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Maggio

ATM Messina, i sindacati annunciano lo sciopero del 5 maggio: “Azienda efficiente, ma sulla pelle dei lavoratori. Il futuro sindaco cambi la dirigenza”

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Braccia incrociate il 5 maggio contro una “gestione feudale” del personale: Orsa, Uil, Cgil e Faisa Cisal lanciano un monito ai candidati a Palazzo Zanca affinché il nuovo sindaco garantisca un radicale cambio di rotta per tutelare i diritti e la dignità dei lavoratori.

MESSINA – Un segnale d’allarme chiaro, circoscritto nel tempo ma pesantissimo nei contenuti. Non è una serrata per paralizzare la città, ma un avvertimento politico e gestionale quello lanciato questa mattina dalla sede UIL di Messina, dove le sigle sindacali Orsa, UIL, CGIL e Faisa Cisal hanno presentato in conferenza stampa lo sciopero del personale ATM previsto per il prossimo 5 maggio.

Quattro ore di stop, dalle 18:00 alle 22:00. Una fascia oraria scelta con precisione chirurgica per ridurre al minimo i disagi per i cittadini messinesi, assumendo così una valenza squisitamente dimostrativa. Al tavolo, a fare fronte comune, c’erano Nino Di Mento (segretario Uil Trasporti), Mariano Massaro (segretario nazionale Orsa), Antonio Losi (Faisa Cisal) e Natale Bagnaro (CGIL).

Il tempismo dell’agitazione si inserisce in pieno clima pre-elettorale, ma i sindacati tracciano un confine netto: la vertenza non fa parte della dialettica politica contingente per la corsa a Palazzo Zanca. C’è la lucida consapevolezza che, nell’immediato del vuoto amministrativo, nulla possa cambiare. Il messaggio, tuttavia, è un “post-it” istituzionale indirizzato a tutti i candidati alla carica di primo cittadino: chiunque vincerà le elezioni avrà la responsabilità precipua di sanare la profonda frattura tra la gestione aziendale di ATM e i suoi dipendenti.

Il paradosso messo sul tavolo dalle parti sociali è quello di un’azienda di trasporto pubblico che oggi funziona, che eroga un buon servizio e che si fregia di aver cambiato in meglio la mobilità urbana. Un risultato che, sottolineano con forza i sindacalisti, è stato raggiunto in primis grazie al sacrificio di quegli stessi sindacati che a suo tempo si allinearono al piano “Salva Messina” dell’ex sindaco De Luca, e soprattutto grazie all’abnegazione quotidiana dei lavoratori che, materialmente, portano avanti il servizio tenendo in piedi l’azienda.

A catalizzare l’attenzione durante l’incontro è stato il duro e articolato atto d’accusa formulato da Mariano Massaro, segretario nazionale dell’Orsa, il cui intervento ha sviscerato le dinamiche interne di quella che definisce una “gestione feudale”.

Il problema non è essere contro l’azienda per partito preso,” ha esordito Massaro, spazzando il campo dalle accuse di disfattismo. “Noi scioperiamo perché vogliamo più dignità per i lavoratori. Il problema sono le ferie che non vengono concesse o che vengono accordate solo all’ultimo momento, impedendo alle persone di organizzarsi la vita. È il ricorso al lavoro straordinario imposto quasi come un obbligo per coprire le carenze, spingendo autisti a prolungare il turno con persone a bordo in orari di smonta, prolungando le corse perché non hanno trovato il cambio“.

Il leader dell’Orsa punta il dito contro un clima aziendale descritto come punitivo e sordo alle necessità umane e contrattuali. “Ci dicono che l’ATM è una famiglia. Ma in una famiglia ci si aiuta, ci si viene incontro. Invece qui assistiamo alla negazione sistematica dei permessi della Legge 104 per assistere parenti disabili. Assistiamo a un uso della disciplina come una clava: contestazioni pretestuose, decurtazioni dello stipendio per danni causati da colleghi ai mezzi che, per essere recuperati, richiedono mesi di attesa lasciando le famiglie dei lavoratori con 200 euro in meno in busta paga. E poi i trasferimenti: se non sei allineato, vieni improvvisamente spostato da una mansione all’altra, o mandato a coprire le linee di Villafranca Tirrena come forma di punizione strisciante”.

L’ANALISI DI DI MENTO – UIL TRASPORTI

Nino Di Mento – UIL Trasporti

Rivolgendosi direttamente agli organi di stampa, Di Mento ha sottolineato in prima battuta l’importanza vitale di essere profondamente informati quando si affrontano le complesse dinamiche interne di ATM. La necessità di chiarezza nasce dal fatto che risulta talvolta difficile, anche per gli addetti ai lavori, decifrare le peculiari logiche e le atmosfere introdotte all’interno dell’azienda.

Il nodo centrale dell’intervento ruota attorno a una precisazione imprescindibile per comprendere la mobilitazione: lo sciopero indetto non è un attacco frontale all’azienda o a quanto di buono è stato prodotto fino a questo momento. Al contrario, Di Mento riconosce esplicitamente che l’ATM è una realtà strutturata che attualmente funziona. Il conflitto, dunque, non è di natura distruttiva o preconcetta, ma si configura come un problema prettamente sindacale che riguarda in via esclusiva le condizioni e i diritti dei lavoratori. Si tratta di una criticità cronica che le parti sociali si trascinano dietro da anni, un nodo mai sciolto che ha resistito inalterato nonostante i molteplici avvicendamenti ai vertici, dai consigli di amministrazione ai manager, fino all’attuale amministratore unico.

Secondo Di Mento la profonda frattura risiede interamente nella gestione del personale. Il sindacalista denuncia a chiare lettere che la messa a terra e l’applicazione concreta sia del contratto nazionale sia del contratto integrativo di secondo livello non sono per nulla garantite. Questo deficit operativo è imputabile a una gestione amministrativa e umana che Di Mento bolla in modo inequivocabile come del tutto “inefficiente”.

In un clima cittadino inevitabilmente infiammato dalla corsa elettorale per la carica di sindaco, la Uil Trasporti traccia una vigorosa linea di demarcazione. Di Mento rigetta con forza l’idea che il sindacato stia agendo in base a un preciso calendario politico o per assecondare questo o quel candidato. Il sindacato non ragiona seguendo la logica dei partiti, delle campagne o delle elezioni, ma risponde unicamente e rigorosamente alla logica dei contratti.

Lo sciopero di quattro ore, proclamato strategicamente per il 5 maggio, viene concepito non come una rottura insanabile, ma come un forte e deciso invito alla riflessione per l’attuale dirigenza. Essendo oggi il 2 maggio, il rappresentante sindacale lancia un ennesimo ponte per il dialogo, ricordando che ci sono ancora i tempi tecnici affinché l’azienda convochi le parti sociali in modo sereno attorno a un tavolo per trovare una soluzione ed evitare il blocco dei mezzi.

Un dettaglio di vitale importanza, evidenziato con estrema fermezza da Di Mento, è che la risoluzione ricercata dai lavoratori per appianare le divergenze è a totale “costo zero”. L’operazione non richiede infatti alcun esborso o sforzo economico aggiuntivo da parte dell’azienda per accogliere le legittime istanze sindacali.

In chiusura, Di Mento ricorda che i sindacati non hanno alcuna intenzione di fare sciopero “per sport”. La decisione di incrociare le braccia arriva solamente come estrema ratio al termine di procedure formali di raffreddamento che hanno previsto diversi incontri preliminari. In tutti questi delicati passaggi istituzionali, compresi i confronti in Prefettura dove l’esito è stato negativo, è mancato totalmente un reale contributo o una proposta valida da parte dell’azienda che potesse scongiurare l’agitazione. L’obiettivo finale dei lavoratori rimane uno solo: ottenere finalmente una gestione del personale chiara, efficace e all’altezza di una vera Società per Azioni (SPA), superando una volta per tutte quei meandri di inefficienza gestionale che i dipendenti di ATM non possono e non vogliono più tollerare.

L’ANALISI DALL’INTERNO DI ATM: ANTONIO ALOSI – FAISA CISAL

Antonio Losi – FAISA CISAL

Per Alosi, il bersaglio della protesta è esclusivamente l’attuale dirigenza di ATM, la cui gestione ha generato un malcontento diffuso tra i dipendenti. La mobilitazione, sostiene il rappresentante di Faisa Cisal, è l’atto finale di un lungo percorso in cui i lavoratori, nonostante le difficoltà quotidiane, hanno sempre garantito un servizio efficiente alla città, sopperendo spesso, con il proprio sacrificio, alle carenze organizzative.

Nel suo intervento, Alosi pone l’accento sulla necessità impellente di voltare pagina, sollecitando un intervento decisivo da parte del mondo politico. La vertenza ATM non può essere derubricata a una mera controversia interna, ma richiede un’assunzione di responsabilità da parte di chi si candida ad amministrare la città. Il messaggio di Faisa Cisal è chiaro: i futuri amministratori di Palazzo Zanca dovranno farsi carico di questa situazione, affrontando di petto i problemi gestionali di ATM e promuovendo un radicale cambiamento nei vertici aziendali.

In conclusione, Alosi ribadisce l’urgenza di ripristinare un clima di rispetto e di collaborazione all’interno dell’Azienda Trasporti. I lavoratori, sottolinea, non chiedono privilegi, ma semplicemente il riconoscimento dei propri diritti e condizioni di lavoro dignitose. Lo sciopero del 5 maggio, dunque, vuole essere un segnale forte e chiaro: è tempo di porre fine a una gestione inefficiente e di restituire ad ATM quella serenità necessaria per continuare a offrire un servizio di qualità alla città di Messina.

LE CONCLUSIONI DI MASSARO – ORSA

Massaro ha poi smontato la narrativa aziendale sui numeri delle proteste, respingendo l’idea di un sindacato isolato. Ha ricordato come, tra il 2021 e oggi, siano state indette ben sei azioni di sciopero a livello prettamente aziendale, un’anomalia per un territorio dove le agitazioni sono quasi sempre legate a vertenze nazionali. “L’azienda tenta di sminuire la protesta,” ha attaccato il sindacalista, “sostenendo che l’adesione si ferma al 13% o al 19%. Ma applicano una calcolatrice tutta loro: calcolano i lavoratori in sciopero durante quelle 4 ore sull’intero bacino dei 500 dipendenti aziendali, comprese le fasce orarie in cui il servizio è regolare e i dipendenti in ferie o in malattia. Se si fa il calcolo reale sui turni interessati dall’agitazione, le percentuali di adesione superano ampiamente il 70%. È un trucco matematico per mascherare una realtà triste: un profondo scollamento tra chi dirige e chi guida i mezzi”.

L’appello finale di Massaro, condiviso dalle altre sigle, è una chiamata alle armi per il futuro sindaco di Messina, che si tratti di Basile, Croce o Sciacca. “Questa azienda sta viaggiando a velocità di crociera, ma il motore sta fondendo perché brucia i diritti dei lavoratori. Chi subentrerà dovrà avere il coraggio di azzerare questa dirigenza o, quantomeno, imporle un drastico cambio di rotta. Non accetteremo più passerelle e finti tavoli di conciliazione in Prefettura dove l’azienda continua a negare l’evidenza. Il 5 maggio incrociamo le braccia per lanciare un monito: la pazienza è finita”.

Mariano Massaro ORSA
Natale Bagnaro CGIL