Dopo incendi, intimidazioni e colpi d’arma da fuoco, il ministro dell’Interno parteciperà al Comitato per l’ordine e la sicurezza. Cittadini e commercianti chiedono più prevenzione: le sessanta telecamere annunciate non bastano.
Il ministro dell’Interno sarà lunedì a Palermo per partecipare al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato in Prefettura. Al centro della riunione ci sarà la situazione della sicurezza in città, segnata nelle ultime settimane da una sequenza di intimidazioni, incendi e violenze che ha alimentato paura tra residenti e operatori economici.
L’attenzione è puntata soprattutto sulla parte occidentale del capoluogo, da San Lorenzo fino ai paesi della provincia lungo la strada dell’aeroporto. Una zona dove si sono moltiplicati episodi inquietanti: danneggiamenti, incendi dolosi, colpi d’arma da fuoco, risse e segnali riconducibili alla pressione criminale sul territorio.
Il caso più recente riguarda Santo Girgenti e Salvatore D’Asta, gestori del ristorante-pizzeria “Ulisse” a Tommaso Natale e di un chiosco sulla spiaggia di Vergine Maria. Davanti all’ingresso del locale sono state appiccate le fiamme. Un altro incendio ha invece distrutto le pedane del chiosco, ancora in fase di allestimento.
Una doppia intimidazione che si inserisce in un quadro già pesante. Non solo il pizzo. Non solo gli incendi. A Palermo si sono registrate anche sventagliate di Kalashnikov, pistolettate nelle strade della movida e aggressioni che hanno riportato al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza urbana.
Il 27 maggio, rispondendo al question time alla Camera dei deputati, il ministro aveva annunciato sessanta nuove telecamere e aveva richiamato i risultati delle operazioni cosiddette “alto impatto”. Aveva inoltre sottolineato il calo complessivo dei reati, superiore al 9 per cento, e ricordato l’elenco degli arresti eseguiti dalle forze dell’ordine.
Numeri importanti. Ma che non bastano a rassicurare chi vive e lavora nei quartieri più esposti. Perché, accanto alla repressione e agli arresti, resta aperto il nodo della prevenzione. È su questo che chiedono risposte cittadini, commercianti e imprenditori.
Le sessanta telecamere annunciate rappresentano un primo intervento, ma il quadro che emerge dalle ultime settimane impone misure più ampie. Il territorio chiede maggiore presenza dello Stato, controlli più frequenti, intelligence investigativa e presidio costante delle aree più vulnerabili.
Le indagini sono coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, che lavora per individuare gli autori della scia di violenza e ricostruire eventuali collegamenti tra i diversi episodi.
Lunedì, in Prefettura, il tema non sarà soltanto l’ordine pubblico. Sarà la tenuta stessa della fiducia dei cittadini nello Stato. Palermo chiede sicurezza. E chiede che alle parole seguano interventi concreti.




