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PNRR, Messina salvata in calcio d’angolo: 130 milioni fuori dal target europeo. Ma adesso il tempo sta davvero finendo

- 04/09/2026

Otto grandi interventi della Città Metropolitana non hanno rispettato la scadenza del 30 giugno 2026 e potranno essere conclusi entro il 31 dicembre 2027. Ma la proroga non cancella i ritardi. E aggiungendo l’ex Macello, anch’esso finito nel “tempo supplementare”, nel territorio sono quasi 149 milioni di opere da portare al traguardo.

Salvati in calcio d’angolo. Ma salvati, per adesso, soltanto dal fischio finale.

Diciamocelo con chiarezza. La proroga concessa dal Governo fino al 31 dicembre 2027 ad alcune opere del PNRR non può trasformarsi nella comoda rappresentazione di un semplice allungamento dei tempi. Il decreto del 31 luglio 2026 racconta qualcosa di molto più netto: otto interventi della Città Metropolitana di Messina non sono stati considerati in grado di essere ultimati entro il 30 giugno scorso e sono stati quindi espunti dal gruppo delle opere utilizzate dall’Italia per dimostrare a Bruxelles il raggiungimento del target europeo. Non è stata spostata la scadenza europea. È stato spostato, per quelle opere, il traguardo.

Il Ministero dell’Interno, sulla base dei dati caricati su ReGiS aggiornati al 18 maggio 2026 e delle interlocuzioni con le Città metropolitane, ha verificato che esisteva comunque un numero sufficiente di altri interventi in Italia per centrare l’obiettivo comunitario: almeno 300 progetti completati nelle 14 Città metropolitane e almeno tre milioni di metri quadrati interessati. Ha potuto così togliere dal conteggio 251 interventi destinati a non arrivare in tempo al 30 giugno. Tra questi ce ne sono otto della Città Metropolitana di Messina. E questo è il primo dato politico e amministrativo che non dovrebbe essere nascosto dietro la parola “proroga”: quelle opere erano in ritardo rispetto al cronoprogramma europeo. Il nuovo termine al 31 dicembre 2027 non cancella quel ritardo. Gli concede altri diciotto mesi rispetto all’originaria scadenza.

Otto opere, 130 milioni ancora da completare

L’elenco è pesante, non soltanto economicamente. Ci sono i 55,66 milioni della Città del Ragazzo, destinata al progetto “Dopo di Noi”; i 21,67 milioni dell’ex Colonia Iria di Sant’Agata di Militello; i 16 milioni degli ex Magazzini Gazzi; i 13,94 milioni dell’ex IAI; i 10 milioni per Capo Peloro, Torri Morandi, Pilone e area Sea Flight; i 7,55 milioni dell’ex Villaggio Le Rocce di Taormina; i 3 milioni per la riqualificazione di Camaro e i 2,23 milioni dell’ex Fonderia Ragno. Totale: circa 130,05 milioni di euro.

Su ciò che è stato fatto – o non è stato fatto – negli anni trascorsi, è ANCE Messina che ha acceso il faro. Con un distinguo netto: un conto è avere aggiudicato un appalto integrato. Altro è avere un progetto esecutivo approvato. Altro ancora è avere un cantiere realmente aperto, uno Stato di Avanzamento dei Lavori consistente, una spesa avanzata e soprattutto una data credibile di ultimazione.

Secondo la ricognizione dell’associazione dei costruttori, Città del Ragazzo, ex Colonia Iria, Capo Peloro, ex Villaggio Le Rocce ed ex Fonderia Ragno risultano avere già affidamenti dell’appalto integrato. Ma la situazione cambia per gli altri interventi: per l’ex IAI, soltanto nel febbraio 2026 risultano approvati il progetto esecutivo e uno stralcio funzionale; per Camaro e gli ex Magazzini Gazzi ANCE ritiene necessario seguire con particolare attenzione i successivi passaggi procedurali.

Quindi la domanda la ribadiamo: quanto del tempo disponibile dal 2022 al giugno 2026 è stato effettivamente utilizzato?

Gli stessi atti della Città Metropolitana mostrano che numerosi affidamenti risalgono alla fine del 2023. Per la Città del Ragazzo, ad esempio, l’appalto integrato veniva affidato nel 2023, mentre nel 2026 compaiono ancora atti relativi a varianti e ulteriori passaggi esecutivi. Per gli ex Magazzini Gazzi l’affidamento dell’appalto integrato è anch’esso del dicembre 2023, mentre nel febbraio di quest’anno è stata adottata una determina relativa alla rinuncia ad una precedente procedura Invitalia per i servizi di verifica: attenzione, non una rinuncia all’opera o al finanziamento, ma comunque un ulteriore elemento di una macchina procedurale che ha continuato a muoversi a pochi mesi dalla vecchia scadenza.

E c’è anche l’ex Macello: altri 18,7 milioni nel tempo supplementare

Il quadro, però, non finisce con gli otto Piani urbani integrati. Con un altro decreto, quello del 24 luglio 2026 relativo alla Missione 5, Componente 2, Investimento 2.1 sulla rigenerazione urbana, è finito tra le opere “no target” anche il progetto dell’ex Macello di Messina, finanziato per 18.713.524 euro. Lo certifica direttamente il Comune: progettazione effettuata, gara e affidamento eseguiti, lavori in corso, ma intervento non concluso. E soprattutto una dicitura inequivocabile: inserimento nell’Allegato 1 tra le opere che non concorrono al target UE per la “mancata ultimazione entro il 30 giugno 2026”. Nuovo termine: ancora una volta 31 dicembre 2027.

Così, limitandosi a queste due misure del Ministero dell’Interno, tra Piani urbani integrati ed ex Macello il territorio messinese arriva a quasi 149 milioni di euro di interventi che non hanno rispettato la scadenza europea e devono adesso essere completati entro la fine del 2027. Nel solo capoluogo, sottraendo dall’elenco metropolitano Sant’Agata di Militello e Taormina, il valore supera i 119 milioni. Non sono soldi perduti. Ma non sono neppure soldi messi al sicuro per sempre.

Il vero rischio comincia adesso

Mancano ormai meno di sedici mesi al 31 dicembre 2027. E sedici mesi, nell’esecuzione di grandi opere pubbliche, possono essere pochissimi.

Il pericolo maggiore riguarda inevitabilmente gli interventi che presentano ancora passaggi progettuali o amministrativi non definitivamente consolidati. Ex Magazzini Gazzi e Camaro sono oggi quelli sui quali ANCE invita esplicitamente a mantenere alta l’attenzione. Il progetto esecutivo e lo stralcio funzionale sono arrivati soltanto nel 2026.

Per le opere già in cantiere il problema cambia ma non scompare. Bisognerà verificare avanzamento reale, SAL, varianti, eventuali contenziosi, disponibilità delle aree, tempi di fornitura, capacità delle imprese e soprattutto coerenza tra cronoprogramma formale e cantiere fisico. Perché il 31 dicembre 2027 non può diventare semplicemente un’altra data da spostare.

Il decreto mantiene infatti per queste opere tutte le condizionalità del Piano, il monitoraggio e la rendicontazione su ReGiS. E richiama espressamente anche la tutela degli interessi finanziari dell’Unione e la possibilità di revoca dei contributi in presenza di utilizzi non conformi alle regole.

Secondo ANCE Messina, quindi, il problema il punto non è avere ottenuto più tempo. È capire come verrà utilizzato.

Servirebbe adesso qualcosa di molto meno celebrativo e molto più concreto: un monitoraggio pubblico, intervento per intervento, con percentuale fisica dei lavori, importi liquidati, SAL raggiunti, varianti approvate, criticità pendenti e data prevista di ultimazione.

La proroga ha impedito che il 30 giugno 2026 diventasse il giorno della resa dei conti per questi cantieri. Ma quella resa dei conti è stata soltanto rinviata. Al 31 dicembre 2027. E stavolta il calcio d’angolo non ci sarà più.