
L’associazione di Angela Rizzo presenta il conto a Palazzo Zanca: «Vogliamo gli atti dei Garanti dal 2022. Bimbi al Serd e prostituzione, ma l’amministrazione naviga al buio»

MESSINA – Non è solo una questione di carte bollate o di burocrazia d’ufficio. Dietro la richiesta di accesso agli atti depositata da “Diritti in Movimento“, c’è lo spettro di una città che sta perdendo i suoi figli e non sa nemmeno contare i suoi malati. Angela Rizzo, storica pasionaria dei diritti civili, ha messo nero su bianco un’istanza che vuole vedere le relazioni annuali dei Garanti comunali. Quelle dell’Infanzia, quelle della Disabilità, quelle dei diritti dei detenuti. Carte che dovrebbero essere la bussola dell’azione sociale e che invece, a quanto pare, nessuno ha mai letto.
L’affondo dell’associazione si salda con la denuncia politica esplosa pochi giorni fa in Commissione Servizi Sociali. È stata la consigliera dem Antonella Russo a scoperchiare il vaso di Pandora: a Messina non sappiamo quanti siano davvero i portatori di disabilità. Manca il numero effettivo dei fragili. Un censimento fantasma. Un fatto definito «gravissimo» perché trasforma la pianificazione dei servizi in un esercizio alla cieca, un azzardo sulla pelle di chi non ha voce. Come si può calibrare l’assistenza se non si conosce la platea degli assistiti?
Mentre la politica si interroga sulle anagrafiche, la realtà presenta un conto pesante. I dati emersi in Commissione dipingono una Messina sotterranea in decomposizione. Si parla di bambini delle scuole elementari già in carico al Serd per dipendenze patologiche. Si parla di un’incidenza spaventosa del gioco d’azzardo tra i giovanissimi. E, orrore nell’orrore, si evocano casi di prostituzione minorile che si consumano nel silenzio dei quartieri. Di fronte a una “macelleria sociale” di queste proporzioni, l’assenza di dati e relazioni non è sciatteria amministrativa: è colpa.
L’ultimatum sui Garanti
Ecco perché la nota protocollata da Angela Rizzo ai vertici del Comune – dalla Segretaria Generale al Presidente del Consiglio – assume un peso specifico enorme. Si chiedono le relazioni del Garante per l’Infanzia (2024-2025) e, soprattutto, un “buco” di tre anni (dal 2022 al 2025) per il Garante della Disabilità. I 118 cittadini firmatari pretendono di sapere se queste relazioni obbligatorie esistono. Se i Garanti hanno lavorato, cosa hanno visto, cosa hanno denunciato. O se, nel peggiore dei casi, le figure di garanzia sono rimaste solo targhette sulle porte mentre fuori l’emergenza sociale divorava le fasce più deboli.
«I diritti degli uomini devono essere di tutti, sennò chiamateli privilegi», recita l’intestazione della diffida. A Messina, sapere se il proprio figlio disabile o a rischio verrà tutelato, oggi sembra ancora un privilegio










