
Il caso di Torre Faro si arricchisce di nuovi interrogativi. Nove anni di locazione per 330 mila euro, altri 315 mila per i lavori e nessuna proprietà dell’area. Il comitato In Riva allo Stretto indica un’alternativa: un terreno più grande, pianeggiante e già utilizzato da ATM come parcheggio. Ma la scelta dell’azienda è caduta sull’appezzamento di Roberto Ruggeri, più piccolo e sotto il livello stradale.



Magari con centomila euro ATM avrebbe potuto comprare il terreno di Torre Faro, ammesso naturalmente che il proprietario fosse disposto a venderlo a quella cifra. Ne spenderà invece 330 mila per prenderlo in affitto nove anni, aggiungendone altri 315 mila per trasformarlo in un capolinea attrezzato per gli autobus elettrici e in un parcheggio da 32 posti auto. Alla scadenza del contratto, salvo diverse previsioni contrattuali, la proprietà resterà al privato.
La differenza e l’economicità pubblica sta tutta qui, anzi non c’è per niente: 230 mila euro di denaro pubblico che, nell’ipotesi di un acquisto a centomila euro, sarebbero rimasti nelle casse della partecipata comunale. E con un vantaggio patrimoniale tutt’altro che trascurabile: ATM sarebbe diventata proprietaria dell’area sulla quale sta investendo. Faccenda chiusa.
Non è una valutazione immobiliare, ma un confronto economico elementare. Il terreno dell’imprenditore Roberto Ruggeri, acquistato presumibilmente tra il 2022 ed il 2023, secondo le testimonianze raccolte tra i residenti sarebbe stato offerto in vendita per circa 80 mila euro. Quanto Ruggeri abbia effettivamente pagato non è al momento documentato, ma non crediamo sia stata una cifra minore quella effettivamente conclusa. Ipotizziamo allora che ATM potesse acquistarlo per centomila euro, con un sovrapprezzo rispetto a quella precedente richiesta.
Il conto sarebbe stato semplice: 100 mila euro per il terreno, 315 mila per i lavori, complessivamente 415 mila euro, al netto delle spese accessorie dell’acquisto. Con la soluzione adottata, il costo previsto sale a 645 mila euro.
Quale convenienza economica giustifica una differenza di 230 mila euro? E quale ragionamento aziendale ha suggerito di finanziare opere durevoli su una proprietà altrui, senza assicurarsi preventivamente la disponibilità definitiva del terreno?
Allora ci chiediamo: esiste una valutazione comparativa fra acquisto e affitto? È stata tentata una trattativa per l’acquisizione? Quali condizioni economiche e contrattuali hanno fatto preferire la locazione? Perché la questione non passa per l’espropriazione che la neo presidente di ATM, Sterrantino, sostiene che non si possa fare, ma dall’opportunità dell’acquisto, molto più conveniente per la società e per la città, della onerosa e non risolutiva locazione. Non si tratta di questioni marginali per un’azienda interamente pubblica. In particolare quando la locazione dura nove anni e l’intervento programmato ha caratteristiche permanenti.
L’altro parcheggio, più grande e già utilizzato
Nel frattempo, sul tavolo arriva un secondo interrogativo. Il comitato In Riva allo Stretto – Messinesi per il cambiamento, con una nota diffusa il 12 ottobre, richiama l’attenzione su un terreno situato di fronte al Capo Peloro Resort, sempre in via Circuito.
Un’area che ATM conosce già, perché utilizzata come parcheggio temporaneo nel luglio 2023, in occasione dell’RDS Summer Festival. Pianeggiante, accessibile direttamente dalla strada e con una superficie di circa 2.300 metri quadrati, rispetto ai 1.700 dell’appezzamento scelto.
Secondo la ricostruzione contenuta nello studio di prefattibilità dell’ingegnere Giuseppe Pavone, quell’area avrebbe potuto ospitare 94 posti auto, contro i 32 attualmente previsti nell’area di Ruggeri e nel progetto ATM dopo la destinazione di parte dello spazio ai mezzi pubblici e alle infrastrutture di ricarica.
I numeri sono piuttosto eloquenti, ma non esauriscono il problema. Sul terreno di Ruggeri serviranno interventi di adeguamento della quota, muri di sostegno e rampe di accesso. L’altro appezzamento è già sostanzialmente al livello stradale e ha ospitato un parcheggio operativo. Quanto sarebbe costato adattarlo stabilmente alle esigenze dell’azienda? Quale canone sarebbe stato richiesto? Quanto sarebbe convenuto comprare il terreno? E soprattutto, perché scartare un’area di maggiori dimensioni, che avrebbe potuto richiedere interventi meno impegnativi? Il comitato sostiene che anche quel terreno sarebbe stato offerto ad ATM. La circostanza trova riscontro nella ricostruzione delle tre proposte esaminate dall’azienda. Non siamo dunque davanti a un’alternativa scoperta soltanto adesso. C’è, anzi, un particolare ancora più significativo: nelle valutazioni tecniche l’area davanti al resort risultava potenzialmente più redditizia di quella successivamente scelta. E quindi? Perché la scelta ha privilegiato Ruggeri?
Quei 300 metri che hanno deciso la partita
Nello studio di prefattibilità, il terreno davanti al Capo Peloro Resort veniva associato a una capacità teorica di 94 stalli e a ricavi stimati intorno ai 46 mila euro annui. Per l’area di Ruggeri, le stime erano inferiori, circa 33 mila euro. Quest’ultima cifra, peraltro, risulta più bassa del canone annuo medio della locazione: 330 mila euro divisi per nove anni equivalgono a circa 36.700 euro. Una differenza negativa di circa 3.700 euro all’anno, ancor prima di considerare le spese di gestione e manutenzione del parcheggio. Va verificato, naturalmente, quale peso economico sia stato attribuito anche alla funzione di capolinea e ricarica degli autobus. Eppure la scelta è ricaduta sull’area più piccola e più onerosa da sistemare.
La motivazione tecnica indicata nello studio riguarderebbe principalmente la distanza del terreno davanti al resort dal capolinea della navetta, stimata in circa 300 metri. Una distanza ritenuta tale da rendere il parcheggio meno appetibile come struttura di interscambio, destinandolo prevalentemente a un utilizzo stagionale. Ma il capolinea non è una costruzione immobile. Il comitato osserva che quello esistente, collocato su strada, si trova a poco più di 200 metri dall’area alternativa e avrebbe potuto essere trasferito. Sarebbe stato tecnicamente impossibile? Vi erano ostacoli alla circolazione, problemi di accessibilità degli autobus o limitazioni urbanistiche? Oppure la distanza è stata considerata insuperabile senza valutare una diversa organizzazione del servizio? La differenza è sostanziale, perché un conto è scegliere il terreno più funzionale sulla base di vincoli tecnici documentati, altro è assumere come immutabile la posizione di un capolinea che potrebbe essere ridisegnato all’interno del progetto.
Otto giorni per scegliere, nove anni per pagare
È l’azienda pubblica, semmai, che deve spiegare la convenienza della propria decisione e dimostrare perché quella soluzione fosse preferibile alle altre. Il comitato In Riva allo Stretto ha già presentato una richiesta di accesso agli atti e lamenta l’assenza di elaborati progettuali facilmente consultabili, compresi i rendering dell’intervento. Solleva anche interrogativi sulle autorizzazioni ambientali, la cui eventuale mancanza dovrà essere verificata sulla documentazione amministrativa. Intanto la prossima settimana, non oggi come era stato richiesto, la vicenda approda in commissione consiliare, dove sono attesi chiarimenti dai vertici ATM. Fra i documenti da esaminare dovrebbero esserci il contratto di locazione, lo studio comparativo delle offerte, il quadro economico dell’investimento e le valutazioni sull’eventuale acquisto del terreno.
Resta poi un’altra questione, concreta quanto le cifre. Alla scadenza dei nove anni, quale sarà la sorte delle infrastrutture costruite con denaro pubblico? ATM potrà rimuoverle? Avrà un diritto di rinnovo? È prevista un’indennità per le migliorie lasciate al proprietario? Sono condizioni che possono cambiare radicalmente la valutazione economica dell’operazione e che dovrebbero essere indicate con precisione.
Nel frattempo i lavori sono stati affidati e il terreno rimane privato. Di fronte al Capo Peloro Resort resta disponibile, almeno secondo quanto segnala il comitato, l’altra area già utilizzata per la sosta. Più grande, a quota strada, scartata nonostante le stime di maggiore capacità e redditività. ATM dovrà spiegare perché, fra queste possibilità, abbia scelto di investire 645 mila euro in un terreno che, al termine dei nove anni di locazione, non sarà comunque suo.


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