L’ex governatore siciliano lascia i domiciliari. Lavorerà alla “Casa del Sorriso” di Monreale. Per lui scatta il divieto di frequentare politici e l’obbligo di restare nell’Isola.

Totò Cuffaro chiude un altro capitolo giudiziario. L’ex presidente della Regione Siciliana ha patteggiato una pena di tre anni nell’ambito dell’inchiesta sulle nomine e gli appalti della sanità regionale. La decisione è stata ratificata dal gup del Tribunale di Palermo, Ermelinda Marfia, che ha accolto la richiesta della difesa con il parere favorevole dei magistrati inquirenti, espresso già nella scorsa udienza preliminare.
Le accuse e l’inchiesta
Al centro delle indagini della Procura di Palermo vi erano le accuse di corruzione e traffico di influenze. Nello specifico, i pm contestavano a Cuffaro il coinvolgimento nella gestione illecita di un concorso bandito dall’ospedale Villa Sofia, presunte irregolarità nelle nomine dei vertici della sanità siciliana e illeciti nell’aggiudicazione di appalti pubblici. Oltre alla pena detentiva sostituita, l’ex governatore dovrà versare un risarcimento di 15mila euro a favore dell’ospedale Villa Sofia e dell’Asp di Siracusa.
Il lavoro di pubblica utilità
Con l’emissione della sentenza, Cuffaro lascia oggi stesso gli arresti domiciliari. Non tornerà però in cella: la pena sarà espiata attraverso lavori di pubblica utilità sostitutivi. Il politico presterà servizio presso l’Associazione “Casa del Sorriso” di Monreale, nel Palermitano. L’impegno richiesto dal Tribunale prevede un monte ore settimanale compreso tra un minimo di sei e un massimo di quindici ore.
I divieti e le restrizioni
Pur avendo lasciato i domiciliari ed essendo di fatto tornato un uomo libero, l’ex presidente dovrà attenersi a una rigida serie di prescrizioni stabilite dal giudice per tutta la durata della pena. Nel dettaglio, a Cuffaro è imposto:
- L’isolamento politico: assoluto divieto di frequentare soggetti che rivestono cariche politiche, legislative o amministrative. Fanno eccezione i familiari conviventi e gli incontri strettamente necessari allo svolgimento dei lavori di pubblica utilità o all’ottenimento di un pubblico servizio.
- L’obbligo di dimora regionale: divieto di lasciare la Sicilia, con conseguente ritiro del passaporto e di qualsiasi altro documento valido per l’espatrio.
- Il divieto di frequentazioni a rischio: divieto di incontrare pregiudicati o persone sottoposte a misure di sicurezza.
- Il divieto di detenzione di armi.




