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Lavanderia Trinacria: la “Sorella d’Italia” sbarca in Sicilia per la “questione” patrioti a giudizio

- 21/04/2026

Arianna Meloni e Giovanni Donzelli in missione nell’Isola per un vertice a porte chiuse con la base in fermento. Sul tavolo il rinvio a giudizio dell’assessora Amata, l’ipotesi di un rimpasto per mascherarne l’uscita e l’ombra della prossima udienza per il presidente dell’Ars Galvagno.

Lunedì 27 aprile. Sbarcheranno nell’Isola i pesi massimi, o meglio, le seconde linee di comando. Arianna Meloni, la “Sorella d’Italia” per antonomasia, e l’immancabile fido scudiero Giovanni Donzelli, caleranno in Sicilia per una missione di pronto soccorso politico. L’obiettivo? Rinchiudersi a porte rigorosamente blindate (probabilmente a Catania, o forse nella più discreta Enna) con dirigenti, eletti e capibastone vari, per cercare di arginare la rivolta di una base ormai in ebollizione.

Il motivo di questa terapia di gruppo in trasferta ha un nome e un cognome, oltre che un capo d’imputazione: Elvira Amata. L’assessora regionale della giunta Schifani ha appena “incassato” un rinvio a giudizio per corruzione. Stavolta, il clima è incandescente.

A far sudare freddo le seconde e terze linee siciliane è il nuovo corso inaugurato a Roma dalla premier. Dopo la scoppola del referendum, Giorgia Meloni ha dovuto fare di necessità virtù, accompagnando garbatamente alla porta due impresentabili d’eccellenza: Daniela Santanchè e Andrea Delmastro. Entrambi dimissionati, liquidati. Un precedente “punitivo” che ha messo le ali ai malpancisti isolani, ormai pronti a reclamare un’epurazione locale.

Dal canto suo, Amata ha fiutato l’aria e medita l’uscita di scena preventiva. Ma nel magico mondo di Fratelli d’Italia, guai a chiamarla resa giudiziaria. L’ipotesi sul tavolo è quella di concordare la ritirata passo dopo passo con i vertici romani, trasformando il conclave del 27 nell’occasione ideale per “lavare i panni sporchi” in famiglia. L’escamotage per salvare la faccia è già pronto, infiocchettato per i primi di maggio: un bel rimpasto. I meloniani cederebbero la delega al Turismo, facendo di fatto decadere Amata d’ufficio, senza l’onta e l’umiliazione di una revoca formale. Un capolavoro di equilibrismo ipocrita: ti tolgo la poltrona non perché sei a processo per corruzione, ma per superiori “dinamiche di coalizione”.

Ma c’è un dettaglio temporale che trasforma la calata di Donzelli e Meloni in una sceneggiatura perfetta. Il duo sbarca in Sicilia esattamente una settimana dopo il rinvio a giudizio della Amata e, guarda le coincidenze, appena una settimana prima dell’udienza che pende sul capo del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Anche lui, colto da improvviso senso delle istituzioni, ha già fatto sapere di essere pronto al classico “passo indietro” qualora il partito lo ritenesse opportuno.

Insomma, quello di lunedì prossimo non sarà un semplice incontro di partito. Sarà una resa dei conti interna mascherata da vertice, un confessionale per patrioti in crisi di nervi, nel disperato tentativo di gestire l’imbarazzo prima che le aule di tribunale svuotino le stanze dei bottoni.

galvagno fb5
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1 Comment
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    Giovanni

    Ci vuole una bella faccia a presentarsi in Sicilia
    In campagna elettorale le vediamo tutti in bella mostra poi una volta passate l’elezioni spariscono come sempre fatto
    Questa visita non è per gli elettori ma per sicurazzi che i nuovi candidati continuano a versare soldi per lo stato ma certo no per il bene della Sicilia come hanno sempre fatto

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