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Confisca della Dia nel Messinese: immobili e terreni sottratti a un’impresa edile condannata per frode fiscale

- 03/08/2026
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Eseguito un provvedimento della Procura generale di Messina. Nel mirino il patrimonio riconducibile all’imprenditore Vincenzo Pergolizzi e ad altri soggetti condannati in via definitiva per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Nuovo colpo al patrimonio accumulato attraverso condotte illecite nel Messinese. Nei giorni scorsi la Direzione investigativa antimafia (Dia) ha eseguito un ordine di confisca emesso dalla Procura generale della Repubblica di Messina nei confronti di un’impresa operante nel settore dell’edilizia, i cui beni erano riconducibili a soggetti condannati in via definitiva per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il provvedimento ha interessato diverse unità immobiliari e un terreno facenti parte del patrimonio societario. Tra i destinatari della misura figura l’imprenditore Vincenzo Pergolizzi, già coinvolto in importanti inchieste giudiziarie condotte negli anni dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina.

Debiti fiscali per centinaia di migliaia di euro

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società aveva accumulato ingenti debiti tributari, quantificati in diverse centinaia di migliaia di euro. Per evitare che il patrimonio fosse aggredito dall’Erario, sarebbero state poste in essere operazioni di alienazione fraudolenta degli immobili, con l’obiettivo di sottrarli alle procedure di riscossione coattiva.

Una strategia che, secondo l’accusa ormai confermata con sentenze definitive, era finalizzata a rendere inefficace l’azione dell’Amministrazione finanziaria, svuotando di fatto il patrimonio dell’impresa e impedendo il recupero delle somme dovute allo Stato.

Indagini coordinate dalla Dda

L’attuale confisca rappresenta l’epilogo di un’attività investigativa avviata dalla Dia di Messina sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Le indagini avevano già portato, negli anni scorsi, all’applicazione di misure cautelari personali e reali nei confronti di alcuni degli indagati.

Con il passaggio in giudicato delle condanne, è ora scattata la definitiva ablazione dei beni, che entrano a far parte del patrimonio dello Stato.

Cos’è la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte

Il reato contestato è previsto dall’articolo 11 del decreto legislativo 74 del 2000 e punisce chi, per sottrarsi al pagamento di imposte, interessi o sanzioni, compie atti simulati o fraudolenti sui propri beni, rendendo impossibile o particolarmente difficile la riscossione da parte dell’Erario.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte ribadito che il profitto del reato non coincide soltanto con il debito fiscale, ma anche con il valore dei beni sottratti fraudolentemente alla garanzia patrimoniale dello Stato. Per questo motivo la confisca rappresenta uno degli strumenti più incisivi previsti dall’ordinamento per neutralizzare gli effetti dell’illecito e impedire che il patrimonio continui a rimanere nella disponibilità dei condannati.

L’aggressione ai patrimoni illeciti

L’operazione conferma la strategia perseguita dalla Direzione investigativa antimafia, che affianca alle indagini penali una costante attività di aggressione ai patrimoni ritenuti frutto di attività illecite o utilizzati per ostacolare il recupero delle imposte.

In questo caso non si tratta di una semplice evasione fiscale, ma di una condotta fraudolenta finalizzata a svuotare il patrimonio aziendale e a impedire allo Stato di recuperare quanto dovuto. La confisca definitiva mira proprio a ripristinare quella garanzia patrimoniale che era stata artificiosamente sottratta all’azione dell’Erario, trasformando i beni immobili e il terreno confiscati in patrimonio pubblico.