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Furto al MuMe, Principato: «Sicurezza inadeguata, avevo segnalato il rischio»

- 16/08/2026

Lo storico messinese sostiene di avere più volte richiamato l’attenzione sulla vulnerabilità dell’esposizione del Polittico di San Gregorio. La proposta: una porta blindata per trasformare la sala in un ambiente protetto durante la chiusura notturna

Il clamoroso furto consumato nella notte di Ferragosto al Museo regionale di Messina apre adesso, inevitabilmente, anche il capitolo della sicurezza delle opere custodite al MuMe. E c’è chi sostiene che i rischi fossero stati segnalati già da tempo.

È lo storico messinese Nino Principato, stimato storico messinese, a ricordare di avere più volte richiamato pubblicamente l’attenzione, anche attraverso interventi e post sui social, sulle condizioni di protezione delle opere e, in particolare, del Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina, dal quale sarebbero state sottratte tre parti nel corso dell’incursione notturna. Insieme a queste è stata trafugata anche un’altra opera di Antonello custodita nel museo, la tavoletta bifronte.

Secondo Principato, proprio la sistemazione del Polittico avrebbe richiesto misure di sicurezza ben più rigorose. La soluzione che lo storico afferma di avere indicato era semplice nella concezione ma radicale nell’efficacia: dotare la sala di esposizione di una porta blindata con caratteristiche assimilabili a quelle di un caveau, da chiudere ogni sera al termine dell’orario di apertura, oltre ad una protezione in cristallo anti vandali.

In questo modo, durante la notte, l’ambiente che custodisce il capolavoro antonelliano sarebbe diventato una sorta di camera di sicurezza, difficilmente accessibile anche dopo un’eventuale intrusione all’interno del museo. Nella stessa stanza, sostiene Principato, alla chiusura avrebbe potuto essere trasferita e custodita anche l’altra opera di Antonello poi finita nelle mani dei ladri.

Una precauzione ulteriore che, alla luce di quanto accaduto nella notte del 15 agosto, assume oggi un peso completamente diverso.

Per Principato, dunque, quello del MuMe rischia di configurarsi come «un furto annunciato», non perché fosse prevedibile quando o in che modo qualcuno avrebbe colpito, ma perché – questa è la sua tesi – la vulnerabilità del sistema di protezione delle opere era stata evidenziata e non adeguatamente affrontata.

Adesso saranno naturalmente le indagini a dover ricostruire nei dettagli modalità e tempi dell’incursione, così come saranno necessari accertamenti specifici per comprendere quali sistemi di allarme, videosorveglianza e protezione fossero effettivamente presenti e come siano stati superati.

Ma, accanto alla caccia agli autori del furto e al tentativo di recuperare un patrimonio di valore inestimabile, resta una domanda destinata a pesare: quelle opere potevano essere protette meglio?