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Caccia alla donna che ha aggredito l’avvocato con l’acido: nel suo passato l’omicidio del marito

- 28/09/2026

Le ricerche dei carabinieri tra Messina e Catania. Il legale Pierfrancesco Broccio, ustionato sul 20% del corpo, si è salvato proteggendosi il volto con il braccio. L’allarme del Consiglio Nazionale Forense sulle violenze contro i difensori.

MESSINA — È una caccia senza sosta quella che impegna i carabinieri tra le province di Messina e Catania, sulle tracce della quarantasettenne accusata di aver aggredito con l’acido l’avvocato Pierfrancesco Broccio. La donna, residente nell’hinterland etneo, si è data alla fuga lo scorso 25 settembre subito dopo aver spruzzato una sostanza corrosiva addosso al professionista cinquantottenne, procurandogli ustioni sul 20 per cento della superficie corporea.

Il quadro investigativo restituisce il profilo di una donna con un passato criminale di estrema gravità: nel 2007 era stata condannata per l’omicidio del marito, scontando l’ultima parte della pena nell’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario (Opg) di Barcellona Pozzo di Gotto. Dal 2020 era tornata in stato di libertà, senza ulteriori pendenze con la giustizia.

L’avvocato Broccio resta ricoverato al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Cannizzaro di Catania. Seppur provato dal dolore, i medici registrano un lento ma costante miglioramento. È stato lui stesso, dal letto di degenza, a ricostruire agli inquirenti i drammatici istanti dell’agguato, avvenuto all’interno della sua auto.


“Gli avvocati sono i primi destinatari della domanda di giustizia che proviene dai cittadini», ha sottolineato Greco, lanciando l’allarme contro una sempre più strisciante insofferenza verso la funzione difensiva. Un clima di tensione che rende necessaria e urgente la tutela garantita dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione della professione di avvocato, aperta alla firma degli Stati lo scorso 12 marzo 2025”.

— Francesco Greco, Presidente del Consiglio Nazionale Forense

Venerdì pomeriggio il legale era andato a prendere la donna alla stazione ferroviaria di Messina. La conosceva, avendola già difesa in due occasioni passate, e aveva accettato di visionare i documenti di un nuovo procedimento in cui lei figurava come parte offesa. Un appuntamento affrontato con un certo istintivo disagio, tanto che Broccio aveva inutilmente cercato di farsi accompagnare da un amico. I timori si sono concretizzati durante il tragitto in auto verso Santo Stefano. Dopo una prima conversazione, la cliente gli ha strappato improvvisamente gli occhiali dal viso, lanciandoli dal finestrino. Il legale ha accostato per recuperarli, ha guidato per altri duecento metri e ha poi fermato nuovamente la vettura, aprendo le portiere, con l’intento di visionare velocemente i documenti e chiudere il prima possibile un incontro diventato surreale e ingestibile.


Profilo di una donna con un maglione dolcevita ruggine e borsa bianca. Sta guardando in alto con gli occhi chiusi.

“L’avvocatura è un presidio fondamentale per la tutela dei diritti, eppure chi la esercita si trova sempre più spesso esposto a violenze fisiche e verbali del tutto ingiustificabili. Non è tollerabile che i professionisti diventino il bersaglio di frustrazioni personali o tensioni mentre compiono semplicemente il proprio dovere. Quanto accaduto, inoltre, porta alla luce l’urgenza di affrontare una grande criticità del nostro tempo: il dilagante disagio psichico. Si tratta di un’emergenza profonda di fronte alla quale i professionisti si trovano sempre più spesso disarmati e lasciati soli. È ormai improrogabile che la società civile e le istituzioni si facciano carico di questo problema in modo sistemico, offrendo risposte strutturali, percorsi di cura e reti di supporto adeguate prima che le situazioni degenerino in violenza. A Pierfrancesco va il mio abbraccio e il mio totale sostegno in questo momento difficile”

—Dafne Musolino, Senatrice Italia Viva – Casa Riformista

È in quel momento che è scattata l’aggressione. Fingendo di aver sete, la quarantasettesenne ha estratto dalla borsa una bottiglietta a forma di cono, spruzzandogli contro il liquido corrosivo. Broccio si è salvato grazie al puro istinto: non trovandosi in posizione perfettamente frontale, ha sollevato il braccio a scudo degli occhi. La sostanza appiccicosa gli ha comunque devastato un braccio, il collo, il naso, un orecchio, parte del torace, la mascella e le cosce. La violenza dell’acido gli ha liquefatto i vestiti addosso, fondendo perfino la plastica del telecomando dell’auto che stringeva tra le mani. Il professionista è fuggito di corsa verso il suo studio per chiamare il 112, innescando l’intervento immediato di carabinieri e 118, seguiti dal trasferimento d’urgenza al Policlinico e, successivamente, a Catania per l’intervento in anestesia totale.

Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.