
Il caro gasolio ferma i trasporti e mette in ginocchio la distribuzione. A Messina presidi alla barriera di Tremestieri, mentre il pomodoro di Pachino resta nei campi. Domani il confronto con Salvini a Milano, ma il fronte degli autotrasportatori si divide.


Gli scaffali si svuotano, i camion restano fermi e nei magazzini si accumulano merci che rischiano di non arrivare più a destinazione. In Sicilia la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio comincia a presentare un conto salatissimo. Tra i 40 e i 50 milioni di euro di danni stimati in appena cinque giorni, secondo Confcommercio Sicilia. Una cifra che fotografa la vulnerabilità del sistema distributivo isolano, fortemente dipendente dai collegamenti marittimi e dal trasporto su gomma. Una vulnerabilità che è storica. La mobilitazione, iniziata il 16 ottobre, ha progressivamente rallentato la movimentazione delle merci nei principali scali commerciali, con ripercussioni sulle piattaforme logistiche e sui rifornimenti della grande distribuzione. Le difficoltà interessano soprattutto i prodotti freschi, ma in diversi supermercati cominciano a scarseggiare anche altri generi alimentari. Le criticità non sono uniformi: alcune catene segnalano ritardi contenuti, mentre altri punti vendita presentano reparti parzialmente sguarniti.
A Messina la protesta ha raggiunto anche la barriera autostradale di Tremestieri, dove dalla notte tra domenica e lunedì alcuni mezzi pesanti si sono fermati lungo la carreggiata, lasciando comunque liberi alcuni varchi. Situazioni analoghe sono state segnalate a San Gregorio, nel Catanese, e agli ingressi di Palermo. Il Comitato trasportatori siciliani ha precisato che i camion presenti ai caselli non appartengono alle imprese aderenti alla propria organizzazione.
Il conto della protesta: milioni di euro tra merci invendute e consegne saltate
A quantificare le conseguenze economiche è Confcommercio Sicilia, che individua nella filiera alimentare il comparto maggiormente esposto. Tra i 20 e i 25 milioni di euro riguardano le mancate vendite di ortofrutta, carne, latticini e altri prodotti refrigerati. Altri 12-15 milioni rappresentano i costi e le perdite delle piattaforme logistiche e dei centri di distribuzione, penalizzati dall’interruzione delle attività e dall’accumulo di merci e semirimorchi. A queste voci si aggiungono prodotti per un valore stimato tra gli 8 e i 10 milioni di euro che rischiano di deteriorarsi prima di raggiungere il mercato. Il presidente regionale di Confcommercio, Gianluca Manenti, richiama l’attenzione sulla fragilità logistica della Sicilia, dove anche un’interruzione relativamente breve dei collegamenti può incidere sulla disponibilità delle merci. Per le imprese commerciali, già alle prese con l’aumento dei costi di gestione, l’irregolarità delle forniture rappresenta un ulteriore fattore di sofferenza.
Il pomodoro di Pachino resta nei campi: l’allarme degli agricoltori
La situazione più delicata riguarda le produzioni agricole. I pomodori maturano, i tempi della raccolta non possono essere modificati e le celle frigorifere hanno una capacità limitata. Ogni giorno di fermo riduce il margine disponibile per commercializzare i prodotti. Dal Consorzio di Tutela del Pomodoro di Pachino IGP arriva un allarme preciso: tonnellate di prodotto non vengono raccolte perché manca la possibilità di consegnarle. Per una filiera fondata sulla freschezza e sulla rapidità della distribuzione, il blocco rischia di trasformare una produzione pronta per il mercato in merce da distruggere.
Il presidente del Consorzio, Sebastiano Fortunato, esprime solidarietà alle ragioni degli autotrasportatori, ma denuncia le conseguenze che il protrarsi della mobilitazione potrebbe avere sulle imprese agricole e sulle famiglie che vivono di questa attività.
La mediazione avviata dal vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura, Luca Sammartino, ha consentito una prima apertura: il Comitato trasportatori siciliani si è dichiarato disponibile a favorire la ripartenza delle consegne ortofrutticole attraverso i collegamenti terrestri sullo Stretto di Messina. Una soluzione parziale, perché le merci destinate al trasporto marittimo continuano a incontrare difficoltà. Il rischio di perdite resta elevato, soprattutto per le produzioni già raccolte.
Autotrasportatori divisi, domani il tavolo con Salvini
Sul fronte della vertenza si apre intanto una possibilità di accordo, ma le posizioni delle diverse organizzazioni non coincidono. Il Comitato trasportatori siciliani, coordinato da Salvatore Bella, ha manifestato la disponibilità a revocare il fermo qualora il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sottoscriva un protocollo contenente impegni concreti sulle richieste della categoria. Tra le questioni aperte figurano lo sblocco dei pagamenti arretrati, i crediti d’imposta sul gasolio, le risorse necessarie a compensare i maggiori costi e il riconoscimento di una rappresentanza stabile degli autotrasportatori siciliani ai tavoli istituzionali.
Il confronto è previsto per domani, martedì 20 ottobre a Milano. Il presidente della Regione, Renato Schifani, dopo un colloquio telefonico con Salvini, ha annunciato la partecipazione di una delegazione siciliana e la disponibilità del governo regionale a destinare nuove risorse al comparto attraverso le variazioni di bilancio all’esame dell’Assemblea regionale. Ma il fronte della protesta presenta già una frattura. Giuseppe Richichi, presidente dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), ha annunciato la decisione di dissociarsi dal Comitato e di proseguire autonomamente le iniziative di mobilitazione. Una posizione che potrebbe rendere più complicato il ritorno alla normalità anche nell’eventualità di un’intesa con il governo.
Le ragioni economiche della protesta rimangono pesanti. Le imprese denunciano l’aumento del prezzo del gasolio, l’incidenza dei costi dei traghetti e l’insufficienza dei sostegni pubblici. A livello nazionale, Trasportounito ha chiesto anche un adeguamento del 15 per cento delle tariffe dell’autotrasporto. Nel frattempo il fermo ha prodotto conseguenze su aziende che non partecipano alla mobilitazione, dai produttori agricoli ai commercianti, fino agli operatori della logistica. La giornata di martedì sarà decisiva per conoscere l’esito del confronto ministeriale. Il Comitato trasportatori siciliani ha già avvertito che, in assenza della sottoscrizione di impegni concreti, il fermo potrebbe proseguire fino al 27 ottobre.



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