
Il virus dilaga in Sicilia, oggi il rapporto tra tamponi effettuati e positivi è salito al 32% rispetto al 24% di ieri, e oltre a provocare grandi disagi a Palermo e provincia per i ricoveri ha allarmato i sindaci che poco a poco prendono iniziative autonome e fanno slittare le lezioni in presenza.
In Sicilia il termometro della situazione è rappresentato dalla nuova ordinanza del presidente della Regione che da domenica al 19 gennaio ha dichiarato altri 42 Comuni “zona arancione”.
Tra questi vi sono grossi centri e i capoluoghi Enna, Siracusa e Caltanissetta. Dopo il confronto tra Musumeci e gli assessori all’Istruzione e alla Sanità il governo regionale ha confermato “di operare secondo le disposizioni del governo nazionale, con l’obiettivo di garantire lo svolgimento delle attività didattiche in presenza e in sicurezza, a partire da lunedì 10 gennaio”.
Faranno eccezione le ‘zone ad alta densità di contagi’ dichiarate con ordinanza del presidente della Regione, “tenuto conto dell’andamento della pandemia, per le quali è prevista la facoltà di procedere con la dad, previa ordinanza del sindaco e su conforme parere dell’autorità sanitaria”. Cioè le zone arancioni e rosse.
“Le misure urgenti proposte dal governo nazionale – dice la Regione – per il tracciamento dei contagi da Covid-19 nella popolazione scolastica prevedono approcci differenziati in relazione al numero degli studenti positivi, alla tipologia del ciclo educativo e allo stato vaccinale dei singoli. A questi è necessario attenersi in Sicilia”.
Ma i sindaci hanno paura dei contagi che partono dalle scuole, o vi arrivano, e sono in allarme. I sindaci di Misilmeri e Caccano, entrambi nel palermitano, con ordinanze hanno deciso lo stop delle lezioni in presenza rispettivamente fino al 14 e fino al 24. E anche quelli del comprensorio tirrenico-nebroideo, ricadenti nel distretto sanitario di Sant’Agata Militello, dopo aver inviato una lettera al prefetto di Messina e alla procura di Patti, nella quale si denuncia “l’insostenibile situazione di stallo in cui si trovano i servizi sanitari per la gestione dell’emergenza coronavirus”, oggi hanno emanato singole ordinanze per posticipare al prossimo 17 gennaio il ritorno in classe.
“Vogliamo conoscere i dati epidemiologici aggiornati per prendere le necessarie decisioni sulla riapertura o meno delle scuole” chiedono i sindaci della provincia di Palermo al commissario per l’emergenza Covid Renato Costa.
E nel capoluogo, dove si allestiscono, come due anni fa, tendoni da campo per fronteggiare l’emergenza, i dirigenti medici sono a lavoro per aumentare i posti letto dedicati ai malati col coronavirus. “Serve immediatamente un lockdown tra 15 e 20 giorni. Chiudiamo tutto altrimenti rischiamo una catastrofe” dice Vincenzo Provenzano, direttore medico del Covid Hospital di Partinico.
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