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Messina Social City: l’amnesia selettiva dell’assessora e i conti che non tornano

- 24/09/2026

Nascondersi dietro il prezioso lavoro degli operatori sociali, usandoli come scudo umano contro le legittime richieste di trasparenza, è un vizio vecchio che non incanta più. Non si usino i lavoratori e la loro dignità per difendere l’operato dell’amministrazione!

La memoria selettiva, vizio antico e radicato della politica, ha un difetto imperdonabile: prima o poi sbatte contro gli archivi. E, ormai, il web ha memoria lunga, incancellabile e consultabile. L’assessora Alessandra Calafiore, da otto anni saldamente al proprio posto e in consiglio rimasta in assoluto silenzio, oggi con la consueta foga, sbotta e chiede sdegnata: “Dov’erano i consiglieri ai tempi delle cooperative?“. Già, dov’erano. Forse l’assessora dovrebbe farsi un giro nelle cronache del 17 ottobre 2018. Lì scoprirebbe che Libero Gioveni e altri tredici colleghi misero nero su bianco proprio la richiesta di una commissione d’inchiesta sui servizi sociali. Altro che silenzio. Certo, all’epoca non se ne fece nulla, ma a Palazzo Zanca sedeva già l’amministrazione di Cateno De Luca. La favoletta del passato in cui tutti tacevano e acconsentivano è, per l’appunto, una favoletta. Smentita clamorosamente dalle carte.

Se Calafiore vuole fare i nomi di chi ha taciuto, li faccia. Il generico “dov’erano tutti” è roba da comizio, non ricostruzione storica. I fatti dicono che l’istanza arrivò prima ancora che la Messina Social City nascesse.

Nessuno nega i meriti, quando ci sono. L’internalizzazione ha prodotto la stabilizzazione di 148 precari nell’agosto 2022. Un fatto concreto, innegabile. Ma sventolare i contratti a tempo indeterminato non cancella la realtà. Il posto fisso non significa per forza un lavoro dignitoso. Nel settembre 2023, Cgil e Cisl lamentavano in commissione buste paga misere, part-time asfissianti e retribuzioni inchiodate al vecchio contratto delle cooperative. Oggi fa quadrato anche la Fiadel. L’Eden del welfare cittadino ha parecchie crepe e le scorie del passato, a quanto pare, sono ancora lì.

E poi ci sono i numeri, il grande oppio degli amministratori. Calafiore sciorina cifre come fossero sentenze inappellabili: 5.300 persone assistite al giorno, 1.400 studenti sugli scuolabus, 900 minori seguiti a scuola. Bellissimo. Ma da dove saltano fuori? Quel numero magico di 5.300 figurava già nei report del 2023. Sono sempre gli stessi assistiti? Nessun cambiamento nei numeri dal 2023 ad oggi? Come è possibile? Sono dati attuali o fondi di magazzino riciclati? E, soprattutto, contare le teste non significa misurare l’efficienza. Un elenco di nomi non ci dice se il servizio funziona, quanto costa alla collettività, quanto si aspetta e con quale qualità viene erogato. Fare la somma degli utenti è banale propaganda; valutare l’efficienza della spesa è amministrazione.

Lo stesso teatrino va in scena sui controlli. L’assessora evoca relazioni trimestrali e rigide verifiche sui progetti. Quali? Fatte da chi? Su quali progetti e con quali esiti? Il nulla. Evocare i controlli senza mostrare le carte è come pretendere di aver pagato il conto senza mostrare la ricevuta. Fuori i verbali, i rilievi, le risposte dell’azienda. Altrimenti è solo fumo negli occhi.

Calafiore vuole che ci si concentri sul contratto di servizio. E sia. Ma discutere del contratto significa esattamente questo: misurare costi, obblighi e standard. Chi chiede una commissione d’inchiesta deve certamente motivarla, ma chi amministra ha l’obbligo di rendere conto di ogni singolo euro speso. Nascondersi dietro il prezioso lavoro degli operatori sociali, usandoli come scudo umano contro le legittime richieste di trasparenza, è un vizio vecchio che non incanta più. Non si usino i lavoratori e la loro dignità per difendere l’operato dell’amministrazione!

Il passato delle cooperative va giudicato, criticato e soppesato, ma gli eventuali errori di ieri non sono un salvacondotto per le opacità di oggi. L’assessora ha ragione su una cosa sola: la memoria non può essere selettiva. Si faccia un nodo al fazzoletto e riparta da quel 17 ottobre 2018.

GIUBE