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Botti di Capodanno e feriti a Messina: il rito della polvere e le grida manzoniane

- 01/01/2026
catasta in piena strada

Va dato atto alla Polizia Municipale e alle forze dell’ordine di aver tentato l’impossibile

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di GIUSEPPE BEVACQUA

Come ogni anno, puntuale come una tassa e inevitabile come il destino, è arrivato il bollettino del dopo battaglia. E come ogni anno, siamo qui a commentare l’abisso che separa l’Italia legale, quella delle ordinanze vergate con inchiostro severo, dall’Italia reale, quella che se ne infischia e accende la miccia. A Messina, la notte di San Silvestro ha preteso il suo tributo di sangue e di fumo, smentendo con il fragore dei fatti la carta bollata che vietava i botti. Un divieto rimasto, manco a dirlo, lettera morta, un pio desiderio soffocato dal rimbombo della polvere pirica.

Il bilancio, tutto cittadino poiché la provincia – per virtù o per caso – s’è astenuta dal farsi male, parla di quattro feriti. Tre uomini e una donna che hanno salutato il nuovo anno non con un brindisi, ma con una corsa al pronto soccorso. Il prezzo più alto lo ha pagato un uomo di 37 anni, ora ricoverato al Policlinico. Ha lasciato sul campo, o meglio sull’asfalto, due dita della mano. La prognosi è di trenta giorni, ma l’invalidità sarà per sempre, memento indelebile di un momento di follia collettiva. Agli altri è andata meglio: ferite, bruciature, prognosi che variano dai sette ai venti giorni. Ferite del corpo che guariranno, mentre quella certa incoscienza che ci portiamo addosso pare essere incurabile.

E mentre i medici ricucivano, i vigili del fuoco correvano. Non c’è stata tregua per le sirene. Oltre a un appartamento a Milazzo, le fiamme hanno divorato una catasta di legna a Gravitelli e un’auto, vittime sacrificali di questo rito pagano del fuoco. Va dato atto alla Polizia Municipale e alle forze dell’ordine di aver tentato l’impossibile, rimuovendo altre cataste pronte ad ardere nei pressi delle Case Gialle ben prima della mezzanotte, in un gioco di guardie e ladri dove i secondi sono sempre in vantaggio numerico.

La cronaca della notte brava non si esaurisce con i botti. Alle quattro del mattino, quando i fumi dell’alcol si mescolano alla stanchezza, a Santa Lucia sopra Contesse l’asfalto ha tradito un automobilista. Un ferito, per fortuna non grave, e ancora lavoro per la Municipale. È la coda velenosa della festa.

Eppure, lo Stato c’era. I Carabinieri del comando provinciale, con quella solerzia che è propria dell’Arma, avevano setacciato il territorio alla vigilia. A Bordonaro avevano persino arrestato un minorenne, trovato in possesso di 64 candelotti artigianali, un piccolo arsenale domestico. Altri 42 ordigni illegali sono stati sequestrati e tre persone denunciate. Ma per ogni miccia spenta da un carabiniere, ce n’erano altre dieci pronte ad essere accese da una mano imprudente.

Si chiude così il sipario su questa notte di follia. Restano i feriti, restano le ceneri, e resta l’amara consapevolezza che contro l’umana imprudenza non c’è ordinanza sindacale che tenga.

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