Perché le fonti di finanziamento non sono denaro finché non vengono individuate, assegnate e rese spendibili. Casa Serena, del resto, compare già nella nuova programmazione FUA per 3 milioni e 750 mila euro. Peccato che l’intervento sia collocato nell’elenco delle operazioni in overbooking: programmato, dunque, oltre la disponibilità immediatamente garantita delle risorse. Senza fondi disponibili! È un progetto in lista d’attesa, non un assegno in tasca.
Nel frattempo la struttura aspetta. E aspettare costa. Dal gennaio 2023 una quarantina di anziani è ospitata al Collereale e Messina Social City (e quindi tutti noi cittadini in un Comune con un Piano di riequilibrio sotto osservazione) sostiene una spesa superiore ai 750 euro mensili per ciascun ospite, quota comprensiva anche del vitto: complessivamente circa 31 mila euro al mese, qualcosa come 370 mila euro l’anno. Tre anni e otto mesi significano ormai milioni di euro di servizio complessivo al Collereale, mentre Casa Serena resta fuori dalla propria funzione originaria.
Il Sindaco racconta oggi che si scoprì della necessità delle verifiche sismiche tempo dopo, come se ciò comportò un intoppo che dovrebbe così assolvere in parte la sua amministrazione. Ma la verità è che l’amministrazione sapeva già dal gennaio 2023 che bisognava effettuare le verifiche sismiche. Tant’è che aveva programmato di completarle entro aprile. Aveva programmato l’adeguamento progettuale entro luglio. Aveva programmato l’approvazione entro dicembre. Ma quell’obiettivo venne cancellato e rinviato. E non è ancora una spiegazione convincente del perché si sia arrivati a oggi.
E allora ricapitoliamo perché i fatti vanno conosciuti e detti tutti:
2023: “lavori imminenti”.
2023: verifica sismica prevista entro aprile.
2023: progetto da approvare entro dicembre.
2023: obiettivo eliminato e rinviato.
2024: PFTE consegnato.
2024: Musolino entra a Casa Serena e trova il cantiere che non c’è.
2025: si continua a progettare.
2026: i vecchi fondi non sono disponibili per eseguire l’intervento e bisogna cercarne di nuovi.
La politica può discutere di responsabilità quanto vuole. I documenti non votano e non fanno opposizione. Hanno però un brutto carattere: ricordano. E la memoria di Casa Serena è molto meno accomodante dei comunicati stampa. Il sindaco oggi assicura che i progetti finalmente ci sono e che si troveranno nuove risorse. È possibile. Ma dopo tre anni e otto mesi il vocabolario dovrebbe forse diventare più sobrio. Perché Casa Serena ha già avuto fondi e l’amministrazione Basile li ha perduti. Ha avuto cronoprogrammi e non sono stati rispettati. Ha avuto progetti, quelli si ma, alla fine, ha avuto solo proclami che si sono tradotti in riprogrammazioni, PNRR (perduto), FSC (perduto), oggi FUA. Ha avuto date, rassicurazioni e lavori “imminenti”. Quello che Casa Serena ad oggi non ha ancora avuto è la cosa più semplice: un cantiere.








