

La tensione politica a Messina si riaccende in piena estate, innescata dalle recenti rivelazioni di stampa e dalle successive, accese, dichiarazioni del primo cittadino. Al centro del dibattito c’è il rischio di un clamoroso ritorno alle urne, un’ipotesi sollevata da un parere giuridico della Regione Siciliana, finora secretato, riguardante la presentazione delle liste elettorali del partito “Sud chiama Nord”.
La miccia è stata accesa il 19 agosto da un articolo della Gazzetta del Sud, che ha svelato i dettagli del documento redatto dall’Ufficio legislativo e legale regionale. Secondo il parere, il movimento politico avrebbe dovuto raccogliere le firme per presentare ulteriori quattordici liste. Una rivelazione che ha provocato l’immediata reazione del sindaco di Messina, il quale ha diramato un duro comunicato stampa, rilanciato anche sui propri canali Facebook e Instagram, sia istituzionali che personali, con il titolo “il consenso dei cittadini parla chiaro. Andiamo avanti senza farci intimidire”. Nel testo, il primo cittadino ha ribadito la volontà di proseguire il proprio mandato, ipotizzando che il leader Cateno De Luca stia spaventando “troppe lobby e troppi vecchi santuari della politica regionale e nazionale”.
Parole forti che non sono passate inosservate tra i banchi dell’opposizione. Il gruppo consiliare guidato da Marcello Scurria ha depositato il 20 agosto un’interrogazione a risposta immediata per chiedere conto di quelle che vengono definite affermazioni gravi e potenzialmente lesive della dignità delle istituzioni comunali. L’atto formale solleva interrogativi precisi, sottolineando come l’intimidazione a un corpo politico costituisca un reato anche se rivolta a un singolo esponente e come i canali social di un amministratore pubblico, se usati per veicolare comunicati stampa, assumano piena rilevanza istituzionale.
L’opposizione chiede ora al sindaco di chiarire a quali intimidazioni faccia riferimento, da parte di chi e in quali circostanze siano avvenute. Inoltre, i firmatari dell’interrogazione domandano se il primo cittadino non ritenga doveroso rivolgersi all’Autorità giudiziaria per denunciare i fatti, qualora questi condizionino la sua attività istituzionale, o se, in caso contrario, non debba rettificare pubblicamente le proprie parole per tutelare l’onorabilità del Comune, evitando di generare disinformazione o allarme ingiustificato. L’amministrazione è ora chiamata a rispondere formalmente in Consiglio Comunale.








