
Ufficialmente non è censura. Ma quando si restringono i canali attraverso i quali un consigliere eletto può parlare con l’amministrazione e comunicare ciò che accade sul territorio, il rischio che alla censura finisca per somigliare diventa concreto.

La direttiva firmata dalla segretaria generale e direttore generale Rossana Carrubba introduce un passaggio preventivo attraverso i presidenti di circoscrizione per le segnalazioni dei consiglieri. La motivazione sarebbe quella di evitare duplicazioni e scongiurare l’“ingolfamento” degli uffici.
Ma il problema vero è un altro.
Se Palazzo Zanca si è finalmente accorto che qualcosa non funziona nei rapporti tra quartieri e amministrazione centrale, dovrebbe forse partire da una constatazione molto più scomoda: il tanto decantato decentramento, nelle ultime tre amministrazioni, ha prodotto risultati ben lontani dalle promesse.
Le circoscrizioni continuano troppo spesso a segnalare problemi senza ottenere risposte tempestive. I consiglieri denunciano buche, perdite, illuminazione carente, degrado, sicurezza, manutenzione e servizi. E molte di quelle segnalazioni restano per settimane, mesi, talvolta molto di più, intrappolate nella macchina comunale. Davanti a questo quadro, la soluzione dovrebbe essere esattamente opposta: più comunicazione, più accesso diretto, più velocità, più strumenti per i consiglieri di quartiere. Perché sono proprio loro i veri sensori della città.
Sono quelli che vivono quotidianamente le periferie, i villaggi, le strade secondarie. Sono quelli ai quali il cittadino telefona quando una fogna trabocca, quando un lampione non funziona, quando una strada diventa pericolosa. Trasformare questi sensori in terminali costretti a passare da un filtro significa indebolire uno dei pochi collegamenti diretti tra territorio e Palazzo Zanca.
Ma c’è qualcosa di ancora più delicato.
La direttiva rischia di essere letta non soltanto come un tentativo di governare il flusso delle segnalazioni, ma anche come un modo per arginare la libera comunicazione dei consiglieri di circoscrizione, compresa la possibilità di rendere pubblici problemi, atti e inefficienze attraverso i propri canali di comunicazione. Carrubba dice che non è censura. Prendiamo atto.
Ma se un eletto, anche di schieramento non “amico” di questa Amministrazione, deve passare da un altro eletto prima di interloquire con l’amministrazione, se si restringe l’accesso diretto agli uffici e contemporaneamente si richiamano limiti sulla diffusione degli atti e sulla comunicazione, allora la domanda diventa inevitabile: che cosa si sta cercando davvero di ordinare, le carte o le voci?
Un’amministrazione che dovrebbe rafforzare il decentramento finisce per accentrare e “filtrare”. Una macchina comunale che dovrebbe ascoltare di più costruisce un nuovo passaggio. E mentre si parla di “razionalizzare”, si rischia di rendere ancora più difficile proprio ciò che a Messina è mancato troppo spesso: il collegamento rapido tra problemi reali e chi dovrebbe risolverli.
Se la direttiva voleva curare l’ingolfamento burocratico, rischia invece di aver sbagliato diagnosi.
Non sono i consiglieri di quartiere il problema. Sono, o dovrebbero essere, una parte della soluzione.
E l’amministrazione Basile, anziché mettere un filtro davanti ai sensori della città, dovrebbe finalmente cominciare ad ascoltarli. Che ne pensa il Sindaco?








