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Furto al Museo di Messina: assalto da film in due minuti, ma i turisti rovinano il piano. Caccia al basista

- 17/08/2026

Un’operazione di stampo militare, studiata nei minimi dettagli per sfruttare la quiete di un giorno di festa. In appena centoventi secondi, un commando ha sottratto capolavori inestimabili. Ora gli inquirenti stringono il cerchio: si cerca la talpa.

La dinamica è quella, apparentemente, dei grandi colpi su commissione. Una banda composta da quattro malviventi ha agito con ruoli precisi e studiati: mentre due complici presidiavano l’esterno dell’edificio del Museo Regionale di Messina fungendo da vedette, gli altri due si sono introdotti nelle sale espositive. L’obiettivo era mirato. In appena due minuti, i ladri sono riusciti a forzare una teca blindata e ad asportare la preziosissima tavoletta bifronte (raffigurante la Madonna e il Cristo in pietà) insieme alle tavole del Polittico di San Gregorio.

Il piano, apparentemente perfetto per dileguarsi con un bottino inestimabile, è deragliato per un dettaglio fuori controllo. Una coppia di turisti, notando i movimenti palesemente anomali delle vedette all’esterno, ha compreso subito la gravità della situazione e ha lanciato un tempestivo allarme, mandando in frantumi le tempistiche della banda.

La fuga caotica e i capolavori sul muretto

Sentendosi braccati, con le forze dell’ordine già allertate, i ladri sono stati costretti a una fuga precipitosa. Nella foga di far perdere le proprie tracce per le vie della città, i malviventi hanno dovuto alleggerirsi, abbandonando su un muretto stradale due delle cinque tavole d’arte appena sottratte.

La fortuna ha voluto che, poco dopo, una famiglia messinese di passaggio notasse i dipinti appoggiati a terra. Il loro pronto intervento ha fatto scattare un secondo allarme, consentendo di riportare al sicuro almeno una parte di questo inestimabile patrimonio cittadino. All’appello mancano però ancora tre tavole del celebre Polittico e l’opera bifronte.

Gli allarmi? I custodi? C’è un basista?

La caccia ai quattro fuggitivi è aperta. I poliziotti della Questura e i carabinieri del Nucleo Tutela Beni Culturali si stanno concentrando su una pista ben precisa: la presenza di un basista. Per colpire in due minuti netti ed eludere i sistemi, il commando doveva conoscere alla perfezione la disposizione delle sale e le eventuali falle nei dispositivi di protezione.

Su questo fronte, le dichiarazioni della direzione del museo, arrivate nella giornata di ieri, aprono nuovi interrogativi: “I sistemi di sicurezza, allarme e videosorveglianza erano perfettamente funzionanti”. Agli investigatori spetta ora un compito delicato: capire come sia stato possibile che i custodi addetti ai monitor della control room non abbiano notato nulla di anomalo durante quei concitati centoventi secondi.

Sono passate al setaccio tutte le registrazioni delle telecamere interne, quelle perimetrali e gli occhi elettronici dislocati lungo le strade che conducono all’Accascina, probabile via di fuga.

La Procura di Messina, guidata da Antonio D’Amato, ha aperto un fascicolo per furto pluriaggravato di opere d’arte, al momento a carico di ignoti. Piazzare sul mercato nero opere di questa caratura è considerata un’impresa pressoché impossibile; per questo motivo, la pista privilegiata dagli inquirenti resta quella del furto su commissione, l’esito di un piano ad altissimo livello di cui si cercano ora i mandanti.