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Sorpresa in Francia, trionfa la gauche. Le Pen solo terza

- 08/07/2024

Mélenchon vuole il governo ma non ha i voti. Verso la coalizione

Colpo di scena in Francia: si contavano i seggi mancanti a Marine Le Pen per la maggioranza assoluta ed è invece clamorosamente la gauche a trionfare, con il capo de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, a rivendicare il governo: “Siamo pronti, Macron riconosca la sconfitta, ha il dovere di chiamare il Nuovo Fronte Popolare a governare”.

Emmanuel Macron e la sua maggioranza uscente non crollano, com’era stato previsto, ma arrivano addirittura davanti all’estrema destra del Rassemblement National di Le Pen, la grande sconfitta di stasera dopo il patto di desistenza siglato nei giorni scorsi contro di lei.

La sorpresa è totale, alla sinistra mancano comunque circa 90 seggi per la maggioranza assoluta, quindi la ricerca di una coalizione resta pienamente attuale. La prima reazione giunta dall’Eliseo è stata la rivendicazione da parte di Macron, per settimane sotto il fuoco delle critiche a 360 gradi, della sua scelta di sciogliere l’Assemblée Nationale: “L’affluenza – a livello record del 67% – dimostra che i francesi dovevano esprimersi”. Subito dopo, dall’entourage del presidente è arrivato un invito alla “prudenza”, poiché i risultati non garantiscono di poter creare “una coalizione coerente”.

Il Nuovo Fronte Popolare avrebbe fra i 180 e i 215 seggi, lontano quindi dai 289 seggi necessari per la maggioranza assoluta. E il blocco di centro macroniano, a 150-180, non farà alcuna alleanza che comprenda Mélenchon e i melenchoniani.

“Questa è la domanda – insiste l’Eliseo – se una coalizione coerente sia possibile per raggiungere i 289 deputati”. Poi, una fonte ufficiale dell’Eliseo ha chiarito che Macron “aspetterà la strutturazione della nuova Assemblée Nationale per prendere le decisioni necessarie. Il presidente, nel suo ruolo di garante delle istituzioni, veglierà sul rispetto della scelta sovrana dei francesi”.

Le ipotesi che si stanno improvvisando in queste ore sono un governo di unione nazionale orientato verso il centro, con i riformisti della gauche e i Republicains, che hanno ottenuto – senza Eric Ciotti passato con Marine Le Pen – un risultato lusinghiero, ad oltre 60 seggi. Mentre 20 giorni di dibattito sembrano ormai un ricordo – così come i proclami di Le Pen e Jordan Bardella che ancora 48 ore fa dettavano i loro obiettivi in politica estera, sull’Ucraina, o in politica economica e sociale, sull’immigrazione – la gauche già mostra tutte le sue profonde differenze. A tuonare in queste prime ore di commenti sono i vincitori de La France Insoumise, la sinistra radicale che ormai era quasi sicura di rimanere fuori da qualsiasi accordo, con Mélenchon isolato all’opposizione.

Da Manon Aubry a Mathilde Panot a Manuel Bompard, i colonnelli di Mélenchon proclamano l’aumento del salario minimo e la pensione a 60 anni, chiedendo le dimissioni immediate del premier Attal. Ma si fanno strada anche i personaggi che, probabilmente, avranno voce nei prossimi giorni nel tentativo di negoziare la coalizione con il centro e la destra moderata, unica soluzione ipotizzabile per il governo. “Stasera siamo in testa – ha detto Raphaël Glucksmann, che ha trascinato ancora in alto il Partito socialista – ma di fronte a un’Assemblée Nationale divisa dobbiamo comportarci da adulti. Bisogna parlare, bisogna discutere, bisogna dialogare”, ha insistito, sottolineando che “il cuore del potere è stato trasferito all’Assemblée Nationale, è necessario un cambiamento di cultura politica”.

Mentre il popolo della gauche si è riversato spontaneamente a place de la République, a Parigi, per festeggiare una vittoria tanto più bella quanto insperata, è un brutto colpo per Marine Le Pen. Dopo qualche portavoce, è comparso sul palco del quartier generale un Jordan Bardella per la prima volta scuro in volto. Ha subito denunciato le “alleanze contro natura” fra i macroniani e la sinistra, che secondo lui hanno provocato la sconfitta del suo partito: “Purtroppo – ha detto – l’alleanza del disonore e i piccoli accordi elettorali fra Macron e Attal con l’estrema sinistra privano” gli elettori di un governo del Rassemblement e “gettano la Francia nelle braccia di Mélenchon”.

Poi ha reso omaggio, con poca convinzione e non riuscendo a sorridere, “alla dinamica di cui gode il Rn che l’ha portato in testa al primo turno” e gli consente comunque di ottenere un numero storico di deputati, tra 120 e 150. Una magra consolazione stasera, per un partito che era incerto fra il trionfo e la semplice vittoria. Il soffitto di cristallo che impedisce all’estrema destra di governare la Francia è oggi più solido che mai.

La vittoria della gauche è netta e il popolo della sinistra festeggia quasi incredulo. Ma la mancanza di una maggioranza assoluta all’Assemblea lascia il paese con il fiato sospeso e nei prossimi giorni si giocherà il risiko del governo. Macron per ora non parla e prende tempo. Il suo entourage lascia trapelare che “il presidente prenderà le sue decisioni quando la composizione dell’Assemblea sarà strutturata”. Il primo ministro Gabriel Attal domani rassegnerà le sue dimissioni e resterà a Matignon solo per il disbrigo degli affari correnti.

Nel Fronte non tutti seguono Melenchon

Dalle parole dei leader delle forze che hanno fatto muro contro la presa del potere dell’estrema destra, sono emerse posizioni differenti. Il numero uno della France Insoumise, Jean Luc Melenchon, che secondo le proiezioni è la prima formazione del Fronte Popolare, dice ‘no’ a una coalizione di governo con i centristi di Macron: “La volontà del popolo deve essere rigorosamente rispettata. Nessun accordo sarebbe accettabile. La sconfitta di Macron e della sua coalizione è chiaramente confermata, il presidente deve inchinarsi e accettare la sua sconfitta e chiedere al Nuovo Fronte Popolare di governare”. Ma le componenti più moderate della sinistra sono più caute e aprono invece a un dialogo con i macronisti: per il leader socialista Olivier Faure, “una coalizione è necessaria”, “il Nuovo Fronte Popolare deve farsi carico di questa nuova pagina della nostra storia”. Stesso messaggio dal leader della sinistra moderata Raphael Gluscksman: “Abbiamo fermato la destra ma ora dobbiamo comportarci da adulti”, dice.

Anche dal centro arrivano segnali che escludono una alleanza di governo con la sinistra di Melenchon: il segretario di Ensemble, il partito di Macron, Stephan Sejournè, esclude un dialogo con gli Insoumise. Edouard Philippe, ex premier e leader di Horizons, dice sì a un’alleanza ma escludendo le ali estreme, quindi RN a destra, ma anche France Insoumise a sinistra. Thomas COEX / AFP 
– Marine Le Pen 

Le Pen: “La vittoria è solo rimandata”

Delusione sul fronte dell’estrema destra che dopo la netta affermazione del primo turno si sentiva vicina allo storico risultato di conquistare la maggioranza in Parlamento e puntava a guidare il paese. “Ha vinto l’alleanza del disonore e gli accordi elettorali di Macron con l’estrema sinistra”, dice Jordan Bardella che parla di “alleanza contro natura”.

Parlando al quartier generale del RN che si svuota dopo poche ore, Bardella prova a rincuorare i suoi e aggiunge che “stasera tutto comincia, è caduto un mondo vecchio e nulla può fermare un popolo che ha ricominciato a sperare”. Lo stesso messaggio arriva da Marine Le Pen: “La marea sta salendo. Questa volta non è salita abbastanza, ma continua a crescere. La nostra vittoria è solo rimandata”.

Disordini nelle piazze

La festa per la vittoria della sinistra alle elezioni legislative in Francia si è trasformata in una serata di scontri e cariche tra manifestanti, black block e poliziotti a Place de la République a Parigi, mentre incidenti si sono registrati anche in altre città del Paese con almeno un agente ferito dal lancio di una molotov.

Dopo che i primi exit poll hanno dato in testa il Nuovo Fronte Popolare, una folla si è radunata nella piazza della capitale francese: partendo da Place des Fêtes, dove si svolgeva una kermesse antifascista, un gioioso corteo è sceso lungo rue de Belleville, accompagnato da una banda e da sempre più persone, tra gli applausi della gente alle finestre.

Il popolo della gauche, migliaia di persone, ha festeggiato una vittoria insperata con le famiglie, spesso con bambini piccoli, tantissimi giovani e giovanissimi in un ambiente festoso, con bandiere e cori per la sinistra e contro Marine Le Pen ed Emmanuel Macron. Fra gli slogan, “Tutti odiano Bardella” e “abbiamo vinto”. E al centro della piazza, è stato dispiegato lo striscione “La Francia è un tessuto di migrazioni”.

In serata, la festa è degenerata in violenza: stando a giornalisti di Le Figaro sul posto, le prime cariche della polizia sono avvenute a est di Place de la République, nei confronti di gruppi di individui incappucciati che cercavano di provocare gli agenti. Arredi urbani sono stati dati alle fiamme e sono state lanciati fuochi d’artificio e altri oggetti contro gli agenti che hanno risposto con gas lacrimogeni. Gruppi di manifestanti sono stati respinti dopo aver tentato di forzare l’ingresso di un grande magazzino di elettrodomestici e prodotti informatici, “Darty”. Secondo una fonte della polizia citata da Le Figaro, i black block hanno attaccato i negozi Bouygues Télécom a Saint Martin e la Banque Populaire in Boulevard Magenta.

Tensioni tra polizia e manifestanti sono scoppiate anche a Rennes e Nantes, dove diverse migliaia di persone si sono radunate dopo aver esultato per i risultati delle elezioni legislative. A Rennes, i manifestanti partiti in corteo verso il centro storico sono stati bloccati dalla polizia che ha sparato gas lacrimogeni in risposta al lancio di oggetti da parte dei manifestanti. La vetrina di un supermercato è stata danneggiata e venticinque persone sono state arrestate “dopo i danni commessi” in città, ha precisato la prefettura. Poco prima di mezzanotte è tornata la calma.

A Nantes, 2.500 persone, secondo la prefettura, si sono radunate per seguire i risultati nel centro della città, in un iniziale clima di festa. Successivamente il corteo ha marciato per le strade ed è stato respinto più volte dalla polizia, che ha utilizzato gas lacrimogeni. Fuochi d’artificio sono stati sparati in direzione della polizia, che è stata anche bersaglio di lanci di bottiglie. Un agente di polizia è rimasto ustionato dopo che una bottiglia Molotov gli è esplosa vicino.