L’Amministratore Unico Pietro Cami respinge le accuse di chiusura e lancia l’ultimatum: dialogo possibile solo con la fine dello stato di agitazione. Confermata, per ora, la mobilitazione dell’8 giugno.

Inizia a delinearsi una vera e propria prova di forza all’ombra della Madonnina del Porto. Il clima sindacale in casa ATM si fa incandescente, in una vertenza che rischia di paralizzare la mobilità cittadina alle porte dell’estate. La miccia è la conferma di una seconda azione di sciopero, fissata per l’8 giugno 2026, che ha innescato la reazione ferma e perentoria dei vertici aziendali.
Con una nota ufficiale datata 11 maggio 2026 , indirizzata alle sigle sindacali FILT CGIL, UIL TRASPORTI, FAISA CISAL e ORSA TRASPORTI, l’Azienda ha voluto mettere i proverbiali puntini sulle “i”. L’Amministratore Unico, l’Avvocato Pietro Cami , ha risposto senza mezzi termini alle accuse sindacali del 7 maggio, in cui si imputava alla dirigenza un atteggiamento di “totale negazione delle questioni da Voi poste“. La posizione della direzione aziendale è un netto rovesciamento della prospettiva: non è l’azienda a fuggire dal confronto, ma sarebbero i sindacati a viziare il dialogo mantenendo la clava della protesta alzata.
Il ragionamento di Cami è quasi un sillogismo delle relazioni industriali: l’azienda ribadisce la propria “disponibilità all’ascolto, al confronto ed alla discussione” , ma sottolinea come non si possa essere invitati al tavolo “in presenza di uno sciopero già espletato e di un nuovo sciopero già annunziato“. La dirigenza chiede, a chiare lettere e reiteratamente, di “porre fine allo stato di agitazione e di iniziare un dialogo“. Negoziare sotto la pressione di un blocco del servizio, si legge nero su bianco nel documento, significa “interferire con le relazioni industriali“.
Il passaggio finale della missiva suona come un vero e proprio aut aut, inviato per conoscenza anche al Prefetto di Messina, Cosima Di Stani, e alla Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero. Cami, che fa e si comporta da avvocato in una controversia più che da amministratore, stabilisce la conditio sine qua non per la ripresa dei lavori: “Quando lo desiderate, ci si potrà incontrare, ovviamente, previa totale fine dello stato di agitazione ripartendo da zero nei rapporti tra società e Sindacati”. Si chiede, dunque, un azzeramento totale. Un “cessate il fuoco” prima di aprire i negoziati, ribadendo che discutere in presenza di scioperi reiterati non è accettabile.
È una posizione di principio forte che, però, rischia tuttavia di esacerbare gli animi in una città in cui il trasporto pubblico locale è un asse nevralgico della vita quotidiana. Se da un lato l’Azienda rivendica il “massimo rispetto per tutte le OO.SS.” , chiarendo puntualmente che il rispetto comporta anche “comunicarVi ciò che non si condivide“, dall’altro la palla passa ora alle segreterie sindacali.
Accetteranno di abbassare le armi per tornare a discutere, o confermeranno lo strappo incrociando le braccia il prossimo 8 giugno? Su questa bilancia negoziale pesano, da un lato, i sacrosanti diritti e le rivendicazioni dei lavoratori, e dall’altro quelli di un’utenza messinese che rischia di pagare, ancora una volta, l’amaro prezzo di un’impasse irrisolta.





