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Riviera jonica: 72 milioni di euro per difendere l’indifendibile. La politica ha fallito, e continua a farloComunicato del Circolo di Rifondazione Comunista “Lidia Menapace” – Riviera Jonica Messinese

- 17/07/2026

Leggere il dossier “Coste siciliane alla deriva” di Goletta Verde – Legambiente Sicilia dà la misura di comela riviera jonica messinese sia diventata il manifesto di una gestione politica miope, autoreferenziale e incapace di imparare dai propri errori. Non è il mare a divorare le spiagge: è la politica che, da quarant’anni, continua a finanziare opere inutili, rigide, costose, che aggravano i problemi invece di risolverli. È un fallimento annunciato, documentato, ripetuto. E soprattutto pagato con soldi pubblici.

Da decenni si racconta che “il mare avanza”. È una narrazione comoda, perché assolve chi ha costruito troppo, troppo vicino, troppo male. Ma la verità è scritta nero su bianco nei documenti tecnici ignorati per trent’anni: «Il mantenimento del lungomare e delle piazzette determinerà la scomparsa del litorale sabbioso». Lo diceva la Commissione Tecnica Regionale nel 1994 a proposito del litorale di S. Alessio Siculo. Nessuno ha ascoltato.

La politica locale ha scelto la difesa passiva, l’opera rigida, la ricostruzione immediata. Ha scelto la foto dell’inaugurazione, non la sicurezza del territorio. Ha scelto l’emergenza come metodo di governo.

La cifra complessiva censita è un atto d’accusa: 72,4 milioni di euro, tra somme spese, finanziamenti concessi ed opere in progetto per interventi che non hanno difeso e non difenderanno la costa, ma si accaniscono nella difesa di un modello sbagliato.

A Sant’Alessio Siculo la barriera sommersa consegnata nel 2024 è il simbolo della “brevimiranza” della politica: 32 milioni di euro per un’opera che ha subito danni strutturali gravi già con mareggiate ordinarie e ha cancellato la spiaggia. Non è un investimento, è un monumento allo spreco!

Santa Teresa di Riva è invece l’esempio pregnante della “coazione a ripetere” di freudiana memoria. Una mareggiata nel 2025 spazza via 140 metri di lungomare (4 milioni di euro di danni). La risposta? Ricostruire ancora più vicino alla battigia, in zona R4. Poi altri 10 milioni di euro per 14 pennelli e un maxi‑ripascimento. Il progetto stesso ammette che le cause dell’erosione sono le opere rigide e il deficit sedimentario. E cosa propone? Altre opere rigide. È la definizione stessa di fallimento politico.

Mentre a Furci Siculo si progettano barriere sommerse da circa 20 milioni di euro per stabilizzare una sabbia che non arriverà mai, perché intercettata dai pennelli del comune accanto, cioè S. Teresa di Riva. Due amministrazioni, una spiaggia, interventi incompatibili.

È la prova che manca una visione, manca un coordinamento, manca la politica.

Nel frattempo, si eseguono interventi “urgenti” post‑ciclone, altri 6,4 milioni. Strade, sottoservizi, lungomare: tutto ricostruito senza cambiare nulla. È la manutenzione del fallimento.

La responsabilità politica è evidente. Non si tratta di errori tecnici. Si tratta di scelte politiche. La politica locale ha preferito l’opera visibile alla soluzione efficace. Ha preferito la spesa alla pianificazione. Ha preferito ignorare la scienza, ignorare gli esperti, ignorare perfino le sentenze della Corte Costituzionale. L’ultima in ordine cronologico (n. 72/2025) ribadisce che il divieto di costruire entro i 150 metri dal mare (l.r. 78/1976) è immediato, diretto ed erga omnes, anche verso i privati: nessun condono o sanatoria nella fascia di rispetto.

Il dossier di Legambiente lo dice chiaramente: «Il modello attuale non è sostenibile. È necessario un cambio di paradigma». Ma il cambio non arriva. Perché richiede coraggio, visione, capacità di dire dei no. E queste qualità, sulla riviera jonica, sono state assenti.

La riviera jonica merita una politica che non si nasconda dietro il mare. Il mare non è colpevole. Lo è chi continua a costruire dove non si deve, a spendere dove non serve, a ignorare ciò che la scienza ripete da decenni. La riviera jonica messinese non ha bisogno di nuove opere rigide: ha bisogno di una politica che smetta di difendere l’indifendibile.

Finché non si cambia modello, ogni euro speso sarà un euro sprecato. E ogni mareggiata sarà solo l’ennesima conferma di un fallimento che non è naturale, è politico.



Stefania De Marco, segretaria del Circolo PRC Lidia Menapace – Riviera jonica messinese