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Adescamento sui social e ricatti a minorenni: condannato a oltre 6 anni grazie alla denuncia di una famiglia messinese

- 23/05/2026
tribunale (4)

È scaturito dalla prontezza e dal coraggio di una famiglia di Messina il processo che ha portato alla condanna di Farid Bukal, cinquantunenne attualmente detenuto a Bologna, accusato di adescare ragazzine sulle piattaforme social per ottenere materiale intimo. Il caso che ha fatto scattare le indagini, incentrato su una quattordicenne messinese, si è rivelato essere solo uno dei tasselli di un quadro criminale seriale esteso a livello nazionale.

I fatti risalgono all’inizio del 2023. L’uomo, celandosi dietro una falsa identità virtuale, aveva contattato la giovane sui social network. Dopo una prima fase di approccio e brevi conversazioni, le richieste si erano fatte esplicite: il cinquantunenne ha tentato di convincere la minorenne a inviargli fotografie nuda, spingendosi a chiedere immagini di atti di autoerotismo.

L’attenzione dei familiari è stata l’elemento decisivo. Accortisi rapidamente delle chat e di quanto stava avvenendo sul dispositivo della ragazza, i genitori hanno immediatamente sporto denuncia, proteggendo la figlia e attivando la macchina della giustizia. Gli approfondimenti investigativi scaturiti dalla querela hanno poi scoperchiato i precedenti dell’uomo, già denunciato in diverse zone d’Italia per lo stesso tipo di reato predatorio.

Il procedimento si è concluso con rito abbreviato. La Giudice per l’Udienza Preliminare, Tiziana Leanza, ha inflitto all’imputato una condanna a 6 anni e 6 mesi di reclusione. I gravi reati contestati comprendono: violenza sessuale, pornografia minorile e tentata estorsione

L’impianto accusatorio aveva inizialmente formulato una richiesta di pena pari a 6 anni, 8 mesi e una sanzione di 40.000 euro. La Gup, dopo aver ascoltato anche le argomentazioni della difesa rappresentata dall’avvocata Manuela Brancato, ha optato per una condanna lievemente inferiore rispetto alle richieste.

A chiusura del processo, il tribunale ha inoltre riconosciuto il diritto al risarcimento in sede civile per la famiglia della giovane vittima, tutelata e assistita legalmente dall’avvocata Maria Puliatti.