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Ottobre

Archivio di Stato, Musolino attacca il Governo in Senato: «Messina privata della sua memoria. Giuli risponda sullo scempio di Riposto»

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La senatrice di Italia Viva interviene durante le dichiarazioni di voto sulla ridenominazione dell’Archivio centrale dello Stato e denuncia il trasferimento del patrimonio documentario messinese in provincia di Catania. «Per consultare un documento bisogna attendere settimane». Ancora senza risposta, denuncia, l’interrogazione presentata al ministro della Cultura nel novembre 2025.

Archivio di Stato, Musolino attacca il Governo in Senato: «Messina privata della sua memoria. Giuli risponda sullo scempio di Riposto»
Archivio di Stato, Musolino attacca il Governo in Senato: «Messina privata della sua memoria. Giuli risponda sullo scempio di Riposto»

ROMA, 28 ottobre 2026 – A Roma si discute di cambiare il nome dell’Archivio centrale dello Stato. A Messina, intanto, per consultare un documento storico conservato in un deposito a Riposto, in provincia di Catania, occorrerebbe attendere settimane. È su questa contraddizione che la senatrice Dafne Musolino, vicecapogruppo di Italia Viva-Casa Riformista a Palazzo Madama, ha costruito oggi il suo intervento in occasione delle dichiarazioni di voto sul provvedimento riguardante gli archivi statali, riportando all’attenzione del Parlamento una vicenda che da oltre un anno penalizza la città dello Stretto.

«Mentre il Governo perde tempo a cambiare le etichette all’Archivio di Stato con una normetta a costo zero, a Messina si consuma una vergogna inaccettabile a danno della memoria storica della città», denuncia Musolino, contestando un intervento legislativo che considera distante dai problemi concreti delle strutture archivistiche italiane.

Il provvedimento all’esame del Senato, il disegno di legge 1804, già approvato dalla Camera lo scorso febbraio, prevede il cambiamento della denominazione dell’Archivio centrale dello Stato in Archivio nazionale. Una modifica che, secondo la parlamentare messinese, lascia irrisolte questioni ben più urgenti, a cominciare dalla disponibilità e dall’accessibilità dei documenti storici.

Il caso di Messina è emblematico. Dopo la cessazione della locazione dei locali di via La Farina, all’angolo con via Avellino, nell’ottobre del 2025, il patrimonio archivistico è stato trasferito in un deposito a Riposto. Nel frattempo il Ministero della Cultura ha individuato una nuova sede cittadina, in via Dogali 50, dove sono operativi gli uffici e la sala studio. Ma la disponibilità di spazi per il pubblico non coincide con il rientro del patrimonio documentario custodito fuori provincia.

«L’intero patrimonio dell’Archivio messinese, sfrattato dai locali di via La Farina, è stato letteralmente inscatolato e trasferito in un deposito a Riposto, in provincia di Catania», ricorda Musolino.

Le conseguenze, secondo la senatrice, ricadono direttamente sui cittadini e sugli studiosi. «Oggi, per consultare un documento, un cittadino messinese deve presentare un’istanza e attendere settimane affinché un dipendente si rechi fisicamente a Riposto a prelevare le carte, per poi riportarle a Messina. È una procedura folle, mortificante e indegna di un Paese civile».

Il problema riguarda un patrimonio di straordinario valore, costituito da migliaia di metri lineari di documenti, pergamene medievali, atti notarili e fondi prodotti nei secoli dalle istituzioni cittadine e provinciali. Materiale indispensabile per la ricerca storica, ma anche per le attività professionali e per le esigenze amministrative dei cittadini.

La vicenda ha alle spalle una lunga sequenza di tentativi per individuare una sistemazione definitiva. Nel dicembre 2025 il Ministero della Cultura aveva annunciato la nuova sede di via Dogali, presentandola come una soluzione capace di restituire alla città il proprio Archivio. Ma nel luglio successivo è stato necessario pubblicare un ulteriore avviso per la ricerca di un immobile da acquistare, dotato di spazi adeguati alla conservazione dei documenti. Segno che la sistemazione definitiva dell’intero patrimonio restava ancora da completare.

Musolino aveva sollevato formalmente la questione già il 26 novembre 2025, con l’interrogazione parlamentare numero 4-02549 indirizzata al ministro della Cultura Alessandro Giuli. Nell’atto chiedeva conto dei ritardi nella ricerca di una sede alternativa, delle trattative per l’acquisizione di nuovi immobili e delle ragioni per cui non fosse stata avviata per tempo una programmazione capace di evitare il trasferimento.

A distanza di undici mesi, la parlamentare denuncia di non avere ancora ricevuto risposta.

«Su questo scempio ho presentato da tempo una formale interrogazione al Ministro Giuli, rimasta colpevolmente lettera morta, come d’abitudine per questo Esecutivo. Oggi, intervenendo in Aula, ho preteso che il Ministro dia finalmente una risposta chiara e si assuma le proprie responsabilità di fronte ai cittadini».

La questione sollevata dalla senatrice riguarda anche il significato stesso della tutela del patrimonio culturale. Conservare gli archivi significa certamente garantirne l’integrità fisica, ma occorre assicurare che il materiale sia effettivamente accessibile a chi ne ha bisogno. Un Archivio di Stato non può esaurire la propria funzione nella custodia dei documenti, soprattutto quando la distanza tra il luogo di conservazione e quello di consultazione si traduce in ritardi e difficoltà per gli utenti.

«Siamo davanti a un provvedimento di facciata, che ignora le vere emergenze gestionali e lascia al palo le vere urgenze», sostiene Musolino. «Messina ha il sacrosanto diritto di conservare e consultare agevolmente la propria identità storica: non accetteremo che venga cancellata dall’incapacità organizzativa dello Stato».

La vicecapogruppo di Italia Viva annuncia quindi il voto contrario del suo gruppo al provvedimento, mentre resta aperta la questione del rientro definitivo degli archivi messinesi da Riposto.

E sul tavolo del ministro Giuli rimane l’interrogazione del novembre scorso, alla quale Musolino chiede una risposta che chiarisca tempi, responsabilità e soluzioni per restituire a Messina il proprio patrimonio documentario.

Archivio di Stato, Musolino attacca il Governo in Senato: «Messina privata della sua memoria. Giuli risponda sullo scempio di Riposto»
Archivio di Stato, Musolino attacca il Governo in Senato: «Messina privata della sua memoria. Giuli risponda sullo scempio di Riposto»
Archivio di Stato, Musolino attacca il Governo in Senato: «Messina privata della sua memoria. Giuli risponda sullo scempio di Riposto»

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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.