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Evasione ad Augusta: detenuto messinese scavalca il muro e fa perdere le tracce

- 27/08/2026

Marco D’Angelo, 38 anni, stava scontando una condanna a oltre undici anni per droga. L’allarme scattato con ore di ritardo. Caccia all’uomo: non si esclude l’aiuto di un complice all’esterno.

SIRACUSA – Una fuga studiata nei minimi dettagli, sfruttando un ruolo di fiducia e il momento esatto di un cambio turno. È in corso una massiccia caccia all’uomo per rintracciare Marco D’Angelo, 38enne originario di Messina (nato il 16 aprile 1988), evaso dal carcere di Augusta, in provincia di Siracusa. L’allontanamento risalirebbe al pomeriggio di ieri, ma la scoperta è avvenuta con un ritardo che ha garantito al fuggitivo un vantaggio cruciale: l’allarme ufficiale è scattato soltanto intorno alle 19:00, quando il personale di custodia ha accertato l’assenza dell’uomo durante i controlli.

D’Angelo si trovava dietro le sbarre per scontare una pena definitiva di 11 anni e 8 mesi, emessa dalla Corte d’Appello di Messina per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, con un fine pena teoricamente fissato al 24 febbraio 2031. Una posizione giudiziaria tutt’altro che chiusa, aggravata da ulteriori procedimenti in corso per reati contro il patrimonio: il trentottenne è in attesa di giudizio per diversi furti e per una rapina commessa nel 2015 a Villafranca Tirrena.

Il tassello decisivo dell’evasione ruota attorno alle mansioni che il detenuto svolgeva all’interno dell’istituto. D’Angelo era infatti addetto al sopravvitto, incaricato di gestire e distribuire i generi alimentari e di conforto extra acquistati dai reclusi. Si tratta di un ruolo fiduciario che, per natura, garantisce un margine di movimento più ampio e meno vincolato all’interno degli spazi carcerari.

Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe sfruttato proprio questa parziale libertà per studiare le abitudini e i turni del personale penitenziario. Nel pomeriggio di ieri, approfittando del momento di transizione durante un cambio della guardia, è riuscito a eludere i sistemi di sicurezza interni, a raggiungere il muro di cinta e a scavalcarlo.

Le indagini e le ricerche, immediatamente estese su tutto il territorio regionale, procedono a ritmo serrato. Gli inquirenti seguono una pista ben precisa: l’ipotesi più accreditata è che D’Angelo non abbia fatto tutto da solo. Appare altamente probabile la presenza di un basista o di un complice appostato all’esterno del carcere di Augusta, pronto a prelevarlo a bordo di un veicolo per agevolarne il rapido allontanamento e coprirne le prime ore di latitanza.