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La DIGOS indaga sul tesseramento di Sud chiama Nord nei servizi sociali del Comune di Messina. Indagine partita dalle dichiarazioni della senatrice Musolino e da Mancuso

- 10/06/2024

Il fatto che la Digos di Messina abbia convocato nelle scorse settimane numerosi dipendenti della Messina Social City al fine di riferire sui fatti inerenti il tesseramento di Sud chiama Nord all’interno della partecipata del Comune di Messina, confermerebbe che è in corso un’indagine approfondita. La Digos avrebbe avuto lo spunto dalle dichiarazioni pubbliche della Senatrice di Italia Viva Dafne Musolino e dalla giornalista e coordinatrice regionale di +Europa Palmira Mancuso. Quest’ultima oggetto di minaccia di ulteriore querela da parte del leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca nell’immediatezza di un “messaggino” whats’app con il quale “qualcuno” chiedeva i nomi dei votanti in favore di De Luca a fini “di anagrafe”. Una richiesta, questa, non giustificabile e probabile notizia di reato da approfondire nell’interesse proprio di Sud chiama Nord che si dichiara “estranea ai fatti”. Ma questa è un’altra storia, ma che in ogni caso confluirebbe anche questa nelle indagini della Digos che sono volte ad accertare la legittimità del tesseramento di gran parte degli assistenti sociali del dipartimento servizi sociali del Comune di Messina e di suoi dipendenti (sarebbero oltre 400). Ferma restando la libertà di scelta e di iscriversi al partito o al movimento desiderato, il punto oscuro rimane quello evidenziato da un modulo pubblicato proprio dalla Mancuso dove in calce vi sarebbe, in qualità di presentatrice dell’iscritto al movimento, proprio l’assessore alle Politiche sociali di Messina, Alessandra Calafiore. In discussione anche un passaggio presente nel modulo di adesione che impone al nuovo iscritto l’obbligo “ad osservare lo Statuto, a sostenere la linea politica, il programma e le iniziative del partito”. Un obbligo che mal si confà con chi svolge azione di sostegno ai più fragili, indipendentemente dall’orientamento politico. Elemento questo contestato dalla Senatrice di Italia Viva Dafne Musolino: è “inaccettabile che in una scheda di iscrizione venga assunto un impegno alla fedeltà alla linea politica e programmatica ed alle iniziative del partito, soprattutto quando il partito è quello della stessa amministrazione comunale che è anche il datore di lavoro”, dichiarò in una nota la Musolino. Da qui l’inchiesta in corso.