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Verso le Regionali 2027. Il centrosinistra riparte da Agrigento e con La Vardera: l’unità c’è, la leadership è un rebus

- 06/09/2026

Agli Stati generali di “Controcorrente” prende forma il cantiere dell’alternativa a Schifani. La Vardera detta i tempi, il Pd rivendica la scelta del candidato, Avs alza le barricate su De Luca e i 5 Stelle predicano responsabilità. Ma per governare non basterà un nemico comune.

AGRIGENTO — «Uniti si vince». Suona insieme come una promessa e un avvertimento. Dal palco dell’Hotel Kaos di Agrigento, è il mantra del centrosinistra siciliano. Il cantiere per le Regionali del 2027 si è ufficialmente aperto agli Stati generali di Controcorrente, e l’obiettivo è chiaro: costruire un’alternativa credibile al governo Schifani. Eppure, dietro l’ottimismo di facciata e la condanna unanime delle emergenze isolane, si allunga l’ombra del solito, antico dilemma: se la necessità dell’unità è condivisa da tutti, restano da sciogliere i nodi cruciali su chi dovrà guidare la coalizione, quali confini dovrà avere e su quali basi programmatiche si reggerà.

Il primo vincitore tattico della due giorni agrigentina è Ismaele La Vardera. Chiamando a raccolta i vertici del campo progressista, il leader di Controcorrente si è accreditato non solo come padrone di casa, ma come interlocutore capace di riunire anime diverse. Una mossa che gli garantisce centralità, ma che impone al suo movimento un salto di qualità: dimostrare che la capacità di catalizzare l’attenzione mediatica può tradursi in vera organizzazione territoriale e in una proposta amministrativa solida, senza trasformare l’alleanza in una perenne competizione per la visibilità.

A ricordarlo, pur tra le righe, è il Partito Democratico. Il segretario regionale Anthony Barbagallo ha tracciato la rotta, rivendicando per i dem l’iniziativa sulla leadership: confronto sui territori, sintesi su sei o sette priorità e un candidato governatore proposto dal Pd agli alleati. In caso di mancata convergenza? Primarie. Una posizione negoziale forte, che però lascia aperte alcune tensioni. Calare dall’alto la carta delle primarie come “piano B” rischia di non bastare. Se il percorso deve essere davvero condiviso, anche le regole d’ingaggio andrebbero scritte insieme e in anticipo, per evitare che ogni passaggio sembri una concessione. Le primarie possono legittimare un leader, ma difficilmente curano le divergenze politiche lasciate irrisolte.

Sui confini della coalizione, a tracciare la linea rossa ci ha pensato Alleanza Verdi Sinistra. Il perentorio «no a Cateno De Luca» pronunciato da Pierpaolo Montalto spazza via l’illusione di un cartello elettorale guidato solo dalla matematica: per Avs, l’apertura non può prescindere da una chiara e riconoscibile scelta di campo. Come ricordato anche dal leader nazionale Nicola Fratoianni, la priorità è il programma. Qui emerge la sfida principale per il centrosinistra: quanto ci si può allargare senza smarrire la bussola? Una coalizione stretta rischia di non essere competitiva, ma un’alleanza costruita su ambiguità finirebbe per paralizzare il futuro governo fin dal primo giorno. Serve una sintesi politica tra l’inclusività invocata dal Pd e i paletti posti da Avs.

In questo gioco di posizionamenti, il Movimento 5 Stelle, per voce del coordinatore regionale Nuccio Di Paola, ha scelto la via del richiamo alla responsabilità collettiva. Fari puntati sui fallimenti del governo Schifani, a partire dal dramma della sanità pubblica, e un monito agli alleati: chi dovesse sfasciare l’intesa sull’altare delle ambizioni personali dovrà risponderne agli elettori. Un modo per alzare il prezzo politico di eventuali fughe in avanti e per riportare il dibattito sui servizi essenziali e sulle condizioni di vita dei siciliani.

Ed è proprio sulle scelte concrete che si giocherà la vera partita. Le denunce contro il clientelismo e la mala gestione della destra resteranno un esercizio di stile se non saranno affiancate dall’impegno per una pratica radicalmente diversa: criteri trasparenti per le nomine, merito nella scelta degli amministratori, e una rendicontazione chiara sui risultati. Sanità, rifiuti, welfare e opportunità per i giovani sono ambiti di convergenza naturale, ma diventano un’alternativa di governo solo quando si indicano risorse, strumenti e tempi. Ridurre le liste d’attesa richiede parametri misurabili; gestire l’emergenza rifiuti impone scelte, spesso impopolari, sugli impianti.

Agrigento ha certificato che la volontà di affrontare insieme la sfida regionale c’è. Ma per trasformare lo slogan «Uniti si vince» in una prospettiva di governo, il centrosinistra dovrà sciogliere al più presto il nodo della leadership e il rapporto tra partiti e movimenti. Per convincere la Sicilia servirà molto più di un’alleanza contro; servirà dimostrare come, e con quali scelte coraggiose, si intende amministrare.