
La Giunta respinge le accuse di conflitto di interessi sul ricorso elettorale difendendo l’azione dell’Ente, ma la minoranza taglia corto e annuncia l’invio degli atti a Procura e Corte dei conti: «Le giustificazioni andranno fornite nelle sedi preposte, non a noi».

Il botta e risposta tra l’amministrazione comunale di Messina e l’opposizione si consuma su due registri stilistici e politici diametralmente opposti: da una parte l’articolata, quasi accademica, arringa difensiva della Giunta (probabilmente stilata da un legale); dall’altra la gelida e lapidaria controreplica del gruppo consiliare “Marcello Scurria Sindaco”. Una chiusura tranchant che svuota di significato la dialettica a mezzo stampa e sposta l’asse dello scontro direttamente nelle aule di giustizia.
La risposta dei consiglieri di minoranza Marcello Scurria e Capurro alla lunga autodifesa dell’amministrazione è lapidaria e non lascia spazio a interpretazioni. «Prendiamo atto delle spiegazioni fornite dal Sindaco», esordiscono, ma il tono formale prelude all’affondo. Se per gli aspetti strettamente politici la minoranza rimanda il confronto al prossimo Question Time in Consiglio comunale («dove porremo le nostre domande e ci aspettiamo risposte puntuali»), è sul fronte della legittimità degli atti che il gruppo cala l’asso.
«Per i profili amministrativi, contabili e penali – incalzano i consiglieri – riteniamo doveroso informare e segnalare i fatti e trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica e alla Procura regionale della Corte dei conti». Un passaggio delle carte in piena regola, accompagnato da un messaggio chiarissimo all’indirizzo della Giunta: «Qualora le autorità competenti dovessero ritenere di richiedere ulteriori chiarimenti, sarà nelle sedi preposte che tali spiegazioni dovranno essere fornite e non certo a noi». Come a dire: il tempo delle giustificazioni politiche è finito, ora a parlare saranno le indagini. «Noi – concludono – continueremo a svolgere il nostro ruolo di consiglieri con serietà, trasparenza e nell’interesse della città».
Il casus belli: la difesa del Comune
Ma cosa aveva innescato questa reazione così netta? Il nodo del contendere è la decisione del Comune di Messina di costituirsi nel giudizio elettorale scaturito dal ricorso contro l’esito del voto del 24 e 25 maggio 2026 (che chiede l’annullamento della proclamazione del primo cittadino). Scurria aveva sollevato in conferenza stampa uno spettro pesante: un presunto conflitto di interessi e un illegittimo impiego di risorse pubbliche, accusando la Giunta di usare i soldi dell’Ente per difendere le poltrone personali di Sindaco e assessori.
Accuse che l’amministrazione ha tentato di smontare con una nota fluviale e tecnicamente dettagliata. Per il Comune, la costituzione in giudizio «non costituisce una scelta discrezionale dettata da valutazioni di carattere politico o da esigenze di tutela personale, ma è funzionale alla tutela dell’interesse istituzionale dell’Ente». Palazzo Zanca, insomma, difende la regolarità del procedimento elettorale e la propria stabilità. L’eventuale coincidenza tra la difesa dell’istituzione e il mantenimento della carica da parte degli eletti viene definita una mera «sovrapposizione» e un «effetto riflesso», insufficiente a configurare un conflitto di interessi.
La Giunta aveva inoltre precisato che il Sindaco, per ragioni di trasparenza, non ha partecipato alla deliberazione sostanziale sulla costituzione in giudizio, limitandosi in seguito a firmare la procura alle liti, atto prettamente processuale. E aveva rimproverato Scurria di «presentare pubblicamente l’interpretazione dei fatti come se l’illegittimità della condotta fosse già stata accertata».
Una lunga e articolata difesa d’ufficio che, tuttavia, si è infranta contro il muro di gomma dell’opposizione. Il dibattito, ora, esce dai corridoi del Palazzo e si prepara a entrare in Tribunale.








