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Taormina – Parcheggi, PRT: una città turistica non può penalizzare chi ogni giorno la fa funzionare

- 24/08/2026


Taormina, 23 agosto 2026 – Le segnalazioni dell’Associazione Albergatori confermano una criticità che PRT aveva già sollevato durante la discussione sulle nuove tariffe ASM: i parcheggi pubblici non possono essere gestiti soltanto con l’obiettivo di massimizzare gli incassi.
Secondo quanto denunciato dagli albergatori, diversi lavoratori pendolari starebbero valutando di non proseguire il proprio rapporto di lavoro dopo il mancato rinnovo degli abbonamenti agevolati. Senza agevolazioni, una giornata lavorativa di circa dieci ore arriverebbe a costare 21 euro al Lumbi e 27 euro a Porta Catania.
Una città turistica non può rendere difficile arrivare proprio a chi ogni giorno la fa funzionare. Per PRT la funzione dei parcheggi comunali deve rispondere a una gerarchia chiara: prima la vivibilità dei residenti, poi la possibilità per i lavoratori di raggiungere Taormina a condizioni sostenibili, quindi il turismo che soggiorna e produce indotto sul territorio. Il turismo giornaliero va organizzato e gestito, ma non può diventare
il criterio attorno al quale costruire l’intero sistema della sosta.
«Quello che sta emergendo oggi era ampiamente prevedibile. Se un lavoratore deve spendere ogni giorno cifre di questo livello solo per lasciare l’auto, il problema non riguarda più soltanto la mobilità: riguarda la possibilità stessa di lavorare a Taormina. Residenti e lavoratori non sono “mancati introiti”: sono le persone per le quali
un’infrastruttura pubblica deve anche produrre valore», dichiara Marco Rao, Segretario di PRT.
La questione non riguarda soltanto i singoli lavoratori. Se raggiungere Taormina diventa economicamente sconveniente, ne risentono alberghi, ristoranti, commercio e servizi, proprio mentre molte attività incontrano già difficoltà nel reperire personale.
C’è inoltre una contraddizione evidente con gli obiettivi di destagionalizzazione. Non si può chiedere alle imprese di rimanere aperte più a lungo durante l’anno e contemporaneamente rendere più difficile e costoso per i dipendenti raggiungere il posto di lavoro. La destagionalizzazione non si costruisce soltanto con eventi e promozione: richiede condizioni strutturali che permettano alle attività di operare e ai lavoratori di
raggiungerle.
PRT considera il trasporto pubblico una parte essenziale della soluzione, ma non accetta che venga utilizzato come risposta generica a un problema che oggi resta irrisolto. Per diventare una vera alternativa all’automobile,
il TPL deve garantire frequenze, collegamenti con i comuni vicini e orari compatibili anche con i turni serali e notturni di alberghi, ristoranti e servizi.
Piano Porto può essere una soluzione utile per assorbire i flussi legati ai grandi eventi, ma non può diventare la risposta ordinaria per chi ogni giorno viene a lavorare a Taormina. Le esigenze di un lavoratore pendolare sono diverse da quelle di un visitatore occasionale e richiedono una soluzione stabile, accessibile e realmente compatibile con i turni di lavoro.
Prima si costruisce un’alternativa di trasporto pubblico realmente utilizzabile, poi si può chiedere ai lavoratori di lasciare l’auto. Non il contrario.
Le proposte avanzate dall’Associazione Albergatori meritano quindi di essere prese sul serio e approfondite rapidamente. Che si tratti di individuare nuove aree di sosta, recuperare spazi oggi inutilizzati o introdurre abbonamenti agevolati costruiti sugli effettivi turni di lavoro, il principio indicato dagli operatori è corretto: serve una soluzione concreta che permetta ai pendolari di continuare a raggiungere Taormina senza sostenere
costi fuori scala. PRT chiede quindi a Comune e ASM di correggere rapidamente la scelta e di individuare, anche partendo dalle proposte già avanzate dalle categorie, una tariffazione agevolata, verificabile e realmente sostenibile per i lavoratori pendolari, collegata al rapporto di lavoro e alle effettive esigenze di sosta.
«Se lavorare a Taormina diventa antieconomico, non perde soltanto il lavoratore: perde l’intera città. I parcheggi devono essere parte di una politica della mobilità e dello sviluppo, non semplicemente una leva per aumentare gli incassi», conclude Marco Rao.