
Per il nuovo capolinea Atm paga nove anni di affitto e un cantiere da oltre 600 mila euro, ma la terra resta di proprietà di Roberto Ruggeri. Lo stesso che il Comune ha già finanziato con tre edizioni del Summit, spendendo oltre mezzo milione di soldi dei cittadini.



A Torre Faro, in via Circuito, c’è un pezzo di terra di millesettecento metri quadrati che non appartiene alla città. Appartiene a un privato, e fin qui nulla da dire: la proprietà è cosa rispettabile. Strano, semmai, è quello che la città ci sta costruendo sopra.
La cronaca e le determine confermano che dopo tre anni di iter l’Atm, l’azienda dei trasporti il cui unico azionista è il Comune, cioè noi, ha consegnato i lavori per un nuovo capolinea. Ci saranno stalli per gli autobus elettrici con le loro colonnine di ricarica e trentadue posti per le automobili. Il terreno ATM l’ha preso in affitto per nove anni: trecentotrentamila euro di canone, trecentoquindicimila per l’appalto, in tutto oltre seicentomila euro. Titolarità nisba. Passati i nove anni la terra, infatti, tornerà a chi l’aveva già, ed è bene che qualcuno si chieda che ne sarà, allora, di quanto vi è stato costruito.
Affittare è più rapido che espropriare e meno gravoso che comprare. Può darsi. Ma seguiamo questa storia dall’inizio.
Nel maggio del 2023 l’Atm pubblicò un avviso: chi possedeva terreni in via Circuito si facesse avanti entro otto giorni. Ben rapido come avviso e c’è da capire quanto pubblicizzato. Insomma, alla fine della fiera si fecero avanti in tre. Un tecnico esaminò le offerte e giudicò migliore quella sita tra via Circuito e via Nuova. Quella il cui proprietario è Roberto Ruggeri.
A Palazzo Zanca il nome è noto e ricorrentemente. È quello dell’uomo del Sud Innovation Summit: tre edizioni sulle quali il Comune ha scommesso oltre mezzo milione di euro, servizi annessi e connessi compresi. Di quelle tre edizioni la città, a cercarne i frutti, ricorda ancora solo e soprattutto le promesse.
Nessuno dice che la scelta sia stata tecnicamente sbagliata. Anzi, è probabile che tutto sia stato fatto secondo le regole, con un certo senso di inquietudine. Tre volte il Comune ha pagato per un’idea che doveva portare ricchezza. Ora paga per una terra che resterà di chi la possedeva. Un cerchio quasi perfetto.
Fatto sta che nell’estate del 2024 il consiglio d’amministrazione dell’Atm diede il via libera. Uno dei tre componenti, Salvatore Ingegneri, votò contro. Uno solo, e non si sa che cosa vide quel giorno che agli altri sfuggì.
Oggi ci chiediamo: il Consiglio comunale ne ha discusso? Qualcuno ha alzato la mano per chiedere se convenisse spendere seicentomila euro dei messinesi senza che un solo metro di quella terra diventasse della città? Se qualcuno l’ha fatto non ne è rimasta traccia.
Morale della favola: tra nove anni gli autobus continueranno ad arrivare, a girare nello spiazzo, a ripartire. Ma la terra sarà sempre lì e sempre di Ruggeri. Insomma gli autobus passano. I soldi della città volano. La terra resta, ma non di proprietà dei messinesi.
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