
Un oggetto potenzialmente tagliente fa scattare l’interdizione della Capitaneria. Ma il problema più grande è ciò che sta intorno alla spiaggia inaugurata in pompa magna: lo scarico maleodorante verso il San Licandro e una rada attraversata continuamente dai traghetti. E il Comune punta a candidare il Ringo alla Bandiera Blu nel 2027.

MESSINA – Adesso c’è un oggetto sommerso, non ancora identificato, potenzialmente tagliente e pericoloso. E così alla spiaggia del Ringo arriva il divieto di balneazione. Ma potrebbe essere interdetto, questo tratto di mare, anche per ben altro.
La Capitaneria di Porto ha interdetto un tratto dello specchio acqueo alla balneazione, alla navigazione, alla sosta, all’ancoraggio e alle altre attività connesse all’uso del mare, entro un raggio di dieci metri dal punto interessato e fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Un provvedimento doveroso. L’oggetto va individuato, rimosso e bisogna accertare come sia finito lì.
Ma sarebbe troppo facile fermarsi solo allo spuntone sommerso. Perché al Ringo questo rischia di essere il classico particolare che fa dimenticare il quadro generale.
La nuova spiaggia attrezzata è stata inaugurata in pompa magna il 5 luglio, con sindaco, assessori e rappresentanti istituzionali. Il Comune l’ha presentata come il simbolo della riconquista del mare da parte della città: cabine, docce, passerelle, assistenza ai bagnanti, servizi gratuiti e accessibilità. Benissimo. Ma basta spostarsi di pochi metri perché la cartolina cambi. E lo abbiamo scritto tantissime volte. Troppe.
Già all’indomani dell’inaugurazione erano state documentate e segnalate presenza di topi, degrado e soprattutto forti cattivi odori nei pressi della foce del torrente San Licandro, con il sospetto – che proprio per questo andrebbe definitivamente accertato dagli enti competenti – della presenza di uno scarico fognario che sfocia a mare proprio accanto al “lido”. Ed è questo il punto. Ad oggi non è chiaro:
Che cosa sgorga da quello scarico? È acqua meteorica? È uno scarico fognario? Ci sono immissioni abusive? Sono state effettuate analisi? Quali risultati hanno dato? E soprattutto: quando si intende risolvere definitivamente un problema denunciato da anni? Anche se i miasmi che esala lo scarico sciolgono da soli ogni possibile e residuo dubbio.
Non può bastare costruire una bella cornice se a pochi metri permane un interrogativo ambientale di questa portata.
C’è poi un’altra questione che sembra essere diventata quasi invisibile per abitudine: la spiaggia del Ringo è accanto alla rada San Francesco, cioè a uno dei punti nevralgici del traghettamento sullo Stretto. Navi che entrano, escono, manovrano e fanno continuamente la spola con Villa San Giovanni. Il traffico navale, naturalmente, genera emissioni atmosferiche: non è un’opinione e non significa automaticamente che le acque siano inquinate, ma è un elemento ambientale che meriterebbe monitoraggi e dati pubblici, soprattutto quando a pochi metri si promuove una spiaggia urbana come “modello di sostenibilità”. Anche la documentazione ISPRA sulle emissioni portuali individua la rada San Francesco come area destinata prevalentemente ai collegamenti con Villa San Giovanni.
Il Ringo non rientra oggi tra i tratti Bandiera Blu 2026. Ma è lo stesso Comune ad aver annunciato che l’obiettivo è candidare questa spiaggia il prossimo anno. Proprio per questo le domande diventano ancora più urgenti e le risposte necessarie.
La FEE considera, tra i diversi parametri, qualità delle acque, depurazione, sicurezza, servizi e gestione ambientale. Lo ha ricordato la stessa amministrazione comunale celebrando il riconoscimento ottenuto da altri 11 chilometri di costa messinese. Allora prima delle bandiere sarebbe forse opportuno occuparsi delle fogne. Prima delle cerimonie, degli scarichi. Prima delle cabine nuove, delle condizioni dell’intero contesto nel quale quelle cabine sono state sistemate. Nessuno contesta la scelta di restituire ai cittadini un pezzo di litorale. È esattamente il contrario: proprio perché quel mare deve essere restituito ai messinesi, bisogna pretendere che lo sia davvero e non soltanto scenograficamente.
Oggi l’emergenza è l’oggetto tagliente e la Capitaneria giustamente interviene. Presto l’oggetto verrà presumibilmente rimosso. Ma lo scarico resterà? I cattivi odori resteranno? Il problema del San Licandro resterà? E quali controlli ambientali vengono effettuati in un tratto costiero confinante con una rada interessata giorno e notte dal traffico navale? Sono domande elementari. Ancora più elementare è chiedersi se i messinesi vedono tutto questo o se si sono semplicemente abituati a non vederlo?
Una città che aspira alla Bandiera Blu dovrebbe pretendere, prima ancora del vessillo, una cosa molto più semplice: sapere con certezza che cosa finisce nel proprio mare. Al Ringo bastano occhi e naso per comprenderlo, ma tutto deve essere certificato, chiarito e soprattutto risolto.









