
Il Report Caritas 2026, incrociato con le rilevazioni Istat e l’indagine diocesana, restituisce una fotografia delle difficoltà economiche nel capoluogo e nella città metropolitana. Redditi inferiori alla media nazionale, occupazione fragile e forti disuguaglianze fra i quartieri. In Sicilia il rischio di povertà raggiunge il 38,4%.

A Messina un lavoratore dipendente guadagna mediamente 15.684 euro lordi l’anno. La media italiana è di 23.630 euro. Quasi ottomila euro di differenza che, tradotti nella vita quotidiana, misurano la distanza tra chi può affrontare una spesa imprevista e chi deve aspettare lo stipendio successivo. Sono numeri dell’Istat, riferiti al 2023 e pubblicati nel rapporto sul Benessere equo e sostenibile dei territori 2026. E raccontano una parte della condizione economica di una città che continua a fare i conti con redditi bassi, occupazione insufficiente e fragilità sociali radicate.
Il Report statistico nazionale 2026 di Caritas Italiana, pubblicato lo scorso giugno, aggiunge elementi a questo quadro. La rilevazione riguarda il 2025 e fotografa un Paese nel quale 282.539 persone si sono rivolte ai servizi della rete Caritas, il 48% in più rispetto a dieci anni prima. Dietro ciascuna persona assistita c’è spesso un intero nucleo familiare. Il 24% degli utenti di cui è nota la condizione professionale risulta occupato. Il 28,1% viene seguito da almeno cinque anni. La povertà, dunque, può convivere con un impiego e accompagnare una famiglia per anni.

A Messina il fenomeno trova un terreno già segnato da debolezze economiche che emergono con particolare evidenza incrociando il rapporto nazionale con il XIV Rapporto sulle povertà della Caritas diocesana, presentato nel novembre 2025 e realizzato in collaborazione con l’Università di Messina.
Messina, oltre quattro contribuenti su dieci dichiarano meno di 15 mila euro
Nel Comune di Messina oltre il 40% dei contribuenti dichiara un reddito compreso tra zero e 15 mila euro annui. Il dato proviene dalle dichiarazioni fiscali del 2024, relative ai redditi 2023, ed è richiamato dall’Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse. Va precisato che reddito dichiarato e condizione di povertà non coincidono automaticamente: il primo non fotografa da solo la situazione economica dell’intero nucleo familiare. Resta comunque un indicatore della limitata capacità reddituale di una parte consistente della popolazione. Il rapporto Istat BesT 2025 permette di estendere l’analisi alla città metropolitana. Il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni nel territorio provinciale è del 50,2%, contro il 67,1% nazionale. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro, che comprende anche chi sarebbe disponibile a lavorare ma non cerca attivamente un impiego, raggiunge il 31,1%. La media italiana si ferma al 13,3%.
Anche il confronto sui redditi familiari evidenzia distanze significative. Nel 2022, ultimo anno disponibile per questo indicatore nel rapporto territoriale Istat, il reddito disponibile equivalente mediano nella città metropolitana di Messina era di 14.800 euro annui, a fronte dei 18.600 euro nazionali. Messina presenta la mediana più alta tra le province siciliane, ma rimane sensibilmente al di sotto del livello italiano. Il dato provinciale sui lavoratori dipendenti è ancora più eloquente: 15.684 euro di retribuzione media annua contro 23.630. Nello stesso territorio, il 13,7% dei pensionati percepisce trattamenti di basso importo, mentre la media italiana è dell’8,9%.

Le due Messina: nella terza circoscrizione un giovane su tre non studia e non lavora
Le differenze attraversano lo stesso capoluogo. La terza circoscrizione presenta alcuni degli indicatori sociali più critici, mentre la quarta registra generalmente condizioni migliori. Secondo l’indagine Istat sulle periferie ripresa dalla Caritas diocesana, nella terza circoscrizione il 33% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. Sono i cosiddetti NEET, giovani fuori dai percorsi di istruzione, formazione e occupazione. La media comunale è del 28%, mentre nella quarta circoscrizione scende al 25%.
La terza circoscrizione presenta alcuni degli indicatori sociali più critici, mentre la quarta registra generalmente condizioni migliori.
Nella stessa terza circoscrizione un giovane su cinque, tra i 18 e i 24 anni, ha abbandonato precocemente il sistema scolastico. A livello comunale la percentuale è vicina al 15%.
Il quadro si complica quando si osserva il mercato del lavoro. Il tasso di occupazione comunale tra i 20 e i 64 anni è del 52,6%, con la prima, la seconda e la terza circoscrizione al di sotto della media. Il rapporto diocesano registra anche un tasso di disoccupazione del 14,6% e una marcata differenza fra uomini e donne. L’inattività femminile raggiunge il 51,3%, contro il 27,2% maschile. A livello provinciale il divario occupazionale tra i due sessi è di 23 punti percentuali. La distanza si accentua nelle coppie con figli piccoli, dove sono soprattutto le donne a rinunciare all’occupazione. La geografia del disagio segue così anche quella delle opportunità disponibili: lavoro, istruzione, servizi per l’infanzia e assistenza alle persone non autosufficienti.
L’emergenza abitativa e il peso delle spese familiari
La casa rappresenta un altro elemento di vulnerabilità. Nel Comune di Messina il 34,3% delle famiglie non è proprietario dell’abitazione in cui vive. Nella terza circoscrizione la percentuale supera il 41%. La condizione di non proprietario non equivale naturalmente alla povertà, ma espone una parte dei nuclei familiari ai costi dell’affitto e alla difficoltà di sostenere aumenti delle spese domestiche. Tra le persone anziane che vivono sole e non possiedono l’abitazione, il rapporto diocesano individua una categoria particolarmente fragile. La difficoltà di accedere a una casa o conservarla, osserva la Caritas, può presentarsi anche nelle zone della città caratterizzate da redditi mediamente più elevati. Il Report nazionale 2026 registra problemi abitativi nel 34,9% delle persone accompagnate dalla rete Caritas. Le richieste di sostegno riguardano frequentemente il pagamento degli affitti e delle utenze, oltre alle situazioni di esclusione abitativa più grave. Sono difficoltà che interessano anche famiglie con una fonte di reddito. Uno stipendio modesto può non essere sufficiente quando una parte consistente delle entrate viene assorbita dall’abitazione.
La Sicilia e il divario tra povertà reale e persone assistite
Il Report Caritas 2026 dedica una parte specifica ai dati regionali. In Sicilia, nel 2025, sono state 11.898 le persone incontrate dai centri e dai servizi informatizzati della rete, rispetto alle 12.351 dell’anno precedente. I presìdi censiti sono passati da 183 a 188. Il calo delle persone registrate non equivale, tuttavia, a una riduzione della povertà nella regione. Il rapporto chiarisce che il numero degli assistiti dipende dalla diffusione dei servizi, dalla loro capacità di intercettare il bisogno e dall’effettiva registrazione degli interventi. Un confronto è particolarmente significativo. La Sicilia presenta un rischio di povertà del 38,4% secondo l’indicatore Istat riportato da Caritas, contro una media nazionale del 18,6%. Eppure, considerando il sottoinsieme di residenti utilizzato per il confronto statistico, risultano seguiti dai servizi Caritas appena 4,17 nuclei ogni mille famiglie siciliane, rispetto ai 6,06 nazionali.
La Sicilia presenta un rischio di povertà del 38,4%, contro una media nazionale del 18,6%
Il dato non permette di quantificare direttamente quante persone rimangano senza assistenza. Evidenzia però la distanza tra la diffusione del rischio economico e la capacità della rete informatizzata di registrare le richieste di aiuto. Per Messina e il suo territorio sono state diffuse anche stime secondo le quali il 26% delle famiglie vivrebbe in condizioni di povertà relativa o vulnerabilità, per oltre 150 mila residenti nella città metropolitana e circa 55 mila nel capoluogo. Nelle aree urbane maggiormente disagiate l’incidenza arriverebbe al 48%. Oltre 2.200 nuclei familiari sono assistiti dalla Caritas messinese, corrispondenti a circa 6.500 persone, e circa 1.500 lavoratori poveri chiedono aiuto pur avendo un’occupazione.
La povertà sanitaria: visite rinviate, esami e farmaci che pesano sul bilancio
La difficoltà economica incide anche sull’accesso alla sanità. Il rapporto Caritas 2026 dedica un intero approfondimento alla relazione tra povertà e salute. Nel 2025 il 16,1% delle persone assistite a livello nazionale, oltre 44 mila individui, presentava fragilità sanitarie. In Sicilia la percentuale è del 14,3%. Si tratta di condizioni che possono comprendere malattie croniche, disabilità, problemi di salute mentale e difficoltà di accesso ai percorsi assistenziali. L’Istat aveva già rilevato nel 2024 che il 9,9% della popolazione italiana, circa 5,8 milioni di persone, aveva rinunciato a visite mediche o accertamenti diagnostici. Il 5,3% indicava motivi economici e il 6,8% le lunghe liste d’attesa, ragioni che possono sovrapporsi.
Per Messina e provincia è stata avanzata una stima del 24,3% di rinunce alle cure tra le famiglie povere, con oltre 13 mila persone coinvolte. Il fenomeno della rinuncia alle prestazioni assume una particolare rilevanza nei territori dove redditi bassi e difficoltà lavorative riducono la capacità delle famiglie di ricorrere alla sanità privata quando quella pubblica non riesce a garantire tempi adeguati.
Messina e provincia ha una stima del 24,3% di rinunce alle cure tra le famiglie povere, con oltre 13 mila persone coinvolte.
Dall’assistenza economica alle persone senza dimora

Il rapporto della Caritas diocesana richiama anche gli effetti delle modifiche alle misure nazionali di contrasto alla povertà. Nel Comune di Messina risultavano 17.298 beneficiari del precedente Reddito di cittadinanza, a fronte di 6.652 domande accolte di Assegno di inclusione al momento della rilevazione pubblicata nel novembre 2025. Non si tratta di platee direttamente confrontabili: il passaggio da una misura all’altra ha modificato requisiti, destinatari e modalità di accesso. La Caritas segnala comunque il rischio che alcuni adulti senza minori, disabili o ultrasessantenni nel nucleo rimangano esclusi dall’Assegno di inclusione pur vivendo situazioni di precarietà occupazionale.
La dimensione più estrema del disagio emerge infine dal censimento Istat sulle persone senza dimora, condotto nella notte del 26 gennaio 2026. A Messina sono state contate 129 persone senza dimora: 104 ospitate nelle strutture di accoglienza notturna e 25 presenti in strada. Nel Report Caritas 2026 compaiono invece nove persone registrate nell’area messinese nelle specifiche categorie dei senza tetto e senza casa, sulla base delle informazioni dei servizi informatizzati. Due rilevazioni differenti, per metodologia e periodo considerato, che non possono essere sovrapposte. Il conteggio Istat riguarda chi era presente sul territorio comunale in una determinata notte; la Caritas registra chi è entrato in contatto con i propri servizi.
Per la città metropolitana rimangono le differenze economiche rilevate dall’Istat: un tasso di occupazione del 50,2%, una retribuzione media annua di 15.684 euro e una mancata partecipazione al lavoro che interessa il 31,1% della popolazione di riferimento. Nel capoluogo, intanto, l’indagine sulle periferie continua a segnalare il dato della terza circoscrizione: 33 giovani su cento, tra i 15 e i 29 anni, fuori contemporaneamente dalla scuola e dal lavoro.



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